due chiacchiere

Un dibattito davvero deprimente

Da qualche giorno anche i più distratti hanno finalmente capito in che situazione si trovano gli Stati Uniti, dopo aver guardato il primo dibattito presidenziale tra i due candidati meno graditi della storia recente della repubblica. Lontanissimi sembrano i tempi in cui Obama e Romney discutevano più o meno amichevolmente del loro programma di governo, mentre oggi i due pretendenti si insultano a colpi di pornostar e ruberie varie, senza dirci nulla di concreto su cosa ci aspetta nei prossimi quattro anni se verranno eletti alla più alta carica del governo a stelle e strisce. Nel fine settimana ho assistito ad un corri corri tra le fila dei democratici, apparentemente scioccati da una performance così deludente e sottotono da parte del loro Addormentato. Ma dove hanno vissuto fino ad oggi, mi chiedo, su Marte? Se la gente è preoccupata da mesi per lo stato di salute mentale del Presidente, un fondo di verità ci sarà pure, no? Eppure continuano a rifilarci questo siparietto patetico noncuranti dei mugugni popolari. Un po’ come in Europa, dove le elezioni della Vonderlien o come caspita si chiama, sono la prova del distacco che esiste tra noi e l’establishment dietro alle istituzioni che ci governano.

Il palcoscenico della CNN dove si è tenuto il dibattito.

“È stato uno choc”, dice il guru del partito democratico David Axelrod appena cala il sipario sul primo dibattito presidenziale del 2024. “Gli voglio bene, ma è stato doloroso vederlo così”, aggiunge Van Jones, commentatore politico della CNN. Appena Joe Biden è salito sul palco, invitato ad entrare in scena per primo dai moderatori, è diventato evidente a milioni di americani che c’era qualcosa che non andava: aveva la voce bassa, rauca, faticava quasi a farla uscire. Sul lato sinistro del teleschermo, invece, Donald Trump è entrato con il suo consueto piglio da pirata, pronto ad ammaliare tutti con la sua energia. La mia mente corre alle recenti immagini circolate in rete, che ci hanno mostrato due sorridenti amici, Putin e Kim Jong Un, scambiare due chiacchiere mentre guidano spensierati una limousine, quasi fosse uno di quegli show televisivi dove due persone si mettono in viaggio per il Belpaese. Ed il confronto con i decrepiti leader americani sembra più che mai impietoso. Lo so che si tratta di propaganda, ma in fondo non lo è anche quella dei dibattiti televisivi? Davvero qualcuno è ancora convinto che il sistema dei media occidentali non ci rifili massicce dosi di propaganda ogni santo giorno?

Non so come cambieranno gli equilibri nelle prossime settimane su questa sponda dell’oceano Atlantico, ma sinceramente inizio a dubitare che questo teatrino patetico che sono diventati gli Stati Uniti sia meglio di Singapore. Intanto l’agenda setting dei media è ben attenta a tenere lontano dai riflettori il casino che si stanno rivelando le imminenti elezioni in Inghilterra (lo sapevi che si vota in Inghilterra fra poco, si?), incluso il deludente dibattito che si è svolto di recente tra i due candidati. Già, meglio puntare il dito contro quel cattivone di Putin per distrarre l’opinione pubblica dallo stato pietoso della politica occidentale.

Commenti

  1. Disamina pungente ma assolutamente reale. Direi che l’elezione della Von vattelappesca Lien, sia la prova più che di un distacco dalla volontà espressa nell’urna dai popoli europei, una prova evidente di menefreghismo del significato del voto elettorale da loro espresso.

    Risposte al commento di DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

    1. camu
      ha scritto:

      Eppure quando ci si azzarda a criticare l’Europa, apriti cielo. Però quello che non riesco proprio a far capire ai miei interlocutori è che io semplicemente vorrei mettere in discussione il modo in cui è stata costruita quest’Europa, dove abbiamo Paesi di serie A e Paesi di serie B, un’Europa che, un po’ come Tafazzi, continua a darsi colpi sugli zebedei (penso ad esempio alle proteste praticamente inascoltate degli agricoltori) e che, come giustamente dici tu, se ne infischia della volontà popolare, mentre continua a perseguire quello che è più conveniente per le alleanze economiche che la controllano. Insomma, come sempre alla fine quello che conta è il portafogli, non lo spirito identitario di comunità.

  2. ha scritto:

    Dove finisce la campagna elettorale, e dove l’abuso su un uomo anziano ed evidentemente allo stremo?

    Ogni giorno che passo su questo Pianeta mi convinco sempre più che gli antinatalisti abbiano ragione…

    Risposte al commento di Mondo in Frantumi

    1. camu
      ha scritto:

      Infatti mentre molti si chiedono cosa succederebbe se vincesse Trump, e già pensano a scenari internazionali apocalittici, la vera domanda è cosa succederà se a Novembre vince Biden. La credibilità degli Stati Uniti, che già raschia il fondo, sarà definitivamente sotterrata a livello internazionale dai leader di altre nazioni, che avranno invece la grinta e la forza per portare avanti le proprie agende.

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