due chiacchiere

In aeroporto si fidano di me

Considerando i miei recenti post su Re Trump, mi dicono dalla regia che dovrei stare molto attento a viaggiare fuori dai confini nazionali americani, visto che di questi tempi il governo controlla i social della gente e potrebbe impedirmi di rientrare. Ogni volta che sento questa cosa mi viene da domandarmi: ma non era la Cina quella brutta e cattiva che spiava i propri cittadini adoperando pratiche peggio del Grande Fratello? Come mai ora che lo fa il Paese dell’Aquila Calva, tutti la prendiamo a ridere e scherzare, come se non fosse ancora peggio di quello che capita a casa di quel comunistaccio di Xi Jinping? Almeno lui dice chiaro e tondo come stanno le cose, mentre qui c’è sempre questa beata ignoranza ammantata di democrazia, quando però dietro le quinte ne succedono di cotte e di crude. Ma soprattutto, mi viene da dire magari mi costringessero a rimanere in Italia! non ne farei certo un dramma.

Ma chiari di luna a parte, oggi volevo parlarti di un’applicazione a fin di bene di questi mezzi che scrutano le nostre vite in lungo e largo. La Transportation Security Administration è la famigerata agenzia americana che si occupa di sicurezza nei trasporti, quella a cui fanno capo gli agenti che controllano le nostre valigie al metal detector ogni volta che ci imbarchiamo su un aereo. Ebbene, da qualche anno, per semplificare le procedure, è stato instituito un sistema in base al quale si può ottenere un visto che evita tutti i fastidi tipo togliere scarpe, cintura, chiavi e via dicendo, quando si fanno i controlli di sicurezza. In pratica controllano della fedina penale ed altri parametri, che stabiliscono se una persona è affidabile o meno. Sfortunatamente il lasciapassare vale solo per i voli nazionali, e viene rilasciato soltanto a cittadini e residenti americani, non essendo in vigore accordi con altre nazioni al momento, ma meglio che niente.

Il cartello invita i viaggiatori a mettersi in coda nell'apposita fila

Guardando dall’altra parte dell’oceano, ChatGPT mi dice che nel Vecchio Continente il controllo esiste eccome, ma tende a essere più frammentato, meno centralizzato e più imbrigliato da regole come il GDPR, del quale io non ho un’opinione molto favorevole, perché a mio parere mette la privacy su un piedistallo quasi sacrale, a discapito di tutto il resto. Sono convinto che la società moderna va comunque verso la sorveglianza di massa, è un fenomeno culturalmente più radicato, e possiamo provare ad arginarlo con mezzi casalinghi, ma si tratta di un treno che non può essere fermato. In America invece si accetta più facilmente lo scambio tra sicurezza e comodità: se in cambio di una scansione in più posso tenere le scarpe ai piedi e passare avanti al metal detector, molti firmano senza battere ciglio.

Così qualche settimana fa mi sono presentato all’ufficio convenzionato, dove mi hanno preso le impronte digitali, mi hanno fatto un paio di foto, e mi hanno dato un fascicolo di carte da compilare, per ottenere l’agognato TSA Precheck e poter saltare la fila la prossima volta che mi recherò in aeroporto. E quando l’altro giorno ho ricevuto la conferma che sì, sono una persona affidabile, non ho potuto fare a meno di sorridere, alla faccia di Re Trump.

Commenti

  1. Emanuele ha scritto:

    Considerato il far west sul data-mining da parte di qualsiasi azienda americana e – come scrivevi tu stesso – l’uso sconsiderato che ne arriva a fare persino il suo governo, dovremmo solo ringraziare il GDPR e il mindset privacy-oriented. L’innovazione rallenta? Ok, ma chi ha detto che l’innovazione debba essere velocissima? Questa narrativa ci è stata venduta proprio da chi fa i miliardi da questo business. Analizzare continuamente ogni istante della vita di ogni cittadino non è sano.
    La tecnologia deve imparare a far pace con la privacy. Fare innovazione tenendo a cuore la privacy è possibile e chi dice di no mente sapendo di mentire.
    Ciao,
    Emanuele

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