due chiacchiere

Giusto per tornare su Bin Laden

Una mia concittadina del paesello dove abito qui in America ha pubblicato, un paio di giorni fa, un’interessante lettera sul giornalino gratuito che ogni settimana ci viene distribuito. Una riflessione sulla morte di Bin Laden. Che affronta, senza volerlo, l’altra faccia della medaglia di post come questo. Ho deciso di tradurre quelle parole in Italiano e di ripubblicarle qui, per far capire quale sia il vero sentimento nel cuore di tanti Americani. Che non sono solo grassoni stupidi che s’ingozzano di hamburger McDonalds dalla mattina alla sera, come tanta propaganda vorrebbe farvi credere oltreoceano.

Oh mio Dio, oh mio Dio

Nostra figlia maggiore aveva solo un anno quando le torri gemelle furono abbattute, e non capiva molto. Continuava a correre per la nostra casa di San Francisco, imitandoci in quello che per lei era un gioco divertente e mimando le nostre voci “Oh mio Dio, oh mio Dio”. Noi eravamo incollati davanti alla televisione, quella mattina, dopo esser stati svegliati da una telefonata di un amico che c’avvisava dell’attacco.

Da quando ci siamo trasferiti qui a New York, ha visto le targhe commemorative nel parco, ha visto ragazzi ricordare i genitori che non avevano più, genitori che non hanno avuto la possibilità di veder crescere i propri figli e di spendere momenti felici insieme a loro. A scuole le hanno fatto vedere qualche documentario sull’11 Settembre, dove ragazzi della sua età chiedono al cronista “Perché hanno fatto male al mio papà?”. Per lei, la morte di Bin Laden è il senso che giustizia sia stata fatta.

Anche lui aveva una mamma

Il bimbo piccolo invece ha vissuto questa vicenda con la curiosità che si addice alla sua età. “Mamma, chi è morto?”, ha chiesto ascoltando il Presidente dare l’annuncio in tv. Ho cercato di spiegargli che un uomo cattivo era morto. “Ma lui non ce l’aveva una mamma? Ora lei è triste perché lui è morto?” ha ripreso subito dopo. Ho detto di non essere sicura se la sua mamma fosse ancora viva, ma che sicuramente è triste per quanto è successo. Certo, è stato strano per me pensare che Osama fosse, in fondo, il figlio di qualcuno, una considerazione che mi ha preso alla sprovvista.

“Ma non poteva sgridarlo e fargli capire di comportarsi bene?” ha continuato mio figlio. Non è stato facile, ma ho provato a fargli capire che questa persona era grande adesso, ed anche se la sua mamma l’avesse rimproverato, non avrebbe potuto far nulla. “Ma perché lui voleva fare del male a delle persone? Avrebbe fatto del male anche a me?” In genere provo a non mentire ai miei figli, ma il piccolo è già ansioso di natura, quindi ho evitato di aggiungere al cumulo, dicendo semplicemente “Adesso è morto, non potrà più farci del male”. Come si fa a spiegare ad un bimbo di sei anni la fatwa, la Jihad o le varie teocrazie del Medio Oriente?

Sollievo, speranza e… disagio

Personalmente, quando ho appreso la notizia, ho provato un senso di sollievo. Ed un po’ di speranza… sì, speranza che gli Stati Uniti possano presto vedere la fine del coinvolgimento in quest’amara guerra nella quale siamo invischiati da oltre dieci anni. Ma quando ho visto la gente celebrare a Ground Zero ho provato disagio: queste cose le fanno la gente del Medio Oriente, noi non siamo così barbari (questa parola l’avevo aggiunta io, nda). Sono contenta che sia morto? Sì.

