due chiacchiere

Ogni ideologia ha i suoi orrori

Quando arriva il momento di ricordare, ogni anno, le deportazioni compiute dai nazisti nel periodo della seconda guerra mondiale, gli eventi lungo l’intero Stivale si moltiplicano, radio e televisioni ne fanno un gran parlare, e l’eco risuona anche a settimane di distanza. Nessuno protesta, e anche la destra nazionale ammette i propri errori. Poi invece si fa una mostra sulle Foibe, e cosa succede? Che vengono rubati gli oggetti della mostra stessa. Capisco che il periodo delle elezioni è vicino, e che ogni parte vorrebbe nascondere i propri errori, ma non ci si può sottrarre ai conti in sospeso con la storia. Anche a quelli di tipo meramente economico.

Riprendere la storia delle Foibe, e raccontarla, non è un semplice esercizio per prepararsi all’esame di Storia. In fondo la mia professoressa, alle superiori, ci ricordava sempre che “si studia la storia per imparare a non ripetere gli errori del passato”. Secondo me, mai nessuna frottola più grossa fu raccontata in pubblico. Anzi, l’ineluttabile ciclicità dei corsi e ricorsi storici, non può essere certo fermata da un libro di scuola. Tendiamo a dimenticare cosa è successo anche solo cinque anni fa, figuriamoci ricordare eventi del secolo scorso. Probabilmente anche analizzando la realtà contemporanea, si può trovare una spiegazione usando la teoria dell’agenda setting: i mezzi di informazione puntano i riflettori sulle stragi naziste, e dimenticano tutte le altre.

Dalla mia enciclopedia, la definizione di foiba è “termine con cui in Istria si indicano, nei terreni carsici (dove scorrono fiumi sottoterra, ndr), le doline in fondo alle quali si apre un inghiottitoio”. Ma nella storia, ricordano la lotta tra italiani e sloveni per il possesso della piccola penisola d’Istria, oggi ridente località turistica. All’epoca era il Maresciallo Tito ad avere un controllo quasi assoluto su quella zona dell’Adriatico. Membro del Dipartimento Politico del Comitato Centrale del KPJ, vicino alla Russia, diffuse la cultura comunista in tutta l’area posta sotto il suo “dominio”.

Sono gli anni in cui è in atto la Seconda Guerra Mondiale, e l’allora Jugoslavia oppone resistenza (anche in seguito agli avvenimenti scatenanti della Prima Guerra Mondiale), e non vuole sottomettersi al controllo nazista. I nazisti rispondono con estrema ferocia tramite esecuzioni, torture e stragi, incendiando i paesi dove si erano rifugiati i ribelli e fucilando tutti i partigiani. Nel 1944 giunge l’Armata Rossa in aiuto dei partigiani ed essi, all’inizio del 1945, liberarono tutta la Jugoslavia dai tedeschi. Le Foibe rappresentano il “colpo di coda” di questa brutta pagina di storia: la gente del posto decise di vendicarsi sugli Italiani, uccidendo senza criterio un numero imprecisato di persone e nascondendole, appunto, in queste voragini del terreno.

Gli storici considerano la responsabilità di Tito determinante per il massacro di Bleiburg così come per le foibe: tali atrocità si verificarono poco dopo la fine della guerra. La morale di questo mio intervento vuole essere: non nascondiamo gli errori del passato, sia a destra che a sinistra. Possono essere utili per non ripeterli nel presente, e da insegnamento per il futuro. Anche se le fosse comuni dell’era Milosevic o di Saddam, dimostrano che l’uomo è proprio predisposto a sbagliare sempre.

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