due chiacchiere

Il prete divertente americano

Non è la prima volta che partecipo alla messa qui in America, ma finora non avevo trovato l’occasione per parlarne sul blog. L’impatto per chi, come me, è abituato al prete monotòno (cioè che tiene sempre lo stesso tono di voce, sia che parli ai fedeli, sia che legga le Sacre Scritture) è molto forte. Qui si sente quasi l’influenza del mondo dello spettacolo. A cominciare dal microfono: in molte parrocchie il prete oramai usa quello alla Maria De Filippi, attaccato ad un orecchio e col braccetto che va vicino alla bocca. Utilissimo, a dire il vero, così il prete ha piena libertà d’azione sull’altare, senza essere intralciato da fili e senza dover stare sempre allo stesso posto. In Italia una cosa del genere, come minimo scandalizzerebbe i più ortodossi tra i fedeli.

Ma la parte che prediligo è l’omelia (la “predica”, per dirla in parole semplici): i fedeli sono resi più partecipi, ogni tanto c’è anche qualche battuta. Oggi ad esempio, nel bel mezzo del discorso, è suonato un cellulare tra la gente. Il prete non si è scomposto per nulla, e neppure ha additato il povero smemorato in maniera brusca. Al contrario, sorridendo ha esordito “questa deve essere mia madre, le ho sempre detto di non chiamarmi durante la funzione” rilassando di fatto l’attimo di tensione che aveva attraversato la chiesa.

Forse i “puristi” potranno storcere il naso, leggendo queste cose, ma io sono rimasto estasiato a partecipare alla cerimonia eucaristica americana: tutti i fedeli, e dico tutti, prendono la comunione (penso che qui la “regola” del doversi confessare prima, sia stata abrogata da tempo), esiste sempre una signora che dirige i momenti di canto, alla fine il prete si mette fuori dalla porta e stringe la mano a tutti, scambiando due parole con vecchi e giovani. Insomma, mi piacerebbe tanto che pure in Italia la Chiesa diventasse più due-punto-zero come è qui in America.

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Io dico che non si può fare di tutta l’erba un fascio. E di sacerdoti così, simpatici e poco attaccati alle etichette ne ho incontrati anche in Italia.
    Un esempio? Un bravissimo sacerdote (morto un paio di anni fa purtroppo) che per catturare la nostra attenzione ed essere più esplicito, prese un piatto, salì su una sedia e lo lasciò cadere da li, mandandolo in frantumi.
    Adesso raccontato così perde di significato, ma in quel momento aveva tantissime spiegazioni una più bella dell’altra.
    L’America è diversa, ma tutto il mondo è paese per certe cose. 😉
    Ciao,
    Emanuele

  2. LaCapa ha detto:

    Bhè, in Italia la forza della tradizione è ancora troppo forte. A certe cose ci arriveremo, suppongo… E lo dico da atea, giacché mi rendo conto che la Chiesa come istituzione [per quanto io non la condivida] catalizza moltissima gente.
    Sarebbe bello che si evolvesse come si evolve il mondo! Credo che ci guadagnerebbe anche in popolarità.

  3. Matteo ha detto:

    Io ho visto la luce!! (citazione dai Blues Brothers) 🙂

  4. Artemisia ha detto:

    Dipende anche dal tipo di esperienze pregresse del sacerdote (e dal suo carattere). Il parroco della nostra Chiesa Madre praticamente lo odiano tutti (me compresa, e sono credente): è arrogante, deve avere sempre l’ultima parola, sta sempre in Chiesa senza mai andare tra la gente, le sue messe sono interminabili (sfiorano le due ore quelle solenni, a Pasqua o Natale), con rimproveri a cascata, e con tante tante chiacchiere. Tre omelie sono assicurate. Sempre e comunque.
    Di contro, il mio paese ha dato i natali ad un sacerdote, ora missionario in Africa, che definire dolcissimo è davvero limitante. Quando torna per qualche giorno da noi, assistere alla “sua messa” riempie il cuore. Per es. durante l’omelia si arma di microfono, scende dall’ambone e si mescola tra noi fedeli, parlando, rivolgendosi ora ad uno, ora all’altro, come un amico che discute del più e del meno. Sempre con il sorriso sulle labbra, mai un rimprovero, a volte infarcendo il discorso con parole in dialetto (“cosi ci capiamo meglio” dice). Un amico, un fratello, un padre. Magari fossero tutti cosi!

  5. Emanuele ha detto:

    Io invece qui a Pittsburgh ho vissuto esperienze assolutamente diverse: chiesa enorme e molto fredda non solo come temperatura, prete formalissimo e soporifero, regole sull’abbigliamento rigorose….roba che per me è vecchia di almeno 30 anni.
    Premetto che vengo da Torino e ho sempre frequentato parrocchie salesiane…..ma non mi ricordo di messe in cui ci sia quasi l’obbligo di inginocchiarsi alla consacrazione. Qui a Pittsburgh se non lo fai sei una mosca bianca.
    Ovviamente sono stato ad una messa cattolica. Camu, mi chiedo se tu non sia andato invece dai protestanti …che a detta di tutti sono molto molto molto più simpatici e giooovani.

    Un saluto. Avrei poi bisogno del tuo parere sulla sicurezza del blog con intrusione di spam. Magari ti scrivo in privato

  6. Trap ha detto:

    “penso che qui la “regola” del doversi confessare prima, sia stata abrogata da tempo”

    l’ha detto il prete? Sennò glielo puoi chiedere 🙂

  7. Mirtilla ha detto:

    Speriamo solo che i preti italiani non si accodino a quel filone di preti statunitensi che molestano i ragazzini.
    Per il resto in USA hanno capito che se si vuole comunicare ed insegnare, bisogna farlo nel modo giusto ed usare, perchè no, anche accorgimenti televisivi. Lo si vede nella scuola americana e anche nelle chiese.
    Comunque ciao, questo è il mio primo commento!

  8. camu ha detto:

    Pixel e Artemisia, sono contento di leggere che almeno qualche buona esperienza esiste anche in Italia. Anche se nel mio articolo volevo più porre l’accento sul fatto che qui nessuno si scandalizza se il prete indossa il microfono ad auricolare, o se fa le battute sul cellulare. Ma ben vengano i preti che “sperimentano” e si avvicinano alla gente.
    LaCapa e Mirtilla, ecco appunto è quello che volevo dire io 🙂
    Emanuele secondo, chiedimi i consigli quando vuoi! Riguardo al tipo di messa, era una chiesa cattolica, non protestante. Sono stato l’anno scorso ad una messa protestante, e ti confermo che era molto allegra ed informale. Forse i cattolici, per paura della “concorrenza” si stanno adeguando, almeno qui in America.
    Trap, beh altrimenti come si spiega che tutte le domeniche tutti i fedeli vanno a prendere la comunione? Come ha detto Emanuele, se non lo fai sei considerato una mosca bianca…

  9. Trap ha detto:

    Camu, beh non sono d’accordo. Faccio un’esempio: c’è una superstrada a due corsie con il limite di velocità 50 km. Nessuno lo rispetta, per cui devo dedurre che l’articolo del codice stradale è stato forse abolito? Non è che se lo fanno tutti, lo puoi fare anche tu…

  10. camu ha detto:

    Trap, perfettamente d’accordo con te. Infatti preferisco essere considerato una mosca bianca e seguire la regola che conosco io 🙂 Ma magari una di queste domeniche mi fermo a parlare col prete che stringe la mano a tutti fuori dalla porta, e glielo chiedo!

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