Le curiosità sulla lingua inglese, stando ai miei archivi, si sono prese una bella pausa. Ma non temere, non ho abbandonato quest’appuntamento periodico, per la gioia di grandi e piccini. Lo spunto di oggi mi viene dai vari Form W-2 che ci stanno arrivando in questi giorni: un documento che potremmo considerare stretto cugino dell’italiano CUD, dove sono riassunti i compensi percepiti nell’anno appena trascorso, le tasse pagate e via dicendo. La struttura è molto simile, ed i numeri che contiene andranno trascritti sul Form 1040, che come puoi intuire è a sua volta l’equivalente americano del Modello 730. Leggi il resto di La terminologia fiscale americana
Archivio degli articoli in corso d'inglese, pagina 10
La lingua corta degli americani
Ricordo ancora quand’ho scattato quest’immagine: era l’estate del 2008, io ero da pochi mesi arrivato in questa terra di meraviglie, e già sentivo la nostalgia del mare nostrum. Così con la moglie andammo a fare un weekend sulle dorate spiagge del sud del New Jersey. Ed in un parcheggio notai un singolare cartello, che confermava una mia teoria: gli americani sono pigri, meno parole usano e meglio è per tutti. L’ovomaltina, famosa polvere al cioccolato da sciogliere nel latte, qui si chiama Ovaltine, per fare un esempio. Oppure il lunghissimo “allacciare le cinture di sicurezza” diventa un ben più corto buckle up. Leggi il resto di La lingua corta degli americani
Inglesi ed americani a confronto
Abitando in Italia, sicuramente sarà più probabile che tu vada in Inghilterra che non negli Stati Uniti. Allora ho pensato di dedicare una lezione alle tanto “chiacchierate” differenze tra l’inglese britannico e quello americano. Nulla di difficile, ma qualche incomprensione si potrebbe creare, usando la parola sbagliata nel contesto sbagliato. Per esempio, se in America suggerisci al tuo amico di take the lift and go to the third floor, ti guarderà con aria perplessa: lift è l’ascensore britannico (elevator in America) ed è la voce del verbo tirare in americano. Oppure quando vai a fare il pieno di benzina, al distributore inglese dirai petrol, mentre qui sarà il gasoline (spesso abbreviato come gas). Ma il più divertente, che crea qualche confusione, è il verbo to hire: assumere una persona in americano, noleggiare (in genere un’automobile) per i londinesi. Quindi non dire mai I want to hire a car all’autonoleggio dell’aeroporto di New York, il tipo ti prenderebbe per matto. Leggi il resto di Inglesi ed americani a confronto
La lana, il legno, la stronza e la spiaggia
Uno dei problemi principali nell’imparare l’inglese non è tanto acquisire un discreto vocabolario di parole, quello è un compito che prende via un paio di mesi al massimo, per chi ha già una base scolastica abbastanza solida. Il vero ostacolo si chiama pronuncia, e può creare più confusione di quello che si possa pensare. Lo sapevi ad esempio che apple si pronuncia appol e non eppol come tutti dicono in Italia? All’inizio, quando parlavo dei prodotti di Cupertino, la gente non mi capiva, finché non ho scoperto il motivo. Gli accenti rientrano in questa categoria… che in inglese si dice càtegori e non catègori. Chi vuole contribuire a migliorare la propria pronuncia dovrà ricordarsi di dire contrìbiut, non còntribiut, addrèss e non àddress, ìmeg (con la g dura) e non imèg, e via dicendo. Ricorda inoltre che a differenza dell’Italiano, la h non è muta, ed aggiunge un suono aspirato o espirato alle vocali a cui si accompagna. Quindi eat ed hit potrebbero sembrare uguali per un italiano, ma la seconda, avendo la h espirata, è più hhhhit 🙂 Pensa ad avere uno specchio davanti a te ed ad alitarci sopra per appannarlo, l’effetto è lo stesso. Leggi il resto di La lana, il legno, la stronza e la spiaggia
Le malattie americane
