due chiacchiere

Maxime incontra Irish Coffee

Un uomo seduto sulla tazza del gabinetto (l’unico posto che gli è rimasto per pensare ai fatti suoi) ed una donna con una tazza di caffè che sta per versarsi: ecco chi sono i due invitati di oggi sul palcoscenico delle interviste doppie. Pensierineccesso (spero di non aver sbagliato a digitare il nome del blog, Maxime, so che ci tieni tanto) incontra Irish Coffee: due diari scritti per riflettere sulla blogosfera, sulla propria vita. Lui si descrive così: “una volta ero un genio incompreso, oggi sono un folle universalmente riconosciuto. Ho creato un blog perché mi hanno detto che è una cosa che possono fare cani e porci” mentre lei ci tiene a far sapere che le “piacciono gli amici, le tavolate fatte all’aperto e la buona cucina italiana”, tant’è che propone interessanti ricette, di tanto in tanto. Ecco come hanno risposto (in maniera irriverente) alle mie domande.

Barcamp: successo o fallimento del portare il 2.0 nella vita reale?

PCredo che i BarCamp abbiano ereditato dal cosiddetto 2.0 solo gli aspetti sociali e di condivisione e che non siano stati pensati per trasportare qualcosa di virtuale nel mondo reale. In ogni caso, tra successo e fallimento scelgo decisamente il successo, benché in Italia siano stati troppo spesso scambiati erroneamente per rimpatriate tra blogger durante le quali trattare necessariamente argomenti tecnici ed accessibili a pochi. In alcuni casi si è sbagliato a pensare che fossero più importanti le t-shirt, i gadget ed il pranzo da offrire ai partecipanti rispetto ai contenuti. In altri casi si sono incontrate difficoltà nel reperire finanziamenti e nell’ottenere i giusti riscontri dal punto di vista mediatico. Nonostante tutto, ritengo che la formula sia vincente e che si debba perseverare lavorando sugli errori del passato.

ICHo partecipato, anche se per poco, ad un solo barcamp, quello che sicuramente ha di buono è l’incontro con altri blogger, quindi persone, per parlare del web ma non solo. Avendo per me la vita reale un ruolo più importante di quella virtuale mi porta a considerare i barcamp la soluzione migliore per incontrare quelle persone con la quale hai socializzato tramite il blog. Sicuramente sarò più partecipe (distanza permettendo) ai prossimi raduni. Per il resto penso sia una scelta il decidere quanto far entrare il 2.0 nella propria vita.

Rivelare la propria identità sulla blogosfera, conviene?

PNon sempre. Se il blog è strettamente correlato alla propria attività, rivelare la propria identità è di fatto indispensabile. Se il blog è tematico e tratta un argomento di cui il tenutario è (o si spaccia) esperto, rivelare la propria identità è utile ad aprire nuove opportunità professionali. Se il blog è personale, rivelare la propria identità può in alcuni casi provocare la comparsa di troll anonimi nei commenti (invidiosi e detrattori che ti conoscono bene nel mondo reale) ed una istintiva limitazione della propria libertà nel raccontare episodi ed esprimere opinioni. E spesso questo non dipende dalla mancanza di coraggio nel sostenere e difendere le proprie idee, bensì da un’oculata riflessione su come alcuni delicati equilibri personali e professionali potrebbero risentirne.

ICDipende da cosa intendi per conviene. Essendo il blog, per me, un passatempo, un piacere personale non ha la convenienza di scrivere i miei dati anagrafici. Sono nel web da 4 anni e con molte persone ho rapporti quotidiani che sanno molto di me. Forse quel conviene può andar bene a chi usa il proprio spazio per lavoro, a me no sicuramente. Comunque mi chiamo Mariella.

Ti senti parte della “blog generation”? (le persone abituate ad esprimersi pubblicamente sulle questioni di rilevanza sociale o culturale, o anche personale)

PEcco, meno male che tra parentesi hai scritto che minchia fosse ‘sta blog generation perché io non l’avevo mica capito. No, non mi sento parte della blog generation. Non nel modo in cui tanti giornalisti italiani la descrivono, abituati come sono a parlare di “blog” solo quando questo termine possa essere demonizzato ed inserito in qualche modo dentro episodi di cronaca nera, e di “blogger” solo quando questo termine possa essere utilizzato per descrivere fenomeni da baraccone che vivono di pane, tecnologia e cazzate.

ICMi sento parte del web questo si. Il mio sito è dedicato ai miei piaceri, a quello che leggo e che da anni seguo, un modo diverso per esprimere se stessi. Mi piace leggere e commentare qualsiasi tipo di post, un pò meno quelli politici perché mi interessa poco e quelli tecnici non essendo una cima in questa materia. Entrambi li leggo per imparare, e i secondi mi piacciono molto.

Come giudichi il ritorno di blogbabel?

PSinceramente, se alcuni blogger non avessero abboccato alle provocazioni studiate a tavolino a scopo promozionale per scatenare le polemiche di cui ancora oggi è possibile udire l’eco, del ritorno di BlogBabel non me ne sarei neanche accorto. Penso da sempre che le classifiche siano IL MALE perché spingono alcune persone a produrre, pubblicare e promuovere contenuti superflui nel tentativo di ricevere un riscontro in termini di posizioni. Inoltre, da quando su FriendFeed hanno introdotto i like ed i commenti, anche senza ricorrere a BlogBabel sono sempre informato su quali siano gli argomenti del giorno e su quali siano i post e gli articoli sfuggiti al mio feed reader che vale la pena leggere. L’unica funzione di BlogBabel che trovo realmente utile è il feed che segnala le citazioni al proprio blog.

ICIn blogbabel avevo un blog tempo fa, ho letto della chiusura in parecchi post e della riapertura ultimamente. Posso solo augurare a chi ci lavora un in bocca al lupo, e che le cose vadano meglio di prima.

Essere donna nella blogosfera aiuta?

PFinalmente si parla di figa! (in effetti questa intervista stava assumendo toni troppo seri) Scherzi a parte, da quello che ho avuto modo di osservare in questi anni essere donna può effettivamente aiutare ad ottenere più attenzione e più commenti, ma solo nel breve termine e con riserva. Inoltre le donne riescono ad organizzarsi, coalizzarsi e sostenersi in modo molto più veloce ed efficace di quanto riescano a fare gli uomini. Per il resto, nella blogosfera non vedo grosse differenze né diversità di trattamento tra uomini e donne. Chi è davvero in gamba ed ha da dire qualcosa, prima o poi viene fuori. Per bruciare qualche tappa, essere invitati ad una Girl Geek Dinner o partecipare ad un BarCamp, può aiutare.

ICLa domanda sorge spontanea: “a far che?”. Non ho mai pensato che il mio essere donna potesse essere utilizzato con altri scopi, forse dipende da cosa si vuole dal web. Ti dirò… forse è il contrario, di “pescicane” me ne sono arrivati in questi anni, ma per fortuna dopo un pò anche a me son cresciute le “palle”. Nel web io porto la stessa persona che porto nella realtà, non credo alle immagini create per, prima o poi la vera personalità fuoriesce.

Camu ti rigrazio per l’intervista, anchesì associata con un grande del web, per me è stato un piacere.

Commenti

  1. siskaceska ha scritto:

    una bellissima intervista; bravi a tutti e tre.

  2. (Lady).Chobin ha scritto:

    Ultimamente sto seguendo poco i blog per questioni di tempo (da metà dicembre dovrei riprendere 😀 ), ma volevo complimentarmi sia con IC che con P due bellissimi Blog.

  3. maxime ha scritto:

    Grazie siskaceska e (lady).chobin 🙂

  4. Prime volte | PensierInEccesso ha scritto:

    […] anche qui in Abruzzo. Infine, vi segnalo che una decina di giorni fa camu ha ospitato la mia prima intervista (doppia), durante la quale mi sono state poste domande difficilissime per le quali non avevo nessun […]

  5. Irish Coffee » Dardos ha scritto:

    […] Qualche mese fa ho accettato di partecipare ad un’intervista tra blogger ideata da Camu, oggi ho scoperto che è stata postata. Ringrazio Camu per avermi dato la possibilità di partecipare. Maxim incontra Irish Coffee. […]

  6. Scipione ha scritto:

    Intervista interessante!
    E complimenti agli intervistati.
    No, non per le risposte ma per i loro blog.

  7. […] Massimo Marino e Patrizia Pepe (PensierInEccesso – Irish-Coffee) […]

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