due chiacchiere

In vino veritas

Qualche anno fa ero un frequentatore più assiduo dei gruppi di discussione (la cosiddetta “usenet”), più di quanto non lo sia oggi almeno. Un giorno lessi un intervento in it.discussioni.sessualità che mi è sempre rimasto impresso, per la lucida analisi che faceva l’autore, parlando del rapporto di coppia. L’articolo originale si trova ancora oggi grazie al fido Google Gruppi, cercando le stesse parole che ho usato come titolo di questo articolo, l’autore è Asimov. Ho deciso di riportarlo qui di seguito, un po’ rielaborato, per conservare un così bell’intervento.

Vorrei tornare sull’argomento delle coppie che scoppiano, che spesso del resto ho affrontato (un thread di poche settimane fa si chiamava “Per Sempre”). Un nuovo spunto di riflessione mi viene dal fatto che, andando a un matrimonio, ho sentito leggere in chiesa il vangelo di Giovanni con il racconto del miracolo alle nozze di Cana (Giovanni 2, 1-12).

Leggere tra le righe

Ora, agli occhi di un profano il miracolo di Cana potrebbe sembrare quasi una barzelletta. Ma come: ci sono storpi da guarire, paralitici da far rialzare e morti da resuscitare e Gesù gozzoviglia a un banchetto di nozze e trasforma pure l’acqua in vino? Una incitazione all’alcolismo, si direbbe. In realtà le cose non stanno così, e dietro il racconto evangelico si nasconde una verità davvero importante e perfettamente addentellata con la sessualità.

Un po’ di storia

Innanzitutto ricapitoliamo i fatti. Maria e Gesù sono stati invitati a un pranzo nuziale in quel di Cana, paesotto della Galilea. Ci vanno, e durante il banchetto viene a mancare il vino. Maria dice a Gesù: “Non hanno più vino”. Per gli sposi e i loro genitori, sicuramente una figuraccia. Gesù all’inizio non vuol sapere di far niente, poi si lascia convincere dalla madre a intervenire. Fa riempire d’acqua sei giare di pietra e trasforma l’acqua in vino, all’insaputa degli altri commensali. Scrive Giovanni: “Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva da dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.

Il vino buono della coppia

Questa frase finale è la chiave di tutto. Secondo me, il pranzo di nozze è il matrimonio stesso, la vita di coppia, il sodalizio fra un uomo e una donna visto nell’arco di tutta la sua durata. Tutte le unioni all’inizio vanno bene. All’inizio tutti hanno il vino buono. Allegria, visi rossi, euforia, amore e baci e sesso, tutto ok. Si scopa come ricci. Poi, a un certo punto, per tutti (dice l’evangelista) il vino buono finisce e si serve il vino meno buono. Che di solito basta ad arrivare in fondo, un po’ ci si rassegna, un po’ si dice vabbè, bevuto abbiamo bevuto, ormai tiriamo avanti, certo non è più la stessa cosa ma pazienza. Non si scopa più, non ci si coccola più, musi lunghi più che altro ma ormai…

Manca la forza ed il vigore

In altri casi, invece, il vino finisce del tutto. Stop. Rottura brusca. Matrimonio finito, crisi. Acqua. L’insegnamento cristiano, evidentemente, tende a sottolineare come solo grazie all’intervento di Gesù il matrimonio trova nuova forza e nuovo vigore: il matrimonio diventa così un sacramento in grado di far durare il vino buono (l’unione felice) per tutta la vita. Secondo me però si può (si deve) trarre un insegnamento anche al di fuori dell’ambito religioso. Chi si sposa, chi comincia comunque un’avventura a due, deve sapere che il vino finirà, o che può finire. Il vino buono dell’inizio non durerà “per sempre”. Verrà il vino meno buono.

Non è solo questione di euforia

Oppure si dirà di loro: “Non hanno più vino”. A questo punto serve un miracolo. Insomma: occorre reagire. Non si può restare seduti aspettando. Occorre rifare il pieno, ritrovare il vino buono. Neppure adagiarsi sopportando il vino poco buono. Vabbè, non si scopa più, pazienza, passerà, vedremo, che che cosa devo fare ormai è andata così. No, abbiamo una vita sola e non si può consumare nella rassegnazione. Non c’è più vino? Cavolo, non è cosa da poco, se pure Gesù se ne è occupato, ed è stato peraltro il suo primo miracolo. Poi i miracoli non sempre riescono, ma questo è un altro discorso. L’importante è provarci. Per arrivare con il vino buono fino in fondo. E non accontentarsi di niente di meno.

Commenti

  1. P|xeL ha detto:

    Bel post… non l’avevo mai letto.
    Grazie di avermelo segnalato! 🙂
    Ciao,
    P|xeL

  2. laura ha detto:

    Bello non avevo mai pensato leggendo il vangelo di Giovanni a questa interpretazione.
    Mi sono commossa, grazie

  3. francesca ha detto:

    un pò troppo semplicistico e infantile… ridurre il tutto a uno sprono per l’alcolismo mi sembra un po’ sciocco… potresti raccontare questa bella storiella a un gruppo di bambini. di certo non puoi traslare un insegnamento evangelico con una così bassa interpretazione. esprimi pure il tuo pensiero, libero di farlo, ma prima accertati di partire da qualcosa di concreto!

  4. camu ha detto:

    Francesca, in effetti anche durante il mio matrimonio, quando il prete ha commentato la lettura del Vangelo che avevamo scelto (quella delle nozze di Cana), ha confermato questa visione del vino “buono” che rimane alla fine, quindi mi sembra abbastanza concreto come pensiero 🙂 Che poi tu abbia un punto di vista diverso, è assolutamente legittimo, ma almeno potresti condividerlo con noi!

  5. Elvis ha detto:

    Ottimo l’intervento,la giusta semplicità che serve a far comprendere meglio.IL pensiero di una persona riguardo il matrimonio è frutto di un passato,parliamo di psicologia…difficilmente si può cambiare idea riguardo al matrimonio si/no semplicemente leggendo e sentendo qua e la.
    La vita ha tante sfumature,serve tanto impegno per tutte…specialmente nel matrimonio…il concetto di amore è superato,perchè basta aprire gli occhi per accorgersi che nel mondo non ce ne abbastanza.

  6. AleDiGi ha detto:

    Interessante interpretazione.

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