due chiacchiere

Tassare la transizione ecologica

Qualcuno potrà pensare che il post di oggi sia la dimostrazione definitiva che io mi sia bevuto il cervello. Ed invece è la dimostrazione che io non sono ciecamente fedele ad un’ideologia o ad un partito: io voto sui programmi e sulle azioni concrete. Oggi vorrei togliermi un paio di sassolini dalla scarpa su alcune proposte fatte circolare dal governo italiano in merito alle auto elettriche: “Tecnici del Mef al lavoro per una strategia destinata a traslare la tassazione dai carburanti ambientalmente dannosi ai nuovi propulsori green”. Ma come, invece che seguire l’esempio cinese, che da decenni pompa sussidi statali per incentivare la transizione ecologica, l’occidente studia modi per spremere gli acquirenti di queste tecnologie come un limone?

Ma scusate, allora a che cavolo servono i grandi proclami fatti dai parrucconi di tutto il mondo alle riunioni della COP? (che non è il supermercato sotto casa) Per carità, anche il Paese a stelle e strisce soffre di memoria corta: quando Trump, da presidente, impose pesanti dazi sulle auto elettriche cinesi, eravamo tutti a strapparci i capelli per questa decisione scellerata. Ora Biden fa pure di peggio (dazi del 100%, una cosa assurda) ed i giornali neppure ne parlano, e le promesse alla COP sono solo un lontano ricordo, tutto in nome del solito portafogli.

Nel lontano 2019, la Meloni diceva che le accise sulla benzina andavano levate. Beh? Non solo le accise non sono state tolte, ma se ne studiano di nuove per colpire le tecnologie più ecologiche. Ora, se lasciassero le accise e usassero quei proventi per incentivare la cosiddetta transizione green, allora potrei anche essere d’accordo. Ma d’altro canto non si tratta di una novità: qui in America, molti stati hanno da tempo messo in campo imposte sui veicoli elettrici, che a loro dire, sono un segno di equità fiscale. Tutti i veicoli usano le strade, stando ai promotori di queste iniziative, però solo quelli a benzina pagano il costo della manutenzione, tramite le accise sui carburanti. Vero. Però allora si potrebbe dire che il costo sociale delle malattie causate dall’anidride carbonica emessa dalle auto a combustione viene anche pagato dai proprietari di auto elettriche, che di anidride carbonica durante la guida non ne producono.

Insomma, ci lamentiamo sempre di più di come la Cina stia superando l’occidente, grazie ad una campagna strategica messa in campo negli ultimi 30 anni, eppure non facciamo nulla per creare condizioni di mercato serie che consentano di recuperare, almeno in parte, il terreno perduto. Poi ci si mette anche l’Europa, con i suoi diktat secchi secondo cui bisognerà per forza passare tutti all’elettrico entro il 2035, e la frittata è fatta. Già, perché mentre l’abitante di Oslo ha uno stipendio che gli consente di permettersi di acquistare l’auto elettrica e paga la corrente pochi centesimi, l’abitante di Siracusa non può dire la stessa cosa, e non dispone di una rete capillare di colonnine che rendono l’elettrico possibile e conveniente. Per fortuna, almeno questo, la Meloni l’ha capito.

P.S.: questo post è andato in onda anche su Reddit, dove tra i molti insulti che mi sono beccato (viva i social a senso unico), si è anche sviluppata un’interessante discussione secondo cui l’Italia si meriterebbe solo una dittatura stile Bukele in El Salvador. Io, ad essere sincero, preferirei qualcuno come Lee Kuan Yew, che ha proiettato Singapore nell’anno 3000.

Commenti

  1. Trap
    ha scritto:

    Ma sì, è la solita effimera ideologia del “nuovismo”. Ogni 5 anni circa si conia un nuovo motto, tipo “Smart city”, “Transizione ecologica”, “Industria 4.0” o le famose “3 i” di Berlusconiana memoria (internet, inglese e impresa). Soltanto che queste mode durano poco, già dopo pochi anni ci si stufa e bisogna inventarne di nuove, soltanto che nessuno pensa mai alla manutenzione di quelle che sono già state realizzate, perché non porta voti alla fine…

    Risposte al commento di Trap

    1. camu
      ha scritto:

      Perfettamente d’accordo. Ed alla fine è proprio questa mancanza di “manutenzione” che crea uno svantaggio nella competizione globale.

  2. ha scritto:

    Il problema essenziale è che si ragