due chiacchiere

Le impressioni della prima volta

Forse dal titolo avrai pensato che questo intervento riguardi chissà quali esperienze: almeno questo era il mio intento. Però se così fosse stato, l’avrei inserito nella zona notte anziché in ingresso. Invece lo metto qui perché sono appena tornato dalla mia prima donazione volontaria del sangue. Un gesto che avevo in mente da tempo, e che finalmente oggi sono riuscito a concretizzare. E non riesco a resistere alla tentazione di condividerlo con te: non tanto per mania di protagonismo (almeno credo), quanto per provare a convincerti che, tutto sommato, è un’esperienza gratificante e per nulla dolorosa o di cui aver paura.

Seguendo una rigorosa scaletta cronologica, la giornata inizia alle 8.15, quando arrivo al centro trasfusionale dell’ospedale cittadino. In realtà non andavo “impreparato” perché qualche giorno prima avevo chiamato il numero verde dell’AVIS per tutte le informazioni preliminari del caso: la ragazza che mi ha risposto, con un fare che mi ha messo subito a mio agio, mi ha spiegato tutto e mi ha mandato a casa un promemoria, oltre al foglio da compilare per iscriversi all’associazione. Tutto molto chiaro e ben spiegato: primo passo andare a farsi visitare al centro trasfusionale.

E così, come dicevo, mi sono presentato in ospedale. Mi danno un foglio da riempire anche qui, più dettagliato: si tratta di un questionario dove ti chiedono se hai avuto malattie infettive, se sei stato in Asia o in Gran Bretagna (per la mucca pazza), e cose di questo tipo. Poi ti fanno accomodare nella stanza dove si eseguono le donazioni: ammetto che mi è venuta un po’ l’ansia a vedere la gente (rilassata e tranquilla) sdraiata sui lettini, con le sacche di sangue a fianco. Penso sia normale, no? Un istinto ancestrale che scatta automaticamente a prescindere dalla nostra convinzione e dalla volontà. O forse era semplicemente lo stomaco vuoto che brontolava?

In sala, mi fanno sedere in un cantuccio, dove un infermiere mi chiede il dito, e con un aggeggino a forma di penna, preleva qualche goccia di sangue dall’indice. Credo sia una macchinetta simile a quella per fare i buchi nelle orecchie, ma meno invasiva, è ovvio. Buca il dito con un ago che entra ed esce in meno di un decimo di secondo, il dolore non si sente neppure, giusto un pizzichino subito dopo. Al solito, probabilmente è più la suggestione e la paura a giocare brutti scherzi, che non il gesto in sè. Queste gocce vengono depositate su una strisciolina di plastica e infilate in una macchinetta, che quasi in tempo reale, le analizza e tira fuori uno scontrino con sigle strane: boh, sarà il medico a capirci qualcosa.

Infatti, con i fogli compilati prima e questo scontrino, mi chiama il medico nella porta accanto, che con fare rassicurante (forse ha intravisto un minimo di tensione sul mio volto?) mi spiega tutto e mi dice che sono un candidato ideale per le donazioni: valori nella norma, sana e robusta costituzione, età giusta e peso… beh, lasciamo perdere! Diciamo che anche quello è nella norma, eh eh. Nel foglio, alla voce “sei stato in Gran Bretagna bla bla bla” io ho risposto di si, essendoci stato qualche anno fa per pochi giorni. Ma il dottore mi ammonisce: no, se ci sei stato più di 7 anni fa, non è un problema. Potevi anche scrivere di no. Insomma, sono stato troppo pignolo.

Il medico mi consegna il foglio per il lavoro (vedi più avanti, tra i benefici), e un paio di altri fogli che ha stampato nel frattempo, e mi fa tornare nella sala donazioni. Immagina una sala da barbiere o da parrucchiere, con tutte le sedie reclinabili disposte lungo il perimetro, e la gente semisdraiata a guardare la tv o leggere il giornale: di certo anche l’ambiente non ti mette ansia, al contrario risulta rassicurante. Come pure i medici e gli infermieri, che ogni due minuti, mentre è in corso la donazione, ti chiedono “tutto bene?”. C’era anche il “capoccia” dei medici (il primario?) che faceva battute e raccontava barzellette. Per brevità tralascerò quella che ha raccontato a me, divertente per la verità.

A parte un piccolo incidente di percorso (non mi hanno beccato la vena al primo colpo), il resto è andato tranquillo. L’ago è leggermente più grosso di quello normale che usano ai prelievi per le analisi, ma se hai una soglia del dolore nella media, non ti accorgi della differenza. Il tempo medio per riempire il sacchetto è di 15 minuti, che comunque passano in fretta ascoltando le barzellette o chiacchierando con il personale medico presente. Alla fine saluti tutti, ed esci con l’aria soddisfatta di chi si sente “un po’ più utile” almeno per un giorno. Dopo, sono andato alla sede AVIS per completare le pratiche dell’iscrizione all’associazione. Anche qui la ragazza è stata molto carina e disponibile.

Per non dilungarmi troppo, passo in breve ai vantaggi che derivano dal fare questo gesto, se ci fosse bisogno di motivi per convincerti:

  • giorno di riposo (pagato) dal lavoro: il tutto è finito verso le 10.30, quindi ho adesso il resto della giornata a mia disposizione; era un po’ che non giravo per il centro di mattina
  • colazione pagata: dopo la donazione, ti rilasciano un buono col quale puoi prendere quello che ti pare al dispaccio dell’ospedale; io non ho voluto esagerare, così mi sono limitato ad un pezzo dolce, un cappuccino ed una bottiglietta d’acqua; inoltre se c’è fila alla cassa, hai precedenza su tutti (anche se qualcuno mugugnava alle mie spalle, ma pazienza)
  • molti esami clinici esenti da ticket: esami del sangue, addome e tutto ciò che può riguardare lo stato di salute del donatore; considerando quanto ho speso l’anno scorso per un’ecografia, è un risparmio da non sottovalutare
  • parcheggio gratuito all’interno della struttura ospedaliera, o nelle immediate vicinanze, per chi va a donare in macchina

Non credo ci sia altro da aggiungere, eventualmente mi fossi scordato qualcosa, lo aggiungerò nei commenti. E tu cosa aspetti? Se hai i requisiti, perché non provi a sentirti “eroe” per un giorno?

Commenti

  1. giocatore ha detto:

    Ho pauraaaaaaaaaa! 🙂

  2. camu ha detto:

    Eh eh 🙂 Posso capirti, e credo sia il principale deterrente per tutti. Credo che se donare non facesse male e non destasse paura, non esisterebbe in pratica problema di disponibilità di sangue. Però posso assicurarti che superata la paura (tipica del dover affrontare qualcosa che non si conosce) il resto è tutto assolutamente in discesa. Anche il lettino.

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