In metropolitana, nelle ultime settimane, la percentuale di passeggeri che tossisce, starnutisce o si soffia il naso è aumentata notevolmente: tutta colpa del freddo repentino che c’ha colto tutti di sorpresa. Sembra una frase fatta, ma è proprio vero che non esistono più le mezze stagioni: fino a metà ottobre avevamo delle piacevoli temperature di fine estate, con serate in cui era persino bello starsene seduti fuori in veranda ad ascoltare i grilli, poi tutto d’un tratto, bum, crollo dei valori e corsa ad accendere i termosifoni. Mi sembra normale che il corpo presenti subito il conto, manifestando le comuni malattie del periodo: cold, flu, sore throat, cough. Nella semplicità della lingua inglese, il sostantivo “freddo” è collegato direttamente alla malattia: d’altro canto spesso il raffreddore è associato a brividi e quant’altro, no? Flu, invece, è il risultato della solita pigrizia linguistica americana: tecnicamente dovrebbe essere influenza, proprio come in Italiano. Sore, da non confondere con sour (acido), è un aggettivo e significa indolenzito: associato alla gola, si può tradurre con gola infiammata. Leggi il resto di Le malattie americane
Il tappetino e la tazza
Con tutto il lavoro che mi sono messo sulle spalle per la riscrittura del plugin per iscriversi ai commenti, sto trascurando alcune rubriche del blog. L’altra sera ero in bagno, pronto per farmi una bella doccia rinfrescante prima di andare a dormire. Il tappetino antiscivolo che metto fuori dalla vasca per quando ho finito, non era al solito posto, così ho chiesto alla moglie se l’avesse messo a lavare. Ti chiederai perplesso: e a me che ciufolo me ne importa di tutto ciò? Beh, sunshine dalla cucina m’ha risposto yes, the mat is in the washer, go get it if you want to use it. Notato nulla di strano? Il tappetino del bagno non si chiama carpet, ed a dire il vero questa è una parola che gli americani riservano a quella che noi chiamiamo moquette. Per esempio, il tappetone sotto il divano si chiama rug. Da quello che ho capito, se è peloso e grande in genere è un rug, altrimenti è un mat. Analogo discorso vale per tutti i rivestimenti che noi italiani accomuniamo sotto la voce parquet. In una nazione dove la maggior parte delle case sono di legno, è normale avere un linguaggio più specializzato per queste cose. Un po’ come gli eschimesi hanno un sacco di modi per dire ghiaccio. Leggi il resto di Il tappetino e la tazza
Lo spelling americano con i nomi
In Italiano, quando dobbiamo scandire una parola lettera per lettera (o come direbbero gli inglesi, quando ci viene chiesto di farne lo spelling), siamo soliti usare i nomi di città: la T di Torino, la D di Domodossola, la C di Como e via dicendo. Arrivando negli Stati Uniti, una delle prime difficoltà che ci si trova davanti è il diverso sistema usato qui per scandire le parole. Specialmente all’inizio quando la pronuncia è ancora quella che è, lo spelling è una pratica più necessaria che utile, per farsi capire. Qui, al posto delle città, usano i nomi di persona. E fin qui nulla di complicato, se non che bisogna conoscere sufficienti nomi inglesi per coprire l’intero alfabeto 🙂 Oggi voglio allora darti una mano elencando i nomi che uso io, invitandoti a suggerirmi qualcosa di meglio, se anche tu hai dovuto affrontare la penosa pratica dello spelling. Leggi il resto di Lo spelling americano con i nomi
E poi cominciarono a litigare
L’altro giorno sunshine (altrimenti nota come la moglie) m’ha girato una di quelle email divertenti che in genere si spediscono a tutti i contatti della lista. Ma stavolta direi che lo “spam” può essere usato in maniera costruttiva, per il mio appuntamento periodico con le curiosità dall’inglese. Una lista di situazioni ed episodi che di sicuro darebbero spunto ad un bel battibecco, nella vita reale:
One year, I decided to buy my mother-in-law a cemetery plot as a Christmas gift. The next year, I didn’t buy her a gift. When she asked me why, I replied, “Well, you still haven’t used the gift I bought you last year!”