due chiacchiere

Ed oggi sono 100 articoli dalla riapertura

Da settimane sto pensando a cosa mi sarebbe piaciuto scrivere per celebrare questo piccolo traguardo che si avvicinava imperterrito ed inarrestabile. Che poi, tra l’altro, è a due passi da un’altra meta, essendo questo il 1959° articolo da quando questa casetta virtuale sperduta nella rete ha cominciato le trasmissioni circa 16 anni fa. All’inizio mi era venuto in mente di raccontarti cosa ho fatto in questi anni di assenza dal piccolo schermo, e colmare quella lacuna che non ho sviscerato con il post della ripresa delle trasmissioni. Ma so che in fondo a pochi interesserebbe conoscere fatti personali senza nessun contesto, specialmente considerando che in tanti anni di onorato servizio, ho sempre tenuto un certo riserbo sulla mia vita privata. D’altro canto, il filo conduttore di questo blog è sempre stato quello dell’utilità sociale: dalle ricette all’accessibilità, dalle riflessioni sulla società italiana ai consigli sull’inglese, ho sempre cercato di usare questo spazietto per dare un contributo costruttivo, che aggiungesse valore alla massa sterminata di informazione disponibile in rete.

Un vecchietto festeggia cento anni guardando la torta di fronte a lui con le candeline

In questi ultimi mesi ho riscoperto il piacere di scrivere sul mio blog, di ricercare argomenti e spunti di riflessione, di leggere gli altri blog come non facevo da tempo, ed anche di strizzare ogni possibile goccia di ottimizzazione dal sistema di gestione e dal tema. Mi dispiace solo di non averlo fatto prima, prigioniero di un’apatia che per qualche anno mi ha tolto la forza e la voglia di impegnare il mio tempo libero in modi socialmente utili. Certo, anch’io ho subito gli effetti della disintegrazione della blogosfera italiana e della migrazione in massa verso le piattaforme social. Anch’io mi sono lasciato abbindolare da Facebook e soci, ma l’idillio è durato davvero poco: all’inizio era il fastidio provocato dal chiasso di fondo, poi è arrivato il vortice di contenuti sponsorizzati, ed infine la proverbiale goccia è stata la cruda realtà di essere solo bestie da macello digitali (con gli scandali di Cambridge Analytica).

Ora mi sento meglio, e sebbene non scriva per la gloria di essere un influencer (non sono tagliato per quel mestiere), mi fa piacere di aver potuto ricucire un dialogo in realtà mai interrotto con alcuni dei miei lettori più fedeli. Credo che questo fosse ciò che mi mancava di più all’interno dei social: quel rapporto coltivato negli anni, di persone che imparano a conoscerti post dopo post. Sui social è tutto molto più impersonale: un po’ come la differenza tra la bottega sotto casa, dove la proprietaria ti conosce da anni e ti serve il prosciutto di qualità, ed il supermercato dove ogni volta trovi una persona diversa che neppure sa cosa sia il guanciale. E sono convinto che, specialmente con i tempi di sconvolgimento sociale che stiamo attraversando, questo sia il web “due-punto-zero” a cui tutti dovremmo aspirare. Perché i balletti su TikTok ti possono dare cinque minuti di fama internazionale, ma i contenuti curati creano legami duraturi, di persone genuine che hanno imparato ad apprezzarti nel tempo.

L’arte di mantenere un blog andrebbe tutelata come i mestieri di una volta che sono oramai più unici che rari. Perché diventa un esercizio terapeutico, un proverbiale massaggio per l’anima di cui tutti prima o poi abbiamo bisogno.

 

Commenti

  1. Paolino ha detto:

    Verissimo, e fa piacere leggere Blog come il tuo in particolare perché hai uno stile di scrittura scorrevole e piacevole, cosa non da tutti.
    Avanti così!
    Saluti

    1. camu ha detto:

      Grazie, si vede che come il vino, sto migliorando con il tempo, dato che al liceo il mio prof di Italiano non la pensava così 😁

      1. Paolino ha detto:

        Sicuramente è cosí, i Prof delle superiori spesso sentenziano senza pensare a cosa dicono e senza pensare che alcune frasi possono rimanere impresse ai ragazzi di quell´etá e non sono per niente costruttive.
        Pensa che la mia Prof di Inglese del Liceo disse che non ero portato per le lingue; adesso vivo in Germania, ho imparato il tedesco (lavoro per un Ministero) e parlo anche decentemente inglese (C1) e spagnolo (B2 ).

        1. camu ha detto:

          Per la serie, una che non sapeva per nulla fare il proprio mestiere. Oggi i prof sono esattamente al contrario, da quello che vedo con le mie figlie, ed incoraggiano i ragazzi ad ogni angolo di strada, forse anche un po’ troppo per i miei gusti, finendo di creare un falso senso di sicurezza ed autostima che potrebbero scontrarsi poi con la cruda realtà della vita da adulti…

  2. Emanuele ha detto:

    Ho sperato per anni che tornassi a scrivere qualcosina. Mi accorgo che in tanti stanno facendo il tuo percorso in questo periodo: ho la sensazione che la puzza dei (pseudo)social inizia a farsi sentire prepotente.
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Si, ricordo che passavi di qui per fare gli auguri di Natale, ed io guardavo da dentro quella prigione di apatia da cui non riuscivo ad uscire. Anch’io ho notato la stessa cosa sul percorso di allontanamento da Facebook e soci, e non può che farmi piacere: i social hanno contribuito a rovinare il ricco tessuto sociale a cui erano abituati i nostri genitori e le generazioni che ci hanno preceduto.

  3. Trap ha detto:

    Da un amico di lunga data: auguri!
    È normale averne abbastanza e poi ricominciare.
    Purtroppo molti blog di qualità non hanno più ripreso.

    1. camu ha detto:

      Grazie! Sul riprendere, pensavo l’altro giorno che è anche una questione d’età. Molti dei blogger popolari una quindicina d’anni fa ora sono sessantenni che hanno altro a cui pensare. Magari quando si mettono in pensione finisce che rispolverano il loro vecchio passatempo…

  4. Aldo ha detto:

    Se mi metto a pensare a tutti i siti e blog che seguivo e che ora non sono più aggiornati o addirittura spariti mi viene il magone.

    Comunque, mi ricordo quando andavamo nel blog di Tophost a commentare. 😀

    1. camu ha detto:

      Bei tempi, ci divertivamo un sacco, ed io usavo sempre la stessa frase quando la gente taccagna s’inventava scuse per pagare un euro in meno: questo di sicuro c’ha il Porsche Cayenne parcheggiato in garage…

      1. Aldo ha detto:

        Ecco, ora ci vorrebbe una “reaction” (la faccina che sorride). 😀

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