due chiacchiere

Rimpasto di governo

Lo so che pensavi che avrei glissato quatto quatto sugli avvenimenti politici italiani delle ultime settimane. Perché da buon fedele seguace di Giorgia, immagini che io voglia girarmi dall’altra parte per non vedere le peripezie che il nostro Presidente del Consiglio sta attraversando. Ed invece eccomi qui a parlare dell’esito del referendum sulla riforma della giustizia. Già sapevo che andava a finire così, perché in Italia quando si tratta di mettere mano alla Costituzione, tutti subito a strapparsi i capelli che la “Costituzione non si tocca”. Come se i padri fondatori che l’hanno scritta fossero onniscienti e potessero prevedere quello che sarebbe successo ottant’anni dopo aver scritto quel documento. Ora, non sto dicendo che ogni settimana dovremmo rivedere questo o quel passaggio della nostra Carta, ma forse l’Assemblea Costituente avrebbe fatto bene ad aggiungere un meccanismo decennale o persino ventennale di revisione ed aggiornamento. Una bicamerale obbligatoria in cui maggioranza ed opposizione lavorano insieme per il bene del Paese (utopia, dici?).

All’epoca ci aveva provato D’Alema con la Bicamerale, poi fu il turno di Renzi con il referendum per ridurre il numero di senatori (che non passò per motivi politici più che di contenuto), ed ora è stata la volta della Meloni. Io sapevo già come andava a finire, proprio per questo sentimento ancestrale che la Costituzione è immutabile. Però vorrei ricordarvi che ad esempio i padri fondatori americani mai avrebbero immaginato uno come Trump alla Casa Bianca, un presidente che non ha il minimo scrupolo nel travalicare i limiti imposti dal sistema. Durante l’ora di educazione civica a scuola, ricordo di aver imparato che esiste un meccanismo di contrappesi implicito nelle istituzioni: il sistema giuridico, esecutivo e legislativo che si controllano a vicenda, per impedire che uno di essi diventi troppo potente. Tutto bello sulla carta, finché appunto non arriva Trump, che mette i suoi “uomini” nelle posizioni chiave, in barba alla Costituzione.

Ecco, proprio in situazioni come questa, sarebbe il caso di imparare da queste esperienze, e codificare nella Carta Costituzionale delle norme che impediscano che un buffone come lui ritorni al potere. Per non parlare di tutta la questione delle armi, che come sanno anche i sassi, in America è oramai fuori controllo da decenni (compravi la macchina e ti regalavano il fucile, fino a qualche anno fa). I padri costituenti non potevano immaginare che avremmo avuto fucili semi-automatici che si assemblano a casa e sparano raffiche di colpi in grado di ammazzare un sacco di gente in pochi secondi. Loro, all’epoca, avevano si e no il moschetto, che andava ricaricato con calma dopo ogni colpo. No, giusto per dire. Ecco, sono situazioni come questa che mi fanno pensare che ogni tanto una revisioncina ci starebbe bene. Perché a quei tempi l’intelligenza artificiale ancora non era stata inventata.

Ma tornando a quelli che gongolano per la vittoria del no e per il mini terremoto a cui abbiamo assistito all’interno del governo, la mia domanda è: c’è un’alternativa credibile in questo momento?Siete sicuri che andare ad elezioni anticipate adesso sia una buona idea? Già pochi giorni dopo l’esito referendario, Schlein e Conte stavano a litigare sulle primarie, tant’è che persino Rosy Bindi (mamma mia, mamma mia!) ha strigliato le due teste calde, proponendo nientepopodimeno che Pierluigi Bersani, scongelato fresco fresco, come mediatore e federatore per provare a tenere incollata una maggioranza posticcia con la colla vinilica. Coloro che preferirebbero avere al governo Pierluigi Bersani piuttosto che vedere la biondina tutti i giorni, mi ricordano tanto, ma proprio tanto, il signor Tafazzi, e le sue randellate nelle parti intime. A me non interessa se il governo sia di destra o di sinistra (ho persino votato Bertinotti in passato), a me interessa che abbia una maggioranza stabile, che non si litighi per ogni minchiata e che possa governare per 5 anni.

Perché proprio adesso, con tutto quello che capita sui palcoscenici internazionali, non è proprio il momento di tergiversare, non è il momento di manovre di palazzo degne della prima repubblica, se non vogliamo rimanere ancora più indietro come Paese. I salari sono tra i più bassi in Europa, grazie a norme vecchie di 30 anni che nessuno osa cambiare (sennò i sindacati mettono il Paese a ferro e fuoco). Ed un governo instabile e litigioso non sarà certo concentrato nel risolvere queste situazioni. Sempre che non si decida per il governo tecnico, che traghetti questa legislatura nella prossima. Ma davvero vogliamo scongelare di nuovo Draghi?

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