due chiacchiere

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Ancora sui numerabili

Qualcuno mi ha chiesto, scrivendomi un messaggio privato, di parlare ancora dei nomi cosiddetti “numerabili” (contabili, si direbbe in inglese). Le regole, a dire il vero, sono semplici e molto intuitive. Se un nome è countable, usiamo la preposizione “un, uno” prima di esso, ha un plurale e può essere usato in frasi con domande tipo “quanti…”, Possiamo usare un numero prima di esso. Se un nome è uncountable, suonerà bene accanto alle espressioni come some oppure any, non usiamo mai un numero davanti a esso. Ad esempio: There is some beer in the fridge. Is there any beer in the fridge? Tanto per dare un’idea, i nomi di bevande sono generalmente uncountable; analogamente per i nomi di materiali (olio, plastica, ferro). Ancora sui numerabili: Leggi il resto »

Sesso sicuro col prosciutto

L’appuntamento con il supermercato ci aspetta ogni fine settimana: ansiosi attendiamo che il postino ci recapiti il foglio con le promozioni in corso, poi stiliamo la lista della spesa e ci dirigiamo verso il nostro ShopRite di fiducia. Si tratta di una catena di supermercati, un po’ come in Italia può essere il Carrefour o l’Esselunga. Notato qualcosa di strano nel nome? L’errore nello scrivere la parola right (giusto, bene, corretto) è voluto: ho già detto che gli americani sono pigri quando parlano e scrivono, e questa ne è l’ennesima conferma. Visto che la pronuncia è la stessa, perché scrivere right quando si può usare il più breve rite? Se quindi vieni in vacanza in America, non preoccuparti di leggere parole come nite, lite, brite (rispettivamente notte, luce e brillante): il tuo maestro d’inglese non era un asino, sono gli americani a storpiare le parole. Sesso sicuro col prosciutto: Leggi il resto »

Come fare a lavorarsi la strada

Va bene, il titolo sembra un po’ ambiguo, ma mi serve per introdurre la lezione d’inglese di oggi. Se al ristoranti senti chiacchierare le due cameriere ed una dice all’altra I worked my way up to this, non devi fraintendere: la tipa non pratica certo un secondo “equivoco” mestiere, dopo quello al ristorante. Questo modo di dire, invece, si utilizza quando si vuole esprimere di aver lavorato duramente e con fatica, per raggiungere un obiettivo. Un po’ a tutti è capitato di mettere da parte un po’ di soldi alla settimana, per ritrovarsi un discreto gruzzoletto alla fine dell’anno: ecco, in inglese direi che you worked your way up to that money. Come fare a lavorarsi la strada: Leggi il resto »

Le bacchette di… pollo

Per vivere in un Paese straniero, una delle cose indispensabili è procurarsi da mangiare. Ti toccherà in altre parole andare al supermercato e fare un po’ di spesa (food shopping). In America, la scelta sui banconi è altrettanto varia che in Italia, ma spesso si trovano cose dallo strano aspetto. Ci sono quindi due opportunità: evitarle a priori, affidandosi al solo senso della vista, oppure sapere di cosa si tratta. Prendiamo ad esempio il cartello che annuncia una promozione all’ingresso: chicken drumsticks, only $3.99 per pound. Da quando in qua il pollo suona la batteria con le bacchette? Infatti letteralmente drum è il tamburo, stick è la bacchetta. Il mistero è presto risolto: con quattro dollari ti compri una libbra di cosce di pollo. Le bacchette di… pollo: Leggi il resto »

Gli americani ce l’hanno corto

… il linguaggio, cosa avevi capito? In effetti nella mia posizione di osservatore “esterno” di questa lingua bizzarra, posso confermarlo: gli americani sono pigri, meno parole usano e meglio è per tutti. L’ovomaltina, famosa polvere al cioccolato da sciogliere nel latte, qui si chiama Ovaltine, per fare un esempio. Oppure il lunghissimo “allacciare le cinture di sicurezza” diventa un ben più corto buckle up. Ma il caso più evidente è quello mostrato nel cartello qui di seguito. In Italiano bisognerebbe dire: parcheggio riservato solo ai veicoli autorizzati, gli altri saranno soggetti a rimozione coatta; permesso numero 10.

permit parking only, others towed

Attenzione ai falsi amici

Quando si studia una lingua straniera, nel caso specifico l’inglese, ci si imbatte prima o poi in quelle parole che gli insegnanti in genere definiscono false friends. Cioè che assomigliano ad altre parole della nostra lingua madre, ma hanno un significato completamente diverso. Grazie ai cattivi consigli di questi amici imbroglioni, è facile fare figuracce o semplicemente non essere capiti dal proprio interlocutore. L’approfondimento di oggi vuole proprio essere un piccolo avvertimento: imparare a conoscere il nemico che si nasconde in ogni frase, può aiutarci ad affrontare in maniera disinvolta una conversazione con il nostro cugino americano. Attenzione ai falsi amici: Leggi il resto »