Accidenti, è già passato un anno e mezzo da quando finii di ascoltare uno dei tanti audiolibri nella mia lista Audible (no, questo non è un post sponsorizzato, magari!): Progetto Hail Mary, che in italiano vuol dire Ave Maria, ovvero l’estrema speranza di realizzare qualcosa di molto difficile. Si vede che io sono stato uno dei pochi a cui il libro ha lasciato un sapore misto in bocca, se hanno deciso di produrre l’adattamento cinematografico per il grande schermo. E senza anticiparti nulla, devo confessare di avere avuto la stessa sensazione dopo aver finito di guardare il film. Ma in fondo si sa, il film dopo il libro è molto spesso una cattiva idea. Si vede che io sono maestro di cattive idee 😒. Al solito, non proseguire la lettura se non vuoi rovinarti la sorpresa.

La trama è stata mantenuta pressoché intatta rispetto al libro, accorciando molte spiegazioni per esigenze di durata, quindi questo almeno è un buon inizio. Ricordo ancora quando guardai Ready, Player One, dopo aver già letto anche in quel caso il libro. Due opere praticamente indipendenti, che sviluppano due trame simili ma con tante libertà artistiche, chiamiamole così. Il film inizia con un uomo (Ryan Gosling) che si sveglia su un’astronave nello spazio. Non ricorda chi sia, né dove si trovi, né perché sia lì. È solo, confuso e disorientato. Le cose non migliorano quando capisce che la stella che intravede in lontananza sugli schermi della sala di controllo non è il nostro Sole, ma quella di un altro sistema e che si trova a diversi anni luce lontano da casa.
E già qui c’è qualcosa che non mi torna: perché quelli che l’hanno lanciato, suo malgrado, in quest’avventura interplanetaria, non gli hanno lasciato un video, qualcosa che gli spiegasse cosa stesse succedendo? Anche qualcosa registrato da lui stesso, porca miseria. Lo so, forse loro non avevano previsto che Ryland Grace, insegnante di scienze delle medie, avrebbe perso la memoria. Ma giusto per cautela, dargli un manuale d’istruzioni ed indicazioni sulla sua missione, no? Chissà, forse sono io che mi concentro troppo su questi dettagli insignificanti, invece che godermi la trama in pace, ma devo dire che di cose che non quadrano ce ne sono tante altre.
Vogliamo parlare ad esempio dell’alieno che incontra lungo il suo cammino? Questi esserini rocciosi sono riusciti a costruire un’astronave dalle proporzioni mastodontiche, eppure non erano al corrente del fatto che lassù ci sono radiazioni cosmiche di tutti i tipi che avrebbero fatto fuori quasi tutto l’equipaggio? E non sto neppure a raccontarti la parte in cui Ryland impara molto velocemente a comunicare con l’alieno, che guarda caso ha una padronanza degli stessi concetti, tipo l’orologio.Si, il portatile dove sono memorizzati tutti i suoni di Rocky (l’alieno) è di grande aiuto, non c’è dubbio, ma quanto sia verosimile che si impari a comunicare concetti complessi così in fretta, è tutto da vedere. Forse il film con Bud Spencer ed il piccolo alieno mi ha rovinato 🙂
Tralasciando questi dettagli, devo dire che il film racconta una bella avventura spaziale, ma soprattutto ci strappa un sorriso mentre vediamo evolversi un’amicizia tra Ryland e Rocky. I due registi non si limitano a tenere fede all’atmosfera che leggiamo tra le pagine del libro, ma anche ad evidenziare la leggerezza e l’ironia del testo originale. Il risultato è un film che scorre quasi senza mai annoiare lo spettatore, ed è un’impresa da non poco, viste le oltre due ore e mezza di durata. Certo, la scelta di Gosling come timoniere di quest’avventura, ha aiutato non poco. Insomma, per concludere, una pellicola che vale la pena vedere, se si riescono a tralasciare le incongruenze narrative sparse lungo il percorso.