Volevo scrivere questo post già l’anno scorso, quando l’opinione pubblica venne informata ad agosto di navi americane spedite verso il Venezuela. Perché sospettavo di intuire come sarebbe andata a finire, ed in effetti i fatti delle ultime settimane mi hanno dato pienamente ragione. La cosa più sconcertante, comunque, è stato il silenzio assordante da parte dei capi di stato occidentali, senza voler contare i piccoli mugugni di qualcuno. Mi sarei aspettato un atteggiamento più critico anche da parte della Meloni, se devo essere sincero. Ma se da un lato capisco questo senso di servilismo nei confronti dell’alleato a stelle e strisce (inimicarsi l’America potrebbe avere gravi conseguenze per l’economia, vedi dazi), dall’altro avrei gradito un po’ più di spina dorsale da un governo che si vanta di non piegarsi davanti a niente ed a nessuno.
Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno spostato intorno al Venezuela una delle più grandi presenze militari nella regione dagli anni ’80 in poi, senza che l’opinione pubblica ne sappia più di tanto. Navi da guerra, portaerei, caccia F-35 schierati in basi a Puerto Rico, persino bombardieri strategici B-52 nelle vicinanze di Caracas: tutto sotto l’etichetta ufficiale di lotta al narcotraffico e “stabilità regionale”. Semplice, no? Al governo di Trump è bastato definire alcune organizzazioni criminali latino-americane “terroriste”, per poter autorizzare azioni militari che hanno portato ad attacchi ad imbarcazioni sospettate di traffico di droga, con decine di morti e nessun giudizio formale per gli accusati.
Questo stesso tipo di azione, se attuato da Paesi come Russia, Cina (Taiwan, anyone?) ma anche Turchia o Iran, verrebbe bollato come imperialismo, violazione del diritto internazionale, ingerenza nei destini di un altro Stato. Invece qui da noi, persino destituire un Presidente in carica, è semplicemente una misura “contro il narcotraffico”: eh già, basta usare un linguaggio neutrale per ammantare di legittimità quasi ogni mossa americana. A volte mi chiedo se io sia l’unico a notare quest’ipocrisia di massa, ed a non riuscire a farmene una ragione. Il silenzio delle capitali europee, o la loro risposta tiepida, la dice lunga su una dinamica asimmetrica di potere: criticare gli Stati Uniti, non è mai politicamente comodo. Ed ecco perché a me l’Europa così com’è stata disegnata a tavolino, non è mai piaciuta.

Ma considerazioni di servilismo europeo a parte, è qui che entra in gioco un altro elemento spesso ignorato ed ancora più pericoloso nelle mani di Re Trump: l’uso di tecnologie e società private, come Palantir, nell’assistenza ad operazioni di intelligence, controllo dati e monitoraggio strategico. L’hanno già fatto all’epoca con gli scandali che hanno travolta l’NSA e Snowden, e lo fanno ancora sotto il naso di tutti con nuove e più subdole tecnologie. Oggi le guerre non si combattono più a colpi di cannonate (o almeno non solo quelli), oggi la tecnologia intelligente è usata per influenzare politiche estere e sicurezza globale, eppure nessuno si scandalizza. Ma se lo fa la Cina con un presunto palloncino che svolazza per i cieli americani, sono pianti e stridore di denti? Non entrerò nel dettaglio, ma ti consiglio di guardare un recente video di Nova Lectio in proposito, per saperne di più.
La morale è semplice: nei decenni abbiamo imparato a condonare l’America che ci ha salvato durante la Seconda Guerra Mondiale. L’egemonia politica ed economica statunitense consolidata durante la guerra fredda, ha reso “normale” ciò che in altri contesti sarebbe considerato una flagrante violazione della sovranità nazionale. Nel frattempo l’Europa rimane a guardare. Chiediti come mai di tutti i servizi che usiamo online quotidianamente, nessuno è made in Europe. La tecnologia ci controlla, controlla i nostri figli. In un modo subdolo ed efficace. Proprio come spiega Chomsky.
Commenti
Emanuele ha scritto:
E’ incredibile come siamo di fronte ad un folle, un carnefice, uno che per i suoi più ignobili interessi sta pestando tutto ciò che – faticosamente – nell’ultimo secolo si è cercato di costruire (pur coi suoi limiti e contraddizioni) ma “la cosa più sconcertante, comunque, è stato il silenzio assordante da parte dei capi di stato occidentali”.
Se le parole hanno il loro peso, per me la cosa più sconcertante è Trump (senza se e senza ma!), il suo governo e tutta l’America che ha fatto sì che un folle simile potesse avere spazio, non una volta ma ben due volte nella sua storia.
Iniziamo col domandarci quando l’America (gli americani) farà il suo (verso sé stessa) perché contare che l’Europa si occupi di questo folle è un po’ pretenzioso e pretestuoso.
Oppure vuoi un’Europa che si preoccupi del capo di governo di un altro paese?
Ciao,
Emanuele
PS: se ti chiedi perché mi leggi sempre meno da queste parti, questa purtroppo è la ragione: fatico nel seguirti su questa linea. Te l’ho segnalato più volte negli anni, c’è – da parte tua – una sorta di accanimento nei confronti dell’Europa che non ha pari. Ho spesso imputato alla tua scelta di vita questa visione delle cose, però ogni tanto alcune frasi proprio non si possono leggere. Probabilmente tornerò a scrivere da queste parti quando sarai in grado di dire stronzo a qualcuno senza chiamare in ballo anche l’Europa necessariamente.
