Nel titolo, se non si fosse capito, mi riferisco alle parole, caro il mio lettore malpensante! Oggi, dato che siamo in clima di ferie, mando in replica una puntata del mio corso d’inglese per tutti, andata in onda un paio d’anni fa. Dove parlavo di una delle tante forme per abbreviare le parole che qui vanno tanto di moda. Ad esempio, il nostro supermercato si chiama ShopRite. Si tratta di una catena, un po’ come in Italia può essere il Carrefour o l’Esselunga o ancora l’Auchan. Notato qualcosa di strano nel nome? L’errore nello scrivere la parola right (giusto, bene, corretto) è voluto: ho già detto che gli americani sono pigri quando parlano e scrivono, e questa ne è l’ennesima conferma. Visto che la pronuncia è la stessa, perché scrivere right quando si può usare il più breve rite? Se quindi vieni in vacanza in America, non preoccuparti di leggere parole come nite, lite, brite (rispettivamente notte, luce e brillante): il tuo maestro d’inglese non era un asino, sono gli americani a storpiare le parole. Leggi il resto di Gli americani le vogliono corte
Archivio degli articoli in corso d'inglese, pagina 11
Che casino le misure americane
Ricordo sempre quando in Italia andavamo all’Esselunga a fare la spesa: mentre la moglie si occupava di detersivi e frutta fresca (che io a quanto pare “non so scegliere” vabbé) io andavo al banco dei salumi per ordinare 200 grammi di prosciutto fresco o qualche fetta di prosciuttella, che pare sia un miscuglio non meglio identificato di prosciutto e mortadella. La stessa operazione non è altrettanto semplice qui in America, dove le unità di misura sono praticamente diverse dal resto del mondo, ed ovviamente non seguono il sistema metrico decimale. In altre parole, non esiste l’equivalente di un etto, ma bisogna dire “un quarto di una libbra”. Una libbra (ovvero un pound) equivale a 16 once, o per gli europei, a circa 450 grammi. Half a pound of Bologna (pronunciato boloni) sono quindi circa 200 grammi di mortadella. Una volta la mia pessima pronuncia di half a pound ha fatto capire al tipo al bancone a pound e quando mi sono accorto che aveva già affettato quasi mezzo chilo di formaggio, m’è preso un colpo 🙂 Leggi il resto di Che casino le misure americane
Le curiose parole inglesi
Ci sono parole, nella lingua americana, che quasi mai s’imparano a scuola o si usano nelle conversazioni comuni “da turisti” quando ci si trova all’estero, e che quindi non fanno parte del vocabolario di base di chi conosce l’inglese. Proprio per questo ho pensato di andare a spulciare nei meandri della lingua a stelle e strisce, per darti l’opportunità di scoprire queste “curiose” nuove parole. Come ad esempio sap, che in Italia è un famoso programma gestionale usato da grandi aziende internazionali, mentre qui è più umilmente la linfa prodotta dagli alberi, quella sostanza appiccicosa che ogni tanto ti sarà capitato di toccare andando in campagna. Oppure gunk (slime, sludge, goo, gook), in genere riferito ad un qualche liquido viscoso, melmoso o appiccicoso che fa abbastanza schifo. Leggi il resto di Le curiose parole inglesi
La barzelletta zozza del sabato
Oggi la mia incursione nella lingua inglese prende una piega un po’ osé: è una barzelletta (che lascerò rigorosamente nella sua versione originale) tratta da Maxim di qualche mese fa. A parte il contenuto, vorrei mettere in evidenza alcune particolarità grammaticali: in inglese la H non è “muta” come in italiano, ma si pronuncia espirando la vocale che segue. Inoltre viene quasi sempre trattata come una consonante, quindi l’articolo indeterminativo che precede è a, non an: a husband, a house, a hospital. Altra cosa: TV è un’abbreviazione per television, e quindi va scritto con entrambe le lettere in maiuscolo. Già, gli americani adorano le lettere maiuscole: lo si vede spesso nei titoli dei giornali, dove la prima lettera di ogni parola è rigorosamente in maiuscolo. Infine un cenno per la parola bunch: letteralmente significa mazzetto (a bunch of parsley, a bunch of roses), ma è spesso usata in senso figurato, per intendere una manciata, un mucchio. A bunch of crap dunque non è altro che un mucchio di fesserie. Leggi il resto di La barzelletta zozza del sabato
I mestieri dello zio Tom
