Il bello degli audiolibri è che ci si impiega molto meno tempo a finirli rispetto ad un libro normale, o per lo meno questa è la mia impressione. E poi non si affaticano gli occhi, già messi a dura prova dopo un’intera giornata di star davanti al monitor di un computer a lavorare o controllare le proprie cose. L’ultimo che ho ascoltato, Il Barone Rampante, l’ho scaricato praticamente per caso: cercando Alcatraz ho trovato un sito sul forum della Rai, in cui sono archiviate le vecchie puntate della trasmissione Il Terzo Anello, Ad Alta Voce. Mi aspettavo una storia noiosa ambientata nel periodo della Rivoluzione Francese, che parlasse di baroni ed intrighi nobiliari, ed invece sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla storia di Cosimo. Leggi il resto di Il barone rampante di Calvino
Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 20
Il deserto dei tartari
Era un po’ che non scaricavo qualche nuovo audiolibro. Un paio di settimane fa, sul sito della Rai ho trovato Il deserto dei Tartari, di Dino Buzzati. La storia di Giovanni Drogo e della sua vita militare passata alla Fortezza, un avamposto costruito per proteggere un tratto di frontiera con lo Stato del Nord. Mentre l’ascoltavo, mi veniva naturale confrontare quest’opera con Full Metal Jacket, osservando le differenze nel narrare le vicende militari tra i due autori: deprimente e rassegnato l’italiano, grintoso e combattivo l’americano. L’opera, scritta alla vigilia della seconda guerra mondiale, mostra tutta l’ansia che si respirava all’epoca, quando ancora non era chiaro che piega avesse preso la dittatura italiana. Leggi il resto di Il deserto dei tartari
Imparare per sbaglio
Stamattina, mentre l’autobus mi portava al lavoro, ho notato una nuova campagna pubblicitaria sull’autostrada, promossa dal Ministero dei Trasporti (Department of Public Transportation) che diceva don’t learn safety by accident. Il gioco di parole si basa sul fatto che accident vuol dire in effetti incidente stradale, ma by accident significa invece per sbaglio: she broke that glass by accident. La preposizione by è in effetti in grado di assumere significati diversi a seconda del contesto. In uno dei precedenti articoli avevo parlato di change (che vuol dire cambiare, ma anche spiccioli). A volte viene confuso con chance, possibilità. Quest’ultima parola si può usare, preceduta da by any, per tradurre la locuzione “per caso”: by any chance, have you seen my glasses? Eccone un’altra, giusto per concludere: please, send me your paperwork by 7.30. Leggi il resto di Imparare per sbaglio
Un libro per questa estate
In genere scrivo io le recensioni dei libri che leggo o ascolto sull’autobus. Ma oggi anziché consigliare io un libro a te, sarai tu (se ne hai voglia) a suggerirne uno a me. Sono indeciso se rileggere un paio di romanzi di Banana Yoshimoto che all’epoca mi erano piaciuti particolarmente, oppure acquistare qualcosa di nuovo. Sarei più propenso per la seconda ipotesi, e così eccomi qui a chiedere il tuo aiuto: c’è un libro “estivo” che ti è piaciuto e che vorresti consigliarmi? Mi raccomando, nulla di eccessivamente impegnativo: una lettura leggera e divertente, un romanzo con un tocco di avventura, insomma un libricino che possa essere un ideale compagno in questi giorni di Luglio. Qualcosa che si trovi anche su Amazon, ovviamente. A te la parola.
Le parolacce americane
Nello scrivere questi articoli sulle curiosità della lingua inglese, finora non avevo voluto toccare l’argomento parolacce. Ma è pur vero che tutti, quando incontriamo uno straniero, prima o poi gli chiediamo come si traducono le “principali” parole sporche o imprecazioni. Se l’argomento può urtare la tua sensibilità, ti consiglio di non proseguire la lettura 🙂 Gli americani, bisogna dirlo, sono sempre molto puritani: in pubblico e negli articoli di giornali, leggerai sempre the f- word quando ci si riferisce a fuck, vaffanculo. Molto raramente è pronunciata in maniera esplicita, ed è considerata molto volgare. Può essere usata da sola, oppure accompagnata, assumendo diversi significati. Leggi il resto di Le parolacce americane
Ricordando l’ombra del vento
Accidenti come passa il tempo, mi sembrava di aver finito di leggere L’ombra del Vento solo da pochi mesi, ed invece la lettura risale addirittura al 2007. Se non conosci questo romanzo di Carlos Ruis Zafon, ti consiglio vivamente di inserirlo tra le tue letture per quest’estate. Magari sotto l’ombrellone, mentre il dolce suono delle onde del mare accarezza i tuoi timpani e ti invoglia ad immergerti nella storia tra le avenidas del Tibidabo. Se dovessi scegliere un passaggio per convincerti a leggere quest’opera, ecco quale prenderei:
L’uomo più saggio che io abbia mai conosciuto, Fermin Romero de Torres, un giorno mi aveva spiegato che nella vita non c’è nulla di paragonabile all’emozione che si prova quando si spoglia una donna per la prima volta. Non mi aveva mentito, ma mi aveva taciuto parte della verità. Non mi aveva detto dello strano tremore che trasforma ogni bottone, ogni cerniera in un’impresa da titani. Non mi aveva detto della malia di un corpo palpitante, dell’incantesimo di un bacio né di quel miraggio che sembrava ardere in ogni poro della pelle. Sapeva che il miracolo avviene una sola volta nella vita ed è fatto di trame segrete che, una volta svelate, svaniscono per sempre. Mille volte ho tentato di rivivere l’emozione di quel pomeriggio con Bea nella grande casa dell’avenida del Tibidabo, quando lo scrosciare della pioggia cancellò il mondo. «Fammi quello che vuoi» sussurrò. Avevo diciassette anni e la vita sulle labbra.
Una curiosità , di tanto in tanto
L’altra sera guardavo l’ultima puntata (per questa stagione) delle Casalinghe Disperate, quella in cui la bruna ed il fidanzato canadese cercano di sposarsi per far ottenere a lui l’agognata green card. In una scena verso la fine, il tipo pazzo che ha perso moglie e figlia in un incidente stradale, chiama la vicina per spiegargli che starà via per un po’, chiedendogli se può dare un’occhiata alla casa every now and then, di tanto in tanto. E così ho pensato di riportare qui sul blog questa curiosità. Se avesse voluto dire a giorni alterni (che in Italiano spesso diciamo “un giorno si ed uno no”) avrebbe usato l’espressione every other day. Other, in quest’accezione, si può accostare a qualsiasi cosa per dire “una si ed una no”: every other page of your book. Ecco, adesso sai come rispondere al professore quando ti chiede se apri mai il libro d’inglese 🙂 Leggi il resto di Una curiosità, di tanto in tanto
La salvezza ti fa risparmiare
Prendere spunto dalle pubblicità è diventata una simpatica abitudine, per l’angolino di Mister Camu (una versione meno rompiscatole del Mr. Brown delle Iene). Ieri mentre andavo al lavoro, un cartello reclamizzava una banca dicendo Save your money, one day it’ll return the favor. Questa frase evidenzia i significati principali del verbo save, in inglese: evitare che una cosa vada perduta o dimenticata (ovvero conservare), ma anche risparmiare e salvare. Ad esempio, potrà capitarti di incontrare per le vie di New York il solito religioso esagitato che urla Save your souls, sinners! Ma anche di leggere sulle vetrine di un negozio sulla Quinta Strada Save up to 50% with our special sale going on today. Come dici? No, non si tratta di un tabaccaio che vende sale a prezzi scontati. Sale è l’equivalente dei nostri saldi. Data la crisi economica, è una parola che al momento si vede un po’ dappertutto: sui cartelli di fronte alle case (in questo caso nella forma on sale, in vendita), sulle vetrine delle concessionarie d’auto, nelle pubblicità in televisione.
