due chiacchiere

Non serve vietare l’intelligenza artificiale, anzi

La notizia secondo cui in Italia sia stata vietato l’uso di ChatGPT è arrivata persino qui in America, dove tutti i massimi “esperti” continuano a dibattere sulle conseguenze che queste nuove tecnologie avranno sul genere umano. E mentre il Belpaese adotta un atteggiamento proibizionista, in Cina qualcuno affida a queste piattaforme persino la direzione di un’azienda. Quello che secondo me in molti non capiscono è che non c’è modo di fermare l’avanzata di questi strumenti, perché già sono intorno a noi in tantissimi aspetti della nostra vita quotidiana, e non ce ne rendiamo neppure conto. Dalle automobili imbottite di dispositivi di sicurezza per mantenere la distanza dal veicolo che ci precede, e che frenano quando si rendono conto di un pericolo, fino ai sofisticatissimi algoritmi che comprano e vendono azioni prendendo decisioni complesse (a volte clamorosamente sbagliate) in millesimi di secondo. Dai cellulari che rimuovono i difetti dalle fotografie che scattiamo, alle aziende che utilizzano l’intelligenza artificiale in modi creativi, come la funzione “gomma magica” di Canva, che sfrutta algoritmi avanzati per rendere il ritocco delle immagini un gioco da ragazzi e permette di eliminare oggetti dalle foto in un solo click, ai cervelli artificiali che controllano ogni aspetto delle nostre interazioni sui social.

Un uomo in giacca e cravatta ed un robot antropomorfo giocano al tiro alla fune

Il vero problema è che la tecnologia ci rende pigri e ci spinge a pensare sempre meno. E non parlo solo dei sofisticati sistemi su cui si basa ChatGPT. L’invenzione del telecomando ci ha consentito di star comodamente seduti sul divano e cambiar canale senza sforzo, e i personal trainer non si sognerebbero mai di imbandire una protesta per la messa al bando di questi piccoli incoraggiatori dell’obesità. In quanti sappiamo come raggiungere un posto lontano da casa senza affidarci al navigatore? In quanti ricordiamo i numeri di telefono di amici e parenti senza affidarci al cellulare?

Non c’è dubbio che se da un lato l’obiettivo di chi si inventa queste cose sia quello di renderci la vita più facile, dall’altro dobbiamo fare i conti con l’effetto collaterale dell’instupidimento e pigrizia globale. Esistono persino studi che confermano come il tasso di crescita del quoziente intellettivo si sia fermato ed abbia invertito la rotta a partire dagli Settanta:

Le ragioni non sembrerebbero quindi di carattere demografico, come l’accumulo di geni non vantaggiosi in fasce particolari della popolazione ipotizzato in passato. Si pensa piuttosto a cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini dei ragazzi – che cosa e quanto leggono, come trascorrono il tempo libero, che tipo di istruzione ricevono.

Allora dovremmo forse rivedere l’obiettivo stesso del progresso tecnologico che portiamo avanti come abitanti di questa piccola palla che svolazza nello spazio. La verità è che questa valanga tecnologica che va avanti dall’invenzione della ruota (o forse anche prima) è insita nella nostra natura, non è una cosa nata con ChatGPT. E far finta di volerla fermare, o ancora peggio respingerla, è solo un futile esercizio che non porterà nessun risultato, e ci farà solo perdere tempo prezioso. Anzi, a me non dispiacerebbe ad esempio sostituire i politici con l’intelligenza artificiale: di certo ChatGPT non farebbe molto peggio di tanti politici che ci tengono prigionieri delle loro inutili promesse e continuano a trascinare intere popolazioni in una lenta ed insopportabile agonia. E forse finirebbe per essere un governante più equo e magnanimo di quelli che ci ritroviamo oggi.

Possiamo provare a divincolarci quanto ci pare, ma l’unica via è accettare questa nuova rivoluzione industriale, magari non passivamente, ma lavorando insieme per trovare un nuovo equilibrio sociale ed economico. Se nella precedente abbiamo delegato la forza fisica alle macchine, adesso è il turno di delegare la forza mentale, sulla quale ci superano di parecchi ordini di grandezza. Invece che essere miopi e combattere come moderni Don Chisciotte il mulino della tecnologia, dovremmo concentrarci sulle soluzioni per convivere in maniera che tutti possano trarne beneficio. Il mio pensiero va, ad esempio, a tutte le persone che saranno senza lavoro per effetto dell’incessante progredire di questa automazione.

