due chiacchiere

Dodici punti dimenticati

Questo blog, per mia ferma volontà, non ha mai parlato di politica se non in rarissime occasioni. Non mi piace essere etichettato fascista o comunista, girotondino o missino, leccapiedi del cavaliere o seguace dei diesse. Sono semplicemente un cittadino consapevole, che guarda come vengono amministrati i soldi delle proprie tasse, più da vicino di quanto si possa pensare. Ieri sono andato a pagare il bollo auto: un bell’aumento di 30 euro, con buona pace di chi, solo pochi mesi fa, predicava sostegni forti alla famiglia. Sono un cittadino deluso sia dalla destra che dalla sinistra, che butta un occhio all’estero, ammirando con invidia i passi da gigante degli ultimi anni compiuti da Spagna e Portogallo, storici “vicini” in molte classifiche dell’epoca.

Un segnalibro scomodo

Facendo pulizia tra i miei segnalibri ho ritrovato questa pagina del Corriere della Sera, in cui subito dopo la sconfitta del Governo in Parlamento, ci si affrettava a stilare una classifica di dodici punti programmatici da mettere in atto in tempi strettissimi. Da allora sono passati circa 200 giorni, e nessuno quasi se ne ricorda più. Adesso l’allarme si chiama “Rai” ed invece che fare una politica seria di sostegno sociale, questi qui hanno il coraggio di litigare per un consigliere o per un portaborse. Intanto, mentre oltre oceano il tasso di interesse sui mutui è in discesa per dare fiato all’economia, in Italia si registrano gli incrementi più elevati degli ultimi anni, sia per gli affitti che per i mutui.

L’economia aiuta

I miei recenti studi di macroeconomia, mi hanno dato un’infarinatura per capire, nel mio piccolo, le mosse economiche di un governo che si definisce di sinistra, confrontandole con quello che si definisce di destra. Il primo dovrebbe tendere alla tutela dei posti di lavoro: per far diminuire la disoccupazione (facendo aumentare la forza lavoro attiva), deve crescere la domanda. In altre parole, se il mercato mi chiede 100 sedie invece che 50, avrò bisogno di 10 operai anziché 5. La domanda cresce in due modi: la gente ha bisogno di beni, oppure lo Stato acquista per migliorare i servizi (ospedali, scuole, enti). Contestualmente, è utile lasciare in tasca alla gente qualche soldo in più, per invogliare il consumatore a comprare, ovvero a far aumentare la domanda.

Il caso Italia

Ma invece cosa osservo: le tasse aumentano, gli stipendi non si adeguano, quindi la gente non “aiuta l’economia” come suggeriva una pubblicità di qualche anno fa (grazie!). Di conseguenza la domanda diminuisce, e le aziende si trovano in condizione di non poter assumere personale: aumenta la disoccupazione. Se l’ho capito persino io, non deve essere poi così difficile. Pure gli spagnoli ci sono arrivati: hanno incrementato la spesa per la ricerca in maniera costante, negli ultimi anni, migliorando la produttività e consentendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Mentre noi stiamo a guardare il lavavetri che pulisce il parabrezza della nostra auto.

Lascia un commento