Il prezzo che abbiamo pagato

Mio figlio è contento delle risposte che gli ho dato, per fortuna. Tutte quelle sfumature sarebbero state impossibili da spiegare. “Non è bello far festa quando qualcuno muore” ha detto guardando le immagini in tv. Per qualcuno così piccolo ed innocente è così semplice: bianco o nero. Lui, per fortuna, non si rende conto del prezzo che abbiamo pagato come Nazione a causa delle azioni di quest’uomo, le vite perdute l’11 Settembre ed in tutti gli anni seguenti. Non ha la capacità di comprendere che alcuni lo odieranno per il semplice fatto di essere nato in una Nazione fondata su principi che loro disprezzano e combattono. Come vorrei anch’io tornare ad avere sei anni…

Commenti

  1. fiordicactus ha detto:

    Bello, una giusta riflessione!:-)

    Grazie e ciao, R

  2. Sanghino ha detto:

    L’argomento non è semplice e ovviamente il “sentimento” delle persone varia da nazione a nazione.
    Di sicuro sarebbe l’occasione giusta per fare tante riflessioni. Una frase in particolare mi ha colpito ma prima di indicare quale vorrei fornire un dato: “30 Novembre 1786”. La frase che mi ha colpito è: “queste cose le fanno la gente del Medio Oriente, noi non siamo così barbari” …. essere barbari. 225 anni di barbarie separano il primo Stato al Mondo che abolì la pena di morte e quelli che ancora la praticano e, se non erro, alcuni Stati della Confederazione ancora hanno questa …. usanza. Per la cronaca il primo Stato al Mondo ad abolire la pena di morte è stato il “Granducato di Toscana” ed io che sono Toscano dovrei pensare ad un americano come un barbaro ?!? Forse si …

    Saluti e buona riflessione a tutti

    1. camu ha detto:

      @Sanghino: ottima considerazione, questo in effetti credo sia l’ultimo vero scoglio da superare per gli Stati Uniti. Vorrei ricordare però che, a differenza di posti davvero “barbari” dove è applicata anche per l’adulterio, in America (fonte Wikipedia) è solo usata per gli omicidi. “Oggi è applicata (in 29 stati) solo in casi di omicidio accompagnati da certe circostanze preventivamente identificate (per esempio, omicidio e stupro, omicidio e rapimento ecc.)” Non so se tu abbia figli o meno, ma se un mostro stuprasse ed uccidesse tua figlia, tu non desidereresti forse che venisse ucciso così che non faccia più del male ad altri?

      1. Emanuele ha detto:

        Per non fare male ad altri non è necessario ucciderlo.
        Ciao,
        Emanuele
        PS: maledettissime dita che non si trattengono! 😛

        1. camu ha detto:

          @Emanuele: aspettavo il tuo intervento, stavo diventando impaziente 🙂 Hai perfettamente ragione e come ho detto qui sotto, sono d’accordo. Ma posso capire perché altri non la pensino in questo modo (vedi mio commento sotto, appunto). Non lo condivido, non lo giustifico, ma lo capisco.

        2. Emanuele ha detto:

          Si no beh, non entro nel merito di tutto il resto altrimenti non ce ne usciamo più come l’altra volta… 😀
          Diciamo però che preferisco questo post a quella provocazione enorme del post precedente (“ipocrita” non può proprio calarmi…). 😛
          Ciao,
          Emanuele

        3. camu ha detto:

          @Emanuele: le donne, si sa, sanno esprimere sempre meglio i concetti di noi maschietti 🙂

  3. Sanghino ha detto:

    Intanto grazie per la rimozione dalla “Black List” …

    Ne ho due figli e se dovesse capitare un fatto come descrivi tu penso che mi adopererei per giustiziare io stesso “il mostro”. Ma questa mio essere coinvolto nella vicenda di fatto mi renderebbe non equilibrato e giustamente al posto mio se ne occupano (o dovrebbero) i tribunali. In Italia semmai il problema grosso è quello della certezza della pena, troppo garantismo. A mio avviso si può fare enormemente meglio per fare in modo che veramente giustizia sia fatta senza con questo tornare storicamente indietro.

