L’altra notte ho sognato un nuovo capitolo di un racconto che il mio cervello sembra aver costruito in maniera del tutto indipendente ed autonoma. Già, mi sta capitando ultimamente di essere spettatore di una storia messa in scena, a puntate, dalla mia mente. A differenza dei telefilm, non mi è dato sapere quando il mio alter ego decide di mandare in onda una nuova puntata, quindi è sempre una piacevole sorpresa, specialmente se le immagini riescono ad imprimersi quel tanto che basta a poterle ricordare anche dopo aver aperto gli occhi. Così ho deciso di trascrivere questi spezzoni qui sul blog, attaccando le parti oniriche con una colla razionale, ricostruendo i pezzi mancanti e, come cantava qualcuno, cercando di dare un senso a questa storia. Anche se un senso, forse, questa storia non ce l’ha. Le “puntate” non avranno un ordine sequenziale e neppure una cadenza specifica, per preservare quel retrogusto onirico da cui tutto ha avuto origine. Buona lettura. Leggi il resto di Un racconto nato da un sogno
Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 18
I mestieri dello zio Tom
L’estate sta finendo, cantavano i Righeira quand’io ero ancora un giovane virgulto. La stessa cosa si potrebbe dire quest’anno, in cui le temperature altalenanti fanno sembrare questa stagione tutt’altro che associabile con mare, vacanze e divertimento. Ma sole o pioggia che sia, è comunque il tempo di dare una sistematina alla casa: tinteggiare quella parete annerita della cucina, cambiare il vecchio lavandino del bagno o il rubinetto che gocciola, abbellire il prato fuori casa con qualche aiuola o alberello nuovo. E così apri le Pagine Gialle e scorri con il dito nelle relative categorie. L’inglese, in questo senso, facilita abbastanza il compito: spesso basta aggiungere la desinenza -er ad un sostantivo o ad un verbo per ottenere il mestiere corrispondente. Vediamo alcuni esempi: to build, costruire, è associato al builder; to move, traslocare, invece è svolto dal mover; il landscape della tua villetta è curato dal landscaper. Leggi il resto di I mestieri dello zio Tom
Appesi alle frequentazioni
Oggi prendo spunto dai miei “partner” di Il Mio Inglese, per discutere i vari usi di una parola che, devo ammettere, m’era poco familiare prima di approdare sulle coste americane dell’Atlantico: hang. Se è usata come verbo significa appendere, attaccare ad un supporto elevato da terra. Ma gli usi figurati spaziano dalle amicizie al telefono. Se la zia, guardando fuori dalla finestra, ti chiede Have you seen little Dave? puoi rispondere che He is hanging out with the next door kid. Che in Italiano potremmo tradurre sia con un’accezione negativa (ciondolare) che positiva (passare del tempo insieme). Se invece sei seduto come passeggero sulla moto del tuo amico spericolato, prima di accelerare bruscamente ti avviserà con hang on, tieniti forte. A volte quest’ultimo si può scambiare con hold on tight, non penso ci siano casi specifici in cui debba essere usata la prima forma e casi in cui serva la seconda. La stessa esatta espressione, però, è usata in modo figurato al telefono, ad esempio, quando l’interlocutore ti chiede di aspettare in linea. Sempre al telefono, si può invece “appendere” la cornetta alla fine della conversazione con hang up (come cantava anche Madonna qualche anno fa).
Commutare e tirare in inglese
Lo spunto per la puntata di oggi sulle “incursioni nell’inglese” mi viene da un podcast che ascolto di tanto in tanto sull’autobus mentre torno a casa. L’altro giorno si parlava del verbo to commute, e della sua origine. In Italiano, che non è una lingua basata sul lavoro, non esiste la traduzione tramite un verbo corrispondente. Si può usare l’espressione “recarsi al lavoro con un qualsiasi mezzo di locomozione”, per rendere l’idea. Originariamente il significato era equivalente a commutare, verbo che persino nella lingua del Belpaese è caduto oramai in disuso. E voleva intendere, appunto, tramutare o scambiare qualcosa con qualcos’altro. In particolare si usava per “commutare” una quota di denaro in un abbonamento mensile per l’autobus o il treno. Poco a poco, l’espressione è stata associata dunque al tragitto quotidiano casa-lavoro, the commute. Il verbo è diventato anche un sostantivo per indicare colui che compie l’azione, the commuter. Leggi il resto di Commutare e tirare in inglese
I meccanici non servono più…
Ogni giovedì, nella zona dove abitiamo, distribuiscono un giornale gratuito che parla dei fatti locali. Anche in Italia, ricordo, era diffuso nella città dove abitavo. Qui lo consegnano ancora come si vede in certi film, con il ragazzo che passa la mattina e lo tira sul vialetto di casa. Non più in bici, ma ovviamente motorizzato in macchina, generalmente con un amico che guida. Io che esco di casa alle 7, trovo già il giornale per terra, e lo porto con me sull’autobus mentre mi reco al lavoro. Mi piace leggere l’articolo che ogni settimana l’opinionista quasi novantenne propone ai suoi lettori. Il simpatico Flynn a volte parla della sua famiglia, altre dei tempi in cui lui era giovane, altre ancora dell’attualità. Oggi ti propongo quello della settimana scorsa, non tradotto, per far allenare un po’ il tuo inglese. Sembra lungo, ma t’assicuro che dice cose che ti faranno riflettere! Se hai dubbi su specifiche espressioni o modi di dire, fai pure le tue domande nei commenti 😉 Leggi il resto di I meccanici non servono più…
Parla con la mia mano
Solo chi ha superato la soglia degli ‘enta, mi rendo conto, ha potuto apprezzare all’epoca direttamente sullo schermo di un cinema, uno dei capolavori americani della fantascienza: Terminator. In cui il mitico governatore della California, all’epoca tutto muscoli e mascella, in una scena diceva al nemico di turno talk to the hand. Un modo di dire che non s’usa più, ma che all’epoca voleva intendere qualcosa tipo “non ho voglia di starti a sentire in questo momento, quindi se proprio vuoi continuare a parlare, dialoga con la mia mano” 🙂 Ed oggi proprio dei modi di dire (sayings, appunto) voglio parlare nel mio appuntamento periodico con l’inglese. Rimanendo in tema di chiacchiere, se vuoi lasciar intendere al tuo interlocutore di togliersi dalle scatole, dopo avergli gentilmente detto di interloquire con la tua mano, gli dirai get lost, o se proprio l’irritazione ha raggiunto il limite, go to hell. L’inferno, specificatamente, è un intercalare rafforzativo che troviamo in altre espressioni: shut the hell up, what the hell are you doing (o la versione politically correct, what the heck are you doing). Leggi il resto di Parla con la mia mano
Fare il bagno dopo pranzo
Lo so che la stagione non è quella giusta: a parte pochi matti scatenati al sud, nessuno si sognerebbe di indossare un costume e fare un tuffo nella località balneare più vicina. Ma l’altro giorno, non so come, non so perché, con la moglie siamo finiti a parlare della famosa “leggenda metropolitana” secondo cui sarebbe molto pericoloso fare il bagno dopo mangiato. I veri ortodossi (ed io ne conosco alcuni) non osano neppure farsi la doccia dopo pranzo o dopo cena, sempre per via di questa diceria molto diffusa in Italia (ma non qui in America). Allora mi sono messo alla ricerca di maggiori informazioni in rete, ed ho trovato un interessante articolo in inglese. Che quindi ti propongo come lezione di oggi per il mio corso d’inglese.
L’inglese per il natale
Era un po’ che non scrivevo un articolo sulle curiosità della lingua inglese, vuoi per mancanza di spunti, vuoi perché ci sono sempre così tante altre cose da dire. Oggi voglio parlarti della “terminologia” natalizia, andando a scoprire insieme alcuni nomi di oggetti comuni in questo periodo di feste. A partire dall’albero di Natale, il mitico Christmas Tree pieno di ornaments (palline, stelline, lucine, e via dicendo). Albero che può essere anche fake, come quello di plastica che ho comprato al supermercato. Qui vanno molto di moda gli alberi veri, alcune statistiche parlano di qualcosa come 500 milioni (five hundred million) di alberi fatti crescere ogni anno per l’occasione, solo negli Stati Uniti. Ad essi è spesso associato quell’intreccio di ramoscelli e vischio (la ghirlanda?) che s’appende fuori dalla porta, il wreath.