due chiacchiere

Torri gemelle, dieci anni dopo

Oggi mentre tutto il mondo commemora il decimo anniversario dell’undici settembre, vorrei fare alcune considerazioni in merito. Già in passato ho avuto modo di ripercorrere quei momenti e ciò che stavo facendo intorno alle 3 di pomeriggio, ora italiana.  Inclusa la corsa frenetica a visitare siti d’informazione per conoscere i dettagli: da allora Osama Bin Laden è diventato famoso al grande pubblico, mentre prima era uno “dei tanti” estremisti, ed i Talebani erano noti soltanto per aver deturpato le statue di Buddha da qualche parte nel mondo e per aver combattuto al fianco di Rambo (già, incredibile come la storia cambi le alleanze). Peccato che mentre la collettività piange le vittime delle Torri Gemelle, nessuno si sia ricordato un paio di settimane fa della Strage di Beslan, ad opera dei terroristi ceceni. Per i cui morti mi continuo a chiedere: esistono davvero quelli di serie A e quelli di serie B?

Controllo della mente

Alla luce di queste considerazioni mi rendo conto di quanto sia vera la teoria dell’agenda setting, di cui avevo parlato un anno e mezzo fa. Ne avevo studiato i meccanismi durante un corso di comunicazione organizzato in collaborazione con la Provincia, ed ogni giorno mi ritrovo a leggerne tra le righe degli articoli di giornale, gli effetti sui mezzi di comunicazione. Sfortunatamente sono pochi coloro che, a prescindere da questi trucchi, usano il proprio cervello per discriminare ciò che veramente è buono da ciò che buono non è. Specialmente nell’era di Internet, dove prima ci si indigna e poi si vanno a controllare le fonti e la veridicità della notizia. La macchina della gogna mediatica, particolarmente attiva in Italia, ha trovato nuova forza in blog superficiali ma autorevoli. Imparando a nascondere sotto il tappeto quello che non vuole si faccia sapere, spostando i riflettori da un’altra parte.

Un brivido lungo la schiena

Trovarsi in America, durante la commemorazione di questa data, è davvero un’esperienza particolare. L’altro giorno i miei colleghi al lavoro, che guardavano la scena dalla finestra del palazzo (per fortuna abbastanza lontano da Ground Zero), mi raccontavano i minuti successivi all’attacco. Sentire dalla voce diretta di chi c’era, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Questa qui è gente che dieci anni fa viveva con i propri occhi il dramma a pochi isolati di distanza: gente che non sapeva come tornare a casa per via del traffico paralizzato, gente che ha saputo tirar fuori tutto lo spirito di unità nazionale che aveva (ed ha ancora oggi) nel cuore. Gente che è andata alla ricerca di amici e parenti dispersi tra le macerie. Mettendo a disposizione le proprie nude mani per aiutare chi aveva bisogno. Questa è la lezione che dovremmo trarre da questa tragedia, tutto il resto è solo fuffa.

Commenti

  1. from uk ha detto:

    Bel post, ormai l’informazione fa schifo a tutti i livelli dal blog amatoriale al giornale nazionale. Scoprire la verità malgrado internet é comunque difficile vista la quantità di spazzatura presente.

  2. Caigo ha detto:

    Per chi resta, per le famiglie…i morti sono tutti uguali.
    Per i media no, i morti possono essere di serie A, serie B e talvolta pure serie C (vedi “guerre dimenticate”).

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