L’estate sta finendo, cantavano i Righeira quand’io ero ancora un giovane virgulto. La stessa cosa si potrebbe dire quest’anno, in cui le temperature altalenanti fanno sembrare questa stagione tutt’altro che associabile con mare, vacanze e divertimento. Ma sole o pioggia che sia, è comunque il tempo di dare una sistematina alla casa: tinteggiare quella parete annerita della cucina, cambiare il vecchio lavandino del bagno o il rubinetto che gocciola, abbellire il prato fuori casa con qualche aiuola o alberello nuovo. E così apri le Pagine Gialle e scorri con il dito nelle relative categorie. L’inglese, in questo senso, facilita abbastanza il compito: spesso basta aggiungere la desinenza -er ad un sostantivo o ad un verbo per ottenere il mestiere corrispondente. Vediamo alcuni esempi: to build, costruire, è associato al builder; to move, traslocare, invece è svolto dal mover; il landscape della tua villetta è curato dal landscaper. Leggi il resto di I mestieri dello zio Tom
Appesi alle frequentazioni
Oggi prendo spunto dai miei “partner” di Il Mio Inglese, per discutere i vari usi di una parola che, devo ammettere, m’era poco familiare prima di approdare sulle coste americane dell’Atlantico: hang. Se è usata come verbo significa appendere, attaccare ad un supporto elevato da terra. Ma gli usi figurati spaziano dalle amicizie al telefono. Se la zia, guardando fuori dalla finestra, ti chiede Have you seen little Dave? puoi rispondere che He is hanging out with the next door kid. Che in Italiano potremmo tradurre sia con un’accezione negativa (ciondolare) che positiva (passare del tempo insieme). Se invece sei seduto come passeggero sulla moto del tuo amico spericolato, prima di accelerare bruscamente ti avviserà con hang on, tieniti forte. A volte quest’ultimo si può scambiare con hold on tight, non penso ci siano casi specifici in cui debba essere usata la prima forma e casi in cui serva la seconda. La stessa esatta espressione, però, è usata in modo figurato al telefono, ad esempio, quando l’interlocutore ti chiede di aspettare in linea. Sempre al telefono, si può invece “appendere” la cornetta alla fine della conversazione con hang up (come cantava anche Madonna qualche anno fa).
Commutare e tirare in inglese
Lo spunto per la puntata di oggi sulle “incursioni nell’inglese” mi viene da un podcast che ascolto di tanto in tanto sull’autobus mentre torno a casa. L’altro giorno si parlava del verbo to commute, e della sua origine. In Italiano, che non è una lingua basata sul lavoro, non esiste la traduzione tramite un verbo corrispondente. Si può usare l’espressione “recarsi al lavoro con un qualsiasi mezzo di locomozione”, per rendere l’idea. Originariamente il significato era equivalente a commutare, verbo che persino nella lingua del Belpaese è caduto oramai in disuso. E voleva intendere, appunto, tramutare o scambiare qualcosa con qualcos’altro. In particolare si usava per “commutare” una quota di denaro in un abbonamento mensile per l’autobus o il treno. Poco a poco, l’espressione è stata associata dunque al tragitto quotidiano casa-lavoro, the commute. Il verbo è diventato anche un sostantivo per indicare colui che compie l’azione, the commuter. Leggi il resto di Commutare e tirare in inglese
I meccanici non servono più…
Ogni giovedì, nella zona dove abitiamo, distribuiscono un giornale gratuito che parla dei fatti locali. Anche in Italia, ricordo, era diffuso nella città dove abitavo. Qui lo consegnano ancora come si vede in certi film, con il ragazzo che passa la mattina e lo tira sul vialetto di casa. Non più in bici, ma ovviamente motorizzato in macchina, generalmente con un amico che guida. Io che esco di casa alle 7, trovo già il giornale per terra, e lo porto con me sull’autobus mentre mi reco al lavoro. Mi piace leggere l’articolo che ogni settimana l’opinionista quasi novantenne propone ai suoi lettori. Il simpatico Flynn a volte parla della sua famiglia, altre dei tempi in cui lui era giovane, altre ancora dell’attualità. Oggi ti propongo quello della settimana scorsa, non tradotto, per far allenare un po’ il tuo inglese. Sembra lungo, ma t’assicuro che dice cose che ti faranno riflettere! Se hai dubbi su specifiche espressioni o modi di dire, fai pure le tue domande nei commenti 😉 Leggi il resto di I meccanici non servono più…