Torna oggi alla Camera dei Deputati il testo approvato dal Senato sulla nuova legge elettorale. Legge che gli amici chiamano Stabilicum. Un soprannome che a me piace molto, come la riforma in sè, che il buon ChatGPT ha avuto la pazienza di spiegarmi l’altro giorno in lungo e largo, così che io potessi parlarne con almeno un briciolo di cognizione di causa. Già si parla di fiducia, di testo blindato e quant’altro. A segnalare che c’è un po’ di paura per qualche franco tiratore che decida all’ultimo minuto di fare uno scherzetto alla maggioranza e votare contro. Le motivazioni di questi individui sono legate all’eliminazione dei collegi uninominali ed all’introduzione del sistema di preferenze con capilista bloccati: in pratica hanno paura di essere mandati via a pedate nel culo da qualcuno che porta una ventata di novità. Per la serie, egoismo a palate.
In realtà, oggi volevo parlare di una cosa diversa: l’elezione diretta del presidente del consiglio dei ministri. E qui già m’immagino i miei lettori mettersi le mani ai capelli al grido la Costituzione non si tocca! Io dico solo una cosa sul fatto che la carta costituzionale sia intoccabile, ovvero guarda a cosa sta succedendo da questa parte dell’oceano atlantico. Qui il presidente sta di fatto distruggendo tutto, ed il suo comportamento mercuriale ha dimostrato una volta per tutte che i meccanismi di salvaguardia contro situazioni del genere sono fragili e completamente inefficaci. Questo perché mai e poi mai i padri fondatori avrebbero immaginato che un uomo come Trump che non ha onore e senso della nazione potesse salire al potere. Ed allora ben vengano i cambiamenti alla Costituzione per introdurre meccanismi più rigidi, che consentano di cacciare a pedate nel deretano persone come lui.
Lo stesso vale per l’Italia. La Costituzione venne scritta immaginando scenari che all’epoca potevano essere normali, ma ottant’anni di storia hanno dimostrato essere fragili ed inefficaci. Già il fatto che vi siano stati 68 governi, si 68, dalla nascita della Repubblica, la dice lunga su quanto sia necessario mettere mano a quella parte della Costituzione. La proposta di riforma ha l’obiettivo di introdurre, tramile la legge elettorale, un premio su base nazionale capace di garantire una maggioranza dei seggi in entrambe le Camere alle liste collegate al Presidente del Consiglio eletto. L’obiettivo istituzionale è, in pratica, evitare una situazione in cui Pincopallo viene eletto premier direttamente dagli italiani, ma in Parlamento non ha una maggioranza.
La questione più importante, a mio parere, è come si gestisce il caso in cui il premier perde la maggioranza. Secondo la riforma, non sarebbe possibile sostituire liberamente il premier durante la legislatura costruendo una nuova maggioranza parlamentare, come è avvenuto molte volte con i recenti governi di sinistra. Il testo introduce vincoli molto più forti, stabilendo che l’incarico può essere affidato al premier dimissionario oppure ad un altro parlamentare (quindi basta governucoli tecnici) collegato al Presidente del Consiglio eletto, mantenendo l’indirizzo politico e gli impegni programmatici originari. In determinate ulteriori crisi si arriva invece allo scioglimento delle Camere. Perché immagino di non essere il solo ad essersi inalberato quando Conte, dopo soltanto 500 giorni, perse la maggioranza, e si fecero inciuci vari per non tornare alle elezioni.
Peccato che su questa importante riforma, Giorgia non abbia avuto il coraggio di andare avanti a tutto spiano. Di tutto si può dire di lei tranne che non sia una donna coraggiosa, ma in questo caso, devo ammetterlo, ha toppato. Probabilmente per colpa di quel delinquente di Salvini che le ha messo i bastoni tra le ruote 🤔.