due chiacchiere

Milleduecento mascherine fatte in casa

Anche se si avvicina carnevale, oggi vorrei parlare di un diverso tipo di mascherine: quelle che da oramai due anni indossiamo volenti o nolenti per proteggerci dal Covid. Era la fine di aprile del 2020 quando, superato lo shock iniziale dei lockdown e di quest’atmosfera surreale nella quale ci siamo visti catapultati da un giorno all’altro, ci venne l’idea di farci delle maschere per poter uscire. Ovviamente di quelle commerciali non se ne vedeva neppure l’ombra, ed ognuno si arrangiava in modi fantasiosi pur di poter andare al supermercato a prendere qualcosa da mangiare. Così, sfruttando la macchina da cucire di mia figlia, trovammo dei cartamodelli, un po’ di stoffa su Amazon e cominciammo una produzione artigianale per amici e parenti, usando vecchie magliette di cotone per gli elastici, e gancetti che avevo trovato in garage. Dopo qualche giorno, i nostri amici ci chiesero se potevano averne altre per i loro amici, così decidemmo di lanciare una piccola iniziativa sulla pagina Facebook del nostro comune: le mascherine della speranza.

una mascherina di stoffa con stelle e strisce

In breve, chi voleva poteva comprare una mascherina a 10 dollari, e tutto il ricavato sarebbe stato devoluto in beneficenza ad associazioni di volontariato locale ed alla mensa dei poveri, per aiutare chi aveva perso il lavoro o si trovava in difficoltà per altri motivi. Il successo fu abbastanza buono, ed alla fine raccogliemmo circa 1.200 dollari dopo un paio di mesi. Quella qui sopra fu una delle prime che producemmo, ovviamente ispirata dall’onda di patriottismo che tutti sentivamo forte nei cuori. Ne parlarono perfino sul giornale locale, ed uno dei Senatori del nostro stato (l’equivalente degli assessori regionali italiani) fu davvero colpito dalla bellezza di quest’iniziativa e ci mandò una nota scritta di suo pugno per ringraziarci.

I più attenti tra i miei piccoli lettori allora diranno: ma tu hai detto 1.200 mascherine nel titolo, qui i conti non tornano. Ma il mistero è presto spiegato: quando la domanda locale iniziò a diminuire, entrammo a far parte di un gruppo nato spontaneamente su Facebook per donare mascherine a comunità di contadini e di indiani d’America in difficoltà. Alcuni membri del gruppo mettevano a disposizione le stoffe ed altre materie prime, che venivano spedite a chi ne facesse richiesta, per trasformarle in mascherine da spedire a queste comunità. Le richieste fioccavano, ed ogni ordine era l’occasione per perfezionare la nostra catena di montaggio: se all’inizio ci volevano 15 minuti per fare una mascherina, alla fine abbiamo ridotto il tempo a circa 5 minuti ciascuna. Le abbiamo spedite ai quattro angoli degli Stati Uniti, dallo stato di Washington al Texas. E mi piace pensare che ancora oggi qualcuno le stia usando per proteggersi dal Covid.

A casa camu continuiamo ad utilizzarle quotidianamente, un po’ per soddisfare la nostra indole ecologista (spunto interessante per un altro post), un po’ per far contento il portafogli, un po’ per semplice comodità, dato che queste mascherine personalizzate possiamo farcele in base alle misure specifiche dei nostri volti, e quindi ci calzano a pennello. Cosa da non sottovalutare specialmente per le bimbe che devono tenerla tutto il giorno a scuola.

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Sei consapevole che non proteggono?
    Complimenti comunque per lo spirito d’iniziativa, ad inizio pandemia queste idee erano pane per l’anima!
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Si, all’epoca era impossibile trovare le mascherine “buone” (FFP2 lì, N95 qui) quindi quelle di stoffa erano l’unica via di salvezza. Ora le bimbe le usano a scuola perché con quelle FFP2 tenute tutto il santo giorno in classe, davvero non riescono a respirare bene. E comunque gli studenti sono distanziati ed hanno un divisorio di plexiglass sul banco. Io indosso la FFP2 solo quando so di dover stare a stretto contatto con altre persone, tipo mezzi pubblici ecc. Ma se vado al supermercato e devo starci un’ora, preferisco quella di stoffa, anche se so che la protezione è minima. Faccio attenzione a tenermi a debita distanza, per quanto possibile, dalle persone intorno a me, specialmente coloro che non indossano nessuna protezione (eh già, qui si può 🙁 ). Le preferisco a quelle chirurgiche, che rimangono aperte ai lati del volto, mentre queste ci calzano a pennello.

      1. Aldo ha detto:

        Secondo me c’è di mezzo anche il fattore psicologico sulla difficoltà a respirare con la mascherina. E’ come quando devo mettere la cravatta (che indosso davvero di rado) e mi sento soffocare. 😀

        Te lo dico perché io addirittura canto con la mascherina (la FFP2) e non ho alcun problema. (a parte la voce che esce chiusa, ma vabbè).

        1. camu ha detto:

          Senza dubbio, Aldo. Deve essere l’ansia della folla al supermercato che mi causa questo senso di soffocamento. Poi anche perché l’ho indossata molto di rado, quindi è proprio una questione di mancanza d’abitudine.

  2. Trapanator ha detto:

    La lettera del senatore potresti conservarla come “raccomandazione” per un futuro concorso come bibliotecario della tua contea 😀

    1. camu ha detto:

      Non ci avevo mai pensato, ma sai che hai ragione… conoscere un senatore di questi tempi è una cosa che bisogna saper sfruttare!

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