due chiacchiere

I soliti allarmismi italici

Qualche giorno fa mi hanno segnalato un interessante (si fa per dire) articolo apparso sul Corriere della Sera. Titolo di grande effetto: attenzione allo stress da blog, può uccidere. Ecco come fanno i mezzi di comunicazione ad inculcare nell’uomo di strada, l’idea che uno poveretto che tiene un diario in linea, sia uno psicopatico depresso sull’orlo di una crisi di nervi. O peggio che stia ponendo a repentaglio la propria stessa vita, per il semplice fatto di aggiornare di tanto in tanto il blog in rete. Poi, leggendo tutto l’articolo (non voglio svelarti il finale, quindi non leggere il resto se non vuoi saperlo) si scopre che un tizio è morto di infarto a 60 anni per aver “esagerato” un po’ con il suo lavoro. Che stesse gestendo un blog, scrivendo coccodrilli per i giornali o lavorando ad un caso legale, poco importa.

Il punto è che non mi sembra corretto porre l’accento sul “fattore blog” (che nel caso dello sventurato signore, era per giunta un lavoro, non un passatempo) come probabile elemento di stress o potenziale rischio per la salute. Sarebbe come dire di fare molta attenzione a mandare i propri figli a giocare al pallone, dopo aver visto che qualche sfortunato è morto in campo, in seguito ad un arresto cardiaco. Per non parlare di certe citazioni, che mi fanno solo accapponare (penso si scriva così) la pelle.

«Non sono ancora morto, ma presto finirò in ospedale con l’esaurimento nervoso», ha detto Michael Arrington, fondatore e direttore di TechCrunch, un popolare blog sulle nuove tecnologie che rastrella milioni di dollari in pubblicità. Arrington, che è ingrassato di 15 chili in tre anni, ha attribuito allo stress da blog il fatto che ora soffre gravemente di insonnia: «Sono arrivato a un punto di rottura»

 

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