Già la seconda persona nel giro di pochi mesi mi chiede di recensire una sua opera, di esprimere un parere e condividerlo con i miei lettori. Questa cosa mi rende molto onorato: non credo di meritare tanta stima, ma sono contento di questi legami che si creano. Oggi, come avrai intuito dal titolo, è il turno di Jgor Buzziol, un lettore di questo blog di “vecchia data” che, se la memoria non m’inganna, scoprì il mio sito in un podcast. Affermato scrittore, la sua ultima opera è stata premiata al Premio Internazionale di Poesia “Trabia Giuseppe Sunseri”, e così ha deciso di renderla scaricabile ai miei e suoi lettori per un po’ di tempo. Un gentile omaggio (disponibile solo in tiratura limitata!) che, visto che l’approssimarsi delle festività natalizie, non può che far piacere ricevere. Leggi il resto di Gli specchi ed i riflessi di Jgor
Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 19
Ancora sui falsi amici in inglese
Accipicchia come vola il tempo, l’ultima volta che ho parlato delle parole inglesi che possono indurci in errore, è stato nel Giugno del 2008. Beh, vorrei tornare sull’argomento per elencarne alcuni nuovi. Ma prima rispondo alla domanda che forse ti starai ponendo: cosa vuol dire che una parola inglese è un false friend? Semplicemente che assomiglia ad una parola italiana, da cui si sarebbe tentati di tradurla in quel modo, ma il suo vero significato è completamente diverso. Un esempio al volo: truck. Che ovviamente non significa trucco, ma camion o, più in generale, auto di grandi dimensioni (fuoristrada, pick-up e simili ricadono tutti in questo gruppo). Ecco una lista degli amici più pericolosi che ho incontrato di recente. Leggi il resto di Ancora sui falsi amici in inglese
Impara a conoscere il tuo corpo
L’altro giorno sono andato dal dottore per la visita annuale di controllo (dato che l’assicurazione la richiede e la copre al 100% come medicina preventiva, perché non farla?) ed una cosa che ho realizzato dopo pochi minuti è una certa ignoranza nel conoscere i nomi delle parti del mio corpo. Tutti sanno cosa siano mouth, eyes, nose and feet. Ma come spiegare il prurito alla narice destra o quell’arrossamento vicino all’ombelico? Oppure quello strano foruncolo sul dorso del dito medio? O ancora il fungo sull’unghia del pollicione? Per fortuna il mio medico parla un po’ d’italiano ed alla fine m’ha insegnato un sacco di parole nuove. Leggi il resto di Impara a conoscere il tuo corpo
I precursori di Facebook
Una quindicina d’anni fa, quando ancora non esisteva la rete così come la conosciamo oggi, faceva notizia il fatto che due persone, separate da migliaia di chilometri di distanza, riuscissero a diventare amici soltanto dialogando tramite uno schermettino (possibilmente verde o al massimo con quattro colori) o collegandosi con il portatile tramite scomodi cavi e connessioni a servizi via modem tutt’altro che veloci. L’epoca attuale, quella dei blog e dei forum, delle chat e degli instant messaging, non era neppure immaginabile a quel tempo. E così due persone ci hanno scritto un libro: Norman e Monique. Da protagonisti. Leggi il resto di I precursori di Facebook
Radiografie all’anima
Caro Dio, [..] ti penso spesso e sono sincero lo faccio di più quando son giù di morale rispetto a quando gli ingranaggi ruotano gioiosi. [..] Dio volevo dirti che nel complesso hai fallito. Sei stato un padre/madre che ci ha abbandonato senza un buon motivo, solo troppe scuse e giustificazioni. Ma una cosa di buono secondo me l’hai fatta [..] hai creato l’amore. Non è perfetto ma giustifica qualcosa, vale la pena pretenderlo, cercarlo e starci male quando è troppo dentro.
Comincia così la tredicesima lastra del libro Radiografie all’anima di Hermansji .:., nome d’arte dell’avvocato Hermans Joseph Iezzoni. La scorsa estate me ne ha mandato una copia cartacea fin qui in America, con tanto di dedica ed autografo (mica noccioline!). Da mesi mi ripromettevo di scriverne una recensione, ma neppure il Cinar che bevo tutte le sere, aiuta contro il logorio della vita moderna. E così non riuscivo a trovare un attimo di tempo per trasformare in bit le mie impressioni su questa piccola scatola piena di perle preziose. Se non altro per ringraziare Hermans che mi ha virtualmente accompagnato per un paio di settimane nel mio viaggio quotidiano per andare al lavoro. Leggi il resto di Radiografie all’anima
Non perderti con l’inglese
Qualche giorno fa ho controllato l’orario degli autobus online per capire se, dalla nuova casa dove ci siamo trasferiti, ce ne fosse uno più congeniale alle mie esigenze. Stando al sito, ne passava uno alle 6.30 di mattina. Così vado alla fermata, ma dell’autobus nessuna traccia. Forse ero arrivato in ritardo e m’ero perso la corsa? No, chiedendo informazioni al terminal, ho scoperto che l’avevano semplicemente cancellata. Pazienza, sarà per la prossima volta. A proposito, come si traducono in inglese alcune delle cose che ho detto? Se ho perso l’autobus dirò I missed the bus, non I lost the bus. In quest’ultimo caso intenderei che era in mia custodia e l’ho smarrito. Leggi il resto di Non perderti con l’inglese
Le caramelle polo ed i bambini
Chi non ha mai provato le caramelle Polo, quelle che una volta la reclàme chiamava il “buco con la menta intorno”? Beh, l’altro giorno mi hanno girato una barzelletta in inglese che ha come protagoniste queste mentine e dei bambini delle elementari. All’inizio avevo pensato di tradurla in italiano, ma mi sono poi reso conto che il finale era praticamente intraducibile (si accettano suggerimenti, in caso) e che non avrebbe reso alla stessa maniera. Così ho deciso di proporla in versione originale nel mio angolino sul corso d’inglese per principianti. Buon divertimento 🙂 Leggi il resto di Le caramelle polo ed i bambini
David Copperfield, due secoli dopo
Beh, non c’ho messo così tanto tempo a leggere, o meglio ascoltare, questo romanzo. Ma devo ammettere che leggere David Copperfield (no, non il mago) è stata davvero una lunga e piacevole passeggiata tra le vie dell’Inghilterra della rivoluzione industriale. Ricordo di aver studiato le opere di Dickens alle scuole superiori, ma all’epoca come tutti gli adolescenti, l’unico mio pensiero era tendere l’orecchio per intercettare il suono della campanella che annunciava la ricreazione. Il professore ci fece leggere alcuni capitoli, nell’ostico inglese d’altri tempi, il che rendeva il tutto ancora meno digeribile. Adesso, nella traduzione Italiana curata da Franco Prattico (certo meno famosa di quella di Cesare Pavese), ho potuto gustarlo durante i miei ritorni a casa dopo una lunga giornata di lavoro, riposando gli occhi e viaggiando con l’immaginazione. Leggi il resto di David Copperfield, due secoli dopo