    Io penso che ogni popolo o nazione ha alle spalle una propria storia e compie un proprio cammino. Penso che siamo tutti d’accordo nel pensare e dire che la pena di morte è una pratica barbara e a questa conclusione sono convinto che prima o poi ci arriverà la totalità del Mondo, c’è chi ci è arrivato a fine del 1700 e chi ci arriverà ad inizio 2100 …

    Quello su cui volevo inoltre spostare l’attenzione è la considerazione che si ha degli altri dall’analisi di usi e costumi: per me italiano sono barbari gli USA ed i paesi M.O. per la pena di morte, per un cittadino USA è barbaro quello del M.O. per certi atteggiamenti come sopra descritti. Quello che mi chiedo è: ma è giusto considerare così certi popoli ?!? Barbaro lo sono stato anche io (inteso come popolo) e solo perchè io ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso diverso mi posso ritenere al di sopra dei “barbari” o comunque migliore di essi ?

    I miei sono pensieri complessi e per questo spesso confusi … chiedo perdono per questo.

    Saluti

    1. camu ha detto:

      Che la pena di morte non sia la soluzione, ne sono convinto anch’io. Troppo facile “morire” per un reato, io certa gente la metterei a spaccare pietre, ricostruire strade ed altri lavori forzati di utilità sociale. Loro imparerebbero qualcosa e la società avrebbe infrastrutture nuove: win-win, come dicono qui in America 🙂

      Il problema però è più filosofico: se una persona a noi cara viene “barbaramente” uccisa, cosa vuol dire “fare giustizia”? Sia che il colpevole venga ucciso, sia che venga rinchiuso a vita, quella persona non ci verrà restituita. Ed è per questo sbilanciamento tra le parti in causa che la pena di morte (che, ripeto, non condivido) penso ancora esista nel 2011.

      sull’Italia hai centrato il mio pensiero: i criminali girano indisturbati e passano anni perché un processo compia il suo corso, e questo secondo me è il vero barbarismo: una società non in grado di far rispettare le proprie regole ai suoi membri. In cui ognuno applica una giustizia personale, non potendo contare su quella di chi è preposto ad applicarla per noi. L’Italia è un far west, prova a vivere a Napoli qualche settimana (io l’ho fatto) e poi mi dici…

  4. Caigo ha detto:

    La lettera della tua concittadina è una vera perla, meglio di tanti articoli scritti da “veri” giornalisti, questo al di la della condivisone o meno del suo pensiero.
    Per quanto riguarda la pena di morte temo che non ne verremo a capo ancora per …secoli.
    La morte (degli altri)fa parte del nostro DNA e solo la crescita culturale di tutti cambierà questa cosa.
    Per quanto possa apparire grottesco la pena di morte nei paesi occidentali non sta scomparendo perché diminuiscono i crimini efferati o perché la giustizia è più “affidabile”. Sta scomparendo (in parte) per colpa della crisi economica.
    Nel 2009 uno studio condotto per lo stato del Maryland ha messo in luce i seguenti dati: un procedimento che si chiude con una condanna a morte costa circa tre milioni di dollari contro poco più di un milione di dollari per un processo nel quale la pena massima richiesta è l’ergastolo.
    Nello stesso anno il governatore del New Mexico dopo aver firmato la legge che aboliva la pena di morte disse: «È stata la decisione più sofferta della mia vita, frutto di un lungo viaggio personale dentro di me».
    Se non fosse per una questione economica in New Mexico le esecuzioni capitali ci sarebbero ancor oggi.

    1. camu ha detto:

      @Caigo: non bisogna andare così lontano… i “vostri” vicini di casa, i Francesi che vogliono ammazzare Gheddafi, tecnicamente avevano la pena di morte fino a 3 anni fa o poco più 😉 Il Vaticano, mica l’Iraq, ce l’aveva fino agli anni 60 e la Bielorussia ancora la pratica. Senza dimenticare Cuba, ovviamente… Giusto per non far sembrare che solo l’America pratichi la pena capitale. Ripeto, questo non giustifica nulla, ma almeno rende un quadro più completo della situazione nel mondo!

      1. Caigo ha detto:

        @camu: Certamente. Ho citato Maryland e New Mexico perché sono stati dove “le cose si sanno”, in altri casi le situazioni sono analoghe, se non peggio, ma non abbiamo la possibilità di avere la stessa qualità d’informazioni.
        Se aprissimo una parentesi Cino-Coreana andremmo avanto per giorni a parlarne.

        1. camu ha detto:

          Si si infatti 🙂 comunque il mio intento era solo di evitare che ancora una volta l’agenda setting colpisse…

      2. Sanghino ha detto:

        @camu: Vorrei aggiungere la Cina che è il paese al Mondo dove in assoluto avvengono più esecuzioni capitali ogni anno.
        Vorrei poi fare una precisazione: l’esempio della pena di morte era fatto solo per riferirsi ad una frase del discorso che Camu ci proponeva, frase in cui i paesi del M.O. vengono definiti barbari per certe usanze e allora io mi chiedevo, e lo chiedevo anche a voi, è giusto che una persona, in questo caso una cittadina USA, apostrofi così un popolo partendo dal presupposto che pure negli USA ancora oggi esistono pratiche barbare ?
        Per commentare poi quello che riporta @Caigo … se veramente le cose stanno così, e non ho motivo di dubitare delle tue parole, posso affermare che ridurre la decisione di abolire una pratica barbara quale la pena capitale ad una mera ragione economica non fa altro che accentuare il senso di “barbarie” … sono esterrefatto !!!

        Saluti

        1. camu ha detto:

          Ecco, ho creato un altro malinteso 🙂 la parola “barbaro” l’ho aggiunta io, provvederò a toglierla casomai. La frase originale diceva “In my opinion that’s something that the other guys do. I think we’re better than that”. Mi scuso per la traduzione non letterale…

  5. camu ha detto:

    Okay, ho cancellato la parola, precisando che l’avevo aggiunta io alla traduzione, ed ho inserito il link all’articolo originale, così si evitano ulteriori discussioni in merito. Chiedo umilmente perdono per il malinteso.

  6. Arquen ha detto:

    Al bambino gli sono uscite delle perle di saggezza. Ragiona meglio della madre, è incredibile. Secondo me in certe situazioni è meglio che siano i bambini a spiegare ai genitori come comportarsi. 😛

  7. Silvana ha detto:

    Ne ho due figli e se dovesse capitare un fatto come descrivi tu penso che mi adopererei per giustiziare io stesso “il mostro”… (Sanghino).
    Anch’io, probabilmente, mi darei da fare per ammazzare la persona che ha fatto del male a mia figlia; ma questo perchè io sono un singolo individuo con tutti i difetti del caso che, toccato in prima persona, ha delle reazioni istintuali come la vendetta; ed è proprio per questo che lo stato e chi ci governa deve (dovrebbe)avere un atteggiamento distaccato e compiere non un atto di vendetta (l’assasinio), bensì un atto di giustizia (processo e condanna).
    Ciao
    Silvana

    1. camu ha detto:

      @Silvana: come già detto sopra, sono pienamente d’accordo sul fatto che la pena di morte sia sbagliata 🙂

  8. Arquen ha detto:

    Vado un po’ (forse) fuori tema.
    Io credo che non si possa essere preventivamente a favore di un’ipotetica reazione ad un’ipotetica situazione. Perchè pensare preventivamente alla reazione violenta ci mette sullo stesso livello disumano di chi ha compiuto per primo il fatto.
    Invece per me dovrebbe essere: io non so cosa farei, mi auguro di non trovarmi mai in questa situazione, se dovessi trovarmi allora saprò come reagirò. E spero che accanto a me ci siano persone che mi sconsiglino di fare cose brutte.

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