La risposta, a mio parere, è da cercare nel famigerato reddito di cittadinanza. Ma non quello applicato indiscriminatamente dai Cinque Stelle (per la gioia di truffatori e manigoldi) come s’è fatto in Italia finora, senza collegarlo ad un percorso di formazione e riqualificazione. Pensiamo a quello che è successo all’inizio della pandemia: in moltissimi sono rimasti a casa senza lavoro quando è arrivato il Covid, ed i governi sono intervenuti prontamente per fornire un sussidio rapido e sopperire a quel problema, evitando con successo il tracollo delle proprie economie. Seppure con i difetti della fretta, è stata una soluzione che ha funzionato più che bene, ed ha salvato milioni di posti di lavoro in un periodo difficile.

La tessera magnetica su cui viene accreditato il reddito di cittadinanza

Allora perché non fare lo stesso con l’intelligenza artificiale? Se i lavoratori pagano le tasse, anche i lavoratori artificiali dovrebbero essere sottoposti allo stesso regime fiscale. E quei soldi potrebbero alimentare un fondo destinato a pagare un reddito minimo a coloro che hanno perso il lavoro proprio a casa dell’automazione. Certo, per esigenze di brevità, sto sintetizzando il mio pensiero in pochissime righe, ma sono convinto che potrebbe funzionare, se implementato a livello globale all’interno dell’Unione Europea o degli Stati Uniti. Questo porterebbe la gente ad avere meno paura dei robot che stanno venendo a prendersi i nostri posti di lavoro, ed anzi creerebbe un meccanismo che, come dicevo all’inizio, ci spingerebbe a scoprire nuove frontiere del lavoro finora inesplorate. Il problema è che i politici non hanno la più pallida idea di queste ramificazioni e delle possibilità che s’intravedono, e si limitano a continuare a fare come s’è sempre fatto finora.

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Commenti

  1. ha scritto:

    La tecnologia su alcune persone ha avuto il dono di instupidirle ogni oltre modo. Trovo che poter dialogare con una macchina in maniera più umana non sia da ripudiare a prescindere, anzi aiuta a comprenderle meglio.
    Mi preoccupa invece la possibilità che le macchine possano gestire attività umane, sicuramente meglio degli umani, non si stancano, non si lamentano e via discorrendo e soprattutto quanto i politici abbiano capito di cosa si parla, quali sono i rischi e quali le opportunità. Ce ne sono di lungimiranti? Dubito
    Lo stop italiano non è stato per cattiveria o chiusura, OpenIA ha ignorato la normativa in materia di privacy europea, la parte grave è stata che il solo garante nostrano si è accorto della questione, infatti appena l’azienda si è allineata tutto è tornato disponibile. Forse a livello mediatico la questione è stata raccontata male, evidenziando il solo stop come un dispetto.
    Sul fatto che vi sia una tassa sui robot e similari era già stata affrontata anni addietro ma come si è visto nulla è stato fatto, colpa la classe politica tenuta dal bavero dalle aziende che con i robot aumentano gli utili a dismisura.
    Una IA che ci possa governare? La cosa mi inquieta non poco, se si rendesse conto che il problema siamo noi e siamo sacrificabili per un bene a modo loro superiore? Un mix tra Skynet e Matrix… Come dice l’agente Smith siamo deboli se paragonati alle macchine.

    Risposte al commento di Piero_TM_R

    1. camu
      ha scritto:

      I film di fantascienza hanno fatto di tutto negli ultimi decenni per scolpire nelle nostre menti l’idea di robot che vogliono eliminarci: l’agente Smith è l’esempio perfetto, e Skynet rimarrà per sempre nei nostri incubi. Ma non sono poi così convinto che in verità le cose andrebbero in quel modo. Semplicemente per il fatto che un cambiamento così radicale presuppone il sorgere di una coscienza di se stesse che le macchine acquisirebbero magicamente, ed il desiderio di vivere ed esistere a prescindere dai loro creatori. La verità è che, per quanto sofisticati questi strumenti possano diventare, saranno sempre soltanto questo, strumenti. ChatGPT può sembrare senziente, ma sai benissimo che è tutta una messinscena. E se fra 200 anni le cose dovessero cambiare e le macchine acquisissero una coscienza di se, allora vorrà dire che, come noi abbiamo spazzato via l’uomo di Neanderthal, sarà il nostro turno di essere spazzati via. Il mio sospetto è che invece finiremo per fonderci con questi strumenti, per estendere le nostre abilità fisiche e mentali. Dando vita a quello che un tempo qualcuno aveva chiamato l’homo evolutis.

  2. ha scritto:

    Secondo me il gatto è ormai fuori dal sacco, come direbbero oltreoceano, non vedo davvero come tutti (innovatori rivali, aziende rivali, Paesi rivali) potrebbero mettersi d’accordo sui limiti alle IA.

    Risposte al commento di Mondo in Frantumi

    1. camu
      ha scritto:

      Concordo pienamente. Per questo è giunto il momento di cercare di trovare una soluzione dando per scontato che da qui non si può tornare indietro, senza nascondere la testa sotto la sabbia, e lasciando la patata bollente alle generazioni future.

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