due chiacchiere

Come l’acqua per gli elefanti

Erano secoli che la moglie ed io non andavamo al cinema. Vuoi perché guardare un film in salotto è molto più comodo, vuoi perché i biglietti sono arrivati a 13 dollari a capoccia per il sabato sera (più altri 18 per un cestone di popcorn e due bibite formato famiglia), vuoi perché i cinema “migliori”, quelli multisala con le ultime tecnologie per video e sonoro, si trovano ad almeno 20 minuti di macchina da casa nostra. Qualche settimana fa, però, c’era una promozione che consentiva di avere due biglietti gratis, e così ne abbiamo approfittato. Io avrei voluto vedere un film 3D, per capire quanto sia realistica questa tecnica lanciata da Avatar e soci. Ma non c’era nulla all’orario che ci tornava comodo, così ho lasciato scegliere alla moglie, che in quanto a gusti cinematografici non mi delude mai. E siamo andati a vedere Come l’acqua per gli elefanti, con il vampiro Robert Pattinson ed una brava Reese Witherspoon, già vista in La Rivincita delle Bionde. Una storia drammatica, di cui svelerò qualche dettaglio qui nel seguito. Lettore avvisato, mezzo salvato.

La storia è ambientata nei difficili Anni Trenta americani, quelli del Proibizionismo e della Grande Depressione. Jacob è un giovane di belle speranze che sta per diventare un veterinario laureato. Ma il destino sembra avere altri programmi per il giovane polacco: il giorno stesso dell’esame di laurea, prima ancora che lui possa iniziare a scrivere sul foglio, i suoi genitori muoiono in un incidente stradale. Avendo il padre ipotecata la casa per pagare gli studi al figlio, Jacob si ritrova tutto d’un tratto senza un soldo e senza un tetto. Gli capita così una notte di saltare su un treno, nella speranza di raggiungere la città e trovare lavoro. Ma quello non è un treno comune: è la carovana di un circo, quello dei Fratelli Benzini. Carovana di cui il protagonista deve imparare presto le leggi, soprattutto quelle dettate dal proprietario dell’intera baracca. Il talento di Jacob per la cura degli animali viene fuori quando, per rimpiazzare un cavallo ammalato, il circo compra una elefantessa.

Come dicevo, la storia alla fine mi ha tutt’altro che annoiato. Alla fine, anzi, ero persino dispiaciuto che fosse già tutto finito. L’analogia con il “circo della vita” è chiara, e sebbene la vicenda sia ambientata in un’epoca che oramai non ci appartiene, molte scene sono assolutamente reali e contemporanee.

Commenti

  1. renee ha detto:

    Sarà perché prima ho letto il libro e le mie aspettative forse erano troppo alte, devo dire onestamente che questo film non mi ha preso più di tanto.
    Ho trovato un Rob un po’ sottotono (magari doveva essere proprio così) senza personalità e una Reese troppo arpia per essere credibile. I due non hanno certo fatto scintille insieme tanto erano malassortiti. Waltz da parte sua ha egregiamente retto la parte anche se era un po’ troppo colonnello Landa di Bastardi senza gloria.
    Nell’insieme però le scenografie erano buone e a parte qualche scena vistosamente “recitata” a mo’ di teatrino scolastico (e qui la colpa è del regista) non ho ravvisato estremi da film di bassa lega.
    A questo punto spero di potermelo gustare in dvd e in lingua originale
    visto che col doppiaggio viene distrutta la capacità interpretativa degli attori e, di conseguenza potermi ricredere sul giudizio.
    Peccato però, perché sono una estimatrice dei tre che reputo ottimi attori, nonostante tutto.

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