due chiacchiere

Mia, una storia adolescenziale bella e struggente

Un paio di settimane fa, sulla pagina principale di RaiPlay, tra i film suggeriti c’era quest’opera drammatica con Edoardo Leo, Mia. In genere cerco di evitare le storie drammatiche, perché di dramma ne ho già abbastanza nella mia vita quotidiana, ma in questo caso ho voluto fare un’eccezione, perché con due figlie che hanno gli stessi atteggiamenti della protagonista del film, volevo capire come gli sceneggiatori provavano a fornire una soluzione alle sfide di crescere figli nel contesto social dei tempi moderni. Come dicevo a Piero in calce ad un suo recente post, i nostri figli sono bravi ed educati perché fa parte del nostro DNA, e questo diventa un problema in una società oramai troppo aggressiva in cui tra i giovani non contano più le buone maniere.

Partiamo dalla trama:

Sergio, conducente di ambulanze, e Valeria sono una coppia affiatata con un’unica figlia adolescente, Mia. Nella loro vita entra improvvisamente il ventenne Marco, che diventa il primo ragazzo di Mia. Marco, incapace di amare, si rivela da subito un manipolatore, che stravolge la vita della quindicenne controllandole il cellulare e allontanandola dallo sport, dalla scuola e dalle amiche. Dopo molte peripezie (non ti svelo tutto), i due si lasciano, e lui per vendetta manda a tutti i suoi amici foto di lei nuda. La ragazza, avendo smesso di parlare con la mamma e con la sua migliore amica, si sente d’un tratto sola ed abbandonata, finendo per compiere un gesto disperato.

Come puoi immaginare, si tratta di un film che fa male. Specialmente per chi, come me, vede gli stessi comportamenti, e la stessa confusione nella propria figlia. E secondo me, fa male anche per come il regista decide di raccontare la storia, mettendola in scena su un palcoscenico reale, credibile, fatto di gente comune che cerca di portare avanti la famiglia senza troppe pretese.

Le case, i luoghi di lavoro, le strade, i capelli dei protagonisti, le loro reazioni emotive: non c’è nulla di posticcio e plastificato, tutto pulsa di vita vera. E così la storia di Mia si amplifica, e la seguiamo con il fiato sospeso, con un crescendo di ansia e preoccupazione verso una ragazza a cui vorremmo gridare attraverso lo schermo di aprire gli occhi, di parlare con la mamma (parlare con il papà è una causa persa, ne so qualcosa), invece che rinchiudersi in un silenzio ed una paura di star sbagliando.

Alla fine, pur nella sua drammaticità, il film mi è piaciuto, perché porta a riflettere su come il dialogo tra genitori e figli si sia spezzato, pur con i salti mortali che noi genitori spesso facciamo per incoraggiare una comunicazione più aperta, più sincera, più basata sulla fiducia che sulla paura di essere giudicati e puniti per aver fatto qualcosa di sbagliato. Quindi se non hai paura di un pugno allo stomaco, questo è un film che ti consiglio di guardare.

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Commenti

  1. Paolo ha scritto:

    Intendi farlo vedere alle figlie?

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