due chiacchiere

Archivio degli articoli in biblioteca, pagina 21

Una roccia tutta inglese

Da qualche settimana non invitavo nella mia biblioteca le professoresse di Il Mio Inglese, e così anche se la scuola è oramai chiusa, eccole raccontarci oggi alcune curiosità sulle rocce. Il rock non è solamente un genere musicale, ma anche un sostantivo che significa roccia, oltre che un verbo (intraducibile in italiano, direi) che ha molteplici significati. Se qualcuno o qualcosa rocks around (roccia attorno) allora sta oscillando o si muove in modo ondulatorio. Se l’azione è riferita ad una barca, i più colti noteranno che la traduzione in italiano sarebbe beccheggiare. Per esempio: the waves are big and the ship is rocking around (le onde sono grandi e la barca sta beccheggiando). Leggi il resto di Una roccia tutta inglese

In inglese non si fa, si va

Nella vecchia fattoria, ia, ia, oh! Chi non ha mai cantato almeno una volta nella vita questa canzone. La corrispondente versione a stelle e strisce narra le avventure di zio McDonald (pubblicità occulta?) e dei suoi animali. La curiosità è nel modo in cui si traduce l’espressione “la mucca fa mu”, the cow goes moo. Già, l’azione di parlare viene tradotta con il verbo to go, andare. Lo stesso vale quando racconti del dialogo con il tuo amico scontroso: io lo saluto, e lui mi fa “cosa vuoi?” tutto arrabbiato. In inglese verrebbe tradotto: I say Hi, and he goes “what do you want?” very upset. Quindi non dimenticare che gli inglesi vanno, non fanno 🙂 Leggi il resto di In inglese non si fa, si va

Anche gli inglesi sbagliano

Non mi riferisco alle partite di Champions League che si stanno giocando in questi giorni, ma ad un sito divertente (non più online) in cui vengono pubblicati tutti gli strafalcioni su cartelli, segnali o pubblicità “pizzicati” in giro dagli autori e da chiunque voglia contribuire all’iniziativa. Dal mio punto di vista è un ottimo metodo per mettere alla prova il mio livello di conoscenza della lingua inglese. Il sito infatti, dopo aver presentato la foto, ne spiega l’errore ed il modo corretto in cui si sarebbe dovuta dire quella frase. Così spesso mi diverto a cercare di indovinare lo strafalcione senza sbirciare sul commento sottostante.

Cartello americano con la scritta

Orgoglio e pregiudizio per Liz

Ho da poco completato l’ascolto di un nuovo audiolibro: Orgoglio e Pregiudizio. E visto che s’avvicina il tempo degli esami di maturità, magari a qualche studente potrà tornare utile un commento non copiato dal “solito” Wikipedia, chissà 😉 Prima di andare avanti, t’avverto che nel seguito saranno svelati dettagli sulla trama dell’opera, se quindi non vuoi bruciarti la sorpresa, ti pregherei di fermare qui la tua lettura. Detto questo, partiamo dall’inizio: la storia si svolge in un’Inghilterra all’apice della sua crescita, prima delle guerre mondiali che ne avrebbero cambiato per sempre il modo di essere. La famiglia Bennet, pur non vantando un’importanza nobiliare, vive decorosamente grazie ad una piccola rendita di cui dispone il padre. L’ambizione della madre è comunque di accasare le quattro figlie, facendole sposare con i buoni partiti della città. Leggi il resto di Orgoglio e pregiudizio per Liz

Un appuntamento con il barbiere

Ogni circa 45 giorni ho un appuntamento a cui non posso sottrarmi: quello con il mio barbiere. Sebbene il ragazzo del mio blog abbia il ciuffo sbarazzino, a me son sempre piaciuti i capelli corti. O meglio, da adolescente provai a farmeli crescere, ma il cespuglio che mi ritrovo sulla testa ha la tendenza a crescere alla Jackson Five, anche noto come stile afro. Allora ho due possibilità: farmi le treccioline alla Gullit oppure dare una bella sforbiciata di tanto in tanto. Qui ancora si trovano i barber shop come quello famoso del film Il principe cerca moglie, con Eddie Murphy. Entrando, probabilmente una signora alla cassa ti chiederà May I help you? e tu risponderai I would like to get my hair cut. Leggi il resto di Un appuntamento con il barbiere

Il circolo Pickwick

Gli audiolibri, l’ho già detto un milione di volte, sono veramente comodi quando si vuole unire l’utile al dilettevole: riposare la vista, passare un po’ di tempo nel tragitto casa-lavoro (qui hanno un sostantivo così bello, commute, che manca in italiano), accrescere la propria cultura. Gli americani ovviamente hanno fatto un sito che vende praticamente solo quelli, mentre  per il panorama italiano manca un analogo servizio (sarebbe da farci un pensierino). Solo la Rai, con la trasmissione Il terzo anello, copre (molto parzialmente) questa lacuna. L’ultima opera che ho ascoltato è Il circolo Pickwich, di Charles Dickens. Leggi il resto di Il circolo Pickwick

Non comprarti quello che ti dico

L’universo dei modi di dire, in cui ho voluto curiosare durante questa serie di articoli sull’inglese (non mi piace chiamarle “lezioni”, lascio ad altri il compito di insegnare sul serio), è abbastanza vasto da poterci scrivere sopra almeno per un anno. Abbiamo visto ad esempio che “puoi farcela” si traduce con you can make it. Facciamo attenzione a non confonderlo con I could do with (oppure I could use a), che se letteralmente può essere tradotto con “potrei farlo con” (o potrei usare un…), in realtà significa ho bisogno di (vedi l’articolo in cui ne parlavo). Non te la sei bevuta? Peggio per te. Leggi il resto di Non comprarti quello che ti dico

Storpiando il motto di Obama

Che l’attuale Presidente degli Stati Uniti sia stato un vero e proprio fenomeno mediatico, durante la sua campagna elettorale, credo non sia necessario ricordarlo. Di questa inattesa popolarità, in un momento così difficile per l’economia, hanno deciso di approfittarne alcune grandi aziende americane, lanciando campagne pubblicitarie che si ispiravano al messaggio di Obama. Tra queste mi piace ricorda quella della Pepsi, il cui slogan era identico a quello di Obama: Yes, we can. Bisogna ricordare, in effetti, che il verbo can in inglese può assumere il significato (raramente usato, per la verità) di inscatolare, mettere in lattina. Can è infatti anche un sostantivo, e vuol dire lattina, scatoletta: ognuno di noi ha nella propria credenza un po’ di canned food. Leggi il resto di Storpiando il motto di Obama

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