due chiacchiere

Il supermercato che vorrei

Nei primi mesi della pandemia qui in America, quella sensazione di surrealismo ovattato che ci circondava mi dava l’impressione di essere stato catapultato in uno dei romanzi distopici che a me piacciono tanto. Le immagini degli scaffali vuoti al telegiornale facevano paura: il non poter andare a comprare neppure la carta igienica aveva mandato in tilt la catena di distribuzione di questi generi di prima necessità. Così molti supermercati iniziarono a lanciare servizi improvvisati per ordinare la spesa da casa e farsela consegnare a domicilio o andarla a ritirare comodamente parcheggiati di fronte al negozio stesso. Non so in Italia come le grande catene di distribuzione si siano organizzate, ma qui nel New Jersey per lo meno, fatta qualche eccezione, sono pochissimi i supermercati che ti consentono di comprare insalata e carta igienica dalla poltrona del salotto.

Piuttosto, abbiamo assistito alla nascita di una galassia di servizi “due punto zero”, dove ragazzi con un’apposita app, vanno a fare la spesa per te e poi te la consegnano a casa. Si, tutto bello e di certo apre l’economia a nuove tipologie di lavoro, ma perché invece non investire in servizi in house (scusa il gioco di parole), ovvero gestiti direttamente dal supermercato? Nel pormi queste domande, mi veniva da pensare ad un vecchio articolo che scrissi, ohibò, 15 anni fa, in cui insieme ad un mio amico medico ci tuffavamo in un esercizio di fantasia nell’immaginare come sarebbe potuta cambiare la catena di distribuzione dei farmaci. I supermercati di oggi potrebbero seguire lo stesso approccio dei magazzini di Amazon, ed automatizzare e compattare la distribuzione dei prodotti che vendono. Non di tutti i prodotti, s’intende: lo so che a tanti piace scegliersi la propria bistecca ed ispezionare uno ad uno gli acini d’uva prima di metterli nel carrello. Ma tutto il resto? In un’epoca in cui Elon Musk può costruire un’auto intera con l’uso quasi esclusivo di robot, perché i supermercati non possono seguire la stessa strada?

I benefici, a mio parere, sarebbero molteplici: lo spazio necessario a costruire nuovi grandi supermercati si potrebbe dimezzare (penso alle Coop, Esselunga, Carrefour ed Auchan della situazione, non alla bottega dietro casa, s’intende), il tempo risparmiato non dovendo gironzolare tra le corsie alla ricerca della farina di ceci non avrebbe prezzo, e la gestione delle merci sarebbe molto più dettagliata e precisa. Dirai: e che ne facciamo di coloro che non hanno un buon rapporto con la tecnologia? Loro come la fanno la spesa se non hanno neppure un computer? Beh, per queste persone si potrebbe sempre avere un servizio telefonico o un impiegato al negozio che li assiste negli acquisti. Dirai: i robot ci tolgono il lavoro, questa è una pessima idea. Come sai, il manicheismo non m’interessa. Abbiamo già assistito ad una rivoluzione industriale qualche secolo fa, e come vedi siamo ancora qui: ci siamo inventati nuovi lavori, e così sarà quando i robot ci rimpiazzeranno. Anzi, grazie ad essi potremo finalmente implementare un reddito di cittadinanza serio e per tutti.

Commenti

  1. Trap ha detto:

    Son contento di non essere l’unico ad usare un termine ormai “desueto”, manicheo 😀 mi piace molto la seconda definizione del Treccani.

    1. camu ha detto:

      Fu un termine che incontrai ai tempi dell’università, quando la battaglia epocale tra Microsoft ed Apple infiammava i cuori di grandi e piccini. Oggi forse è più comune parlare di “fanboy” riferendosi a qualcuno che vede il resto al di fuori di quello che adora come il male assoluto.

      1. Trap ha detto:

        Semmai tra windows e Linux 😅 la Apple di quei tempi non era così significativa come oggi

        1. camu ha detto:

          Io ricordo che in facoltà c’era sempre la fila per accaparrarsi uno dei nuovi iMac a forma rotonda quasi ad uovo che avevano aggiunto al parco macchine da poco, ed anche in ufficio tutti avevamo uno di quei nuovi fiammanti computer a tubo catodico. Ancora non erano arrivati quelli a cristalli liquidi, vero…

        2. Trap ha detto:

          I ruggenti anni ’90!

          p.s. comunque vedo che non è possibile rispondere all’ultimo tuo commento, forse per massimo numero di livelli raggiunto?

        3. camu ha detto:

          Si, ho limitato il numero di livelli altrimenti diventava difficile seguire la conversazione. In questi casi rispondo all’ultimo livello disponibile 🙂

  2. Aldo ha detto:

    Invece qui è successo che quelle poche catene di supermercati che consentono gli acquisti online di beni alimentari, hanno inserito una sorta di lista di attesa sui loro siti per limitare il numero di utenti. Tant’è che non ho praticamente mai acquistato nulla perché bisognava attendere almeno un’ora e i prezzi erano da ladri. 😅

    1. camu ha detto:

      Ecco, questo è proprio il tipo di comportamento che mi fa perdere fiducia nel genere umano 🙁

  3. Emanuele ha detto:

    Beh, a parte l’impreparazione iniziale dei sistemi (non erano dimensionati per soccorrere la marea di gente ai tempi del COVID), le grandi catene di distribuzione in Italia si sono ormai organizzate con la spesa online. Mia moglie (per abitudine e piacere) il più delle volte va a fare un giro ma mia mamma ad esempio è una assidua utilizzatrice della spesa online. Credo che non faccia una spesa fisica da anni ormai. Il servizio è molto puntuale, la disponibilità degli orari è ormai ragionevolissima e il carrello corrisponde sempre a quanto ordinato. Qualcosa con il Covid è cambiato.
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Finalmente qualche buona notizia. Sono contento di leggere che il Covid abbia portato qualcosa di buono in fondo. Qui invece non hanno saputo cogliere l’occasione per lanciare servizi online permanenti…

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