Emanuele ha scritto:
Provo a segnalarti a meo scopo di riflessione anche il secondo capoverso:
Inizi con la disamina raccontando l’evento ma invece di dire “Abbasso l’America, abbasso questo stronzo”, la conclusione è “ed è ecco perché a me l’Europa non è mai piaciuta”.
Non so, c’è qualcosa che uno psicoanalista sicuramente saprebbe raccontare meglio di me. A me sembrano sempre frasi stonate e dato che non ho mai voglia di litigare, solitamente mi taccio.
Ciao,
Emanuele
Emanuele ha scritto:
Ciao Dino, mi spiace un po’ per gli ultimi due commenti che ho inserito. Forse li ho scritti molto di getto, non mi piace dar contro alle persone su internet e solitamente non lo faccio mai, piuttosto faccio un giro altrove. Come sai da tantissimo tempo, ci sono dei temi che tratti che ai miei occhi risultano stonati. Solitamente evito di commentare, oggi non mi son trattenuto.
Senza togliere che quello sia il mio pensiero penso che la capacità di relazionarsi non si basi solo su quello. Io, in passato, ho cercato di tenerlo a mente nella mia relazione telematica con te.
Detto ciò, penso davvero che il tuo modo di giustificare l’America e azzannare l’Europa (nei toni, nelle sfumature) in ogni occasione sia una cosa per lo meno “particolare”. Un po’ lo comprendo, io – nel mio essere emigrato al nord – vivo un po’, verso la mia città natale, quelle sensazioni che hai avuto tu lasciando l’Italia.
Penso però che un passo dell’evoluzione sia quello di imparare a criticare noi stessi piuttosto che gli altri. Non so se tu sia credente o meno (non serve esserlo in realtà) ma sai la storia della pagliuzza nell’occhio del fratello e della trave… ecco.
Il senso più profondo di quella storia è che dobbiamo imparare a concentrarci su noi, su dove siamo, sui nostri difetti, sui nostri limiti, sulle nostre contraddizioni.
Sono stato per anni in attesa – e lo sono ancora – di tuoi post che riescano a parlare dell’America, che riescano a parlarne male. Li troverei interessantissimi. Non tanto perché sia necessario ma perché solo quando iniziamo a vedere le cose storte del posto in cui viviamo possiamo davvero sentirci parte di quel posto (e magari impegnarci per migliorarlo) e poter dire di conoscerlo nel profondo. I racconti di chi conosce un posto nel profondo sono quelli che reputo più interessanti.
Ecco nuovamente anche perché non amo la tua critica all’Europa. Non tanto perché sia intoccabile o perfetta (tutt’altro!) ma perché… non la vivi. I luoghi, le politiche, le culture, sono fatte di sfumature che non si possono cogliere leggendo articoli di giornale. Io non ho bisogno di critiche alla Russia fatte da Italiani, amerei quelle fatte da un russo. Non mi interessano le critiche all’America che leggo qui dall’Europa, ma ascolterei con grande attenzione quelle fatte da chi quel posto lo vive ogni giorno.
Non esiste un angolo della terra perfetto e le piccole imperfezioni, o la natura più profonda di quelle grandi, le può raccontare solo chi quel posto lo vive.
Insomma, mi spiace per il tono diretto di quei commenti, forse avrei potuto scriverti una mail. Se i toni ti dan fastidio, eliminali pure, non mi sentirò censurato. Ho pieno rispetto degli angoli digitali dei pochi nerd ancora online.
Alla prossima.
Ciao,
Emanuele
Piero_TM_R ha scritto:
Ho una mia opinione su Trump e tutto quello che accade in giro per il mondo.
La prima cosa è che Trump ha mostrato il vero volto dell’America, si muove solo per interessi diretti, altrimenti non se ne fa nulla. La cosa è emersa in prima battuta nelle chat dove c’era il vice presidente che domandava apertamente se era il caso di intervenire a Suez e se forse era meglio che se ne occupassero le nazioni che avevano interessi in zona non avendone l’America.
Gli americani prima di Trump non influenzavano in mondo? Non credo, forse erano più sotterranei, ora lo fanno apertamente, la ragion di Stato e le buone maniere sono finite. Mi viene in mente una frase in un film dove un politico affermava candidamente “sono quel tipo di politico che si accosta ad un bambino, con una mano gli faccio una carezza, con l’altra gli rubo le caramelle”.
Cosa fa l’Europa? Nulla, troppo impegnati a legiferare sul diametro delle banane per rendersi conto, come affermato da Trump che è morta e guidata da persone abbastanza inutili e poco competenti. C’è connivenza? Probabile, anche se secondo me i vari politicanti non sanno che pesci prendere e allora meglio non fare, non si sbaglia.
Obbiettivo globale? L’America di prende il petrolio venezuelano e instaura un governo a loro favorevole (probabilmente manderà all’aria anche Cuba), la Russi si prende quello che vuole dell’Ucraina e la Cina si prende Taiwan, il tutto senza patemi e discussioni. L’Europa guarda, stigmatizza debolmente e cerca di partorire qualche altra normativa inutile e contro i cittadini, li sono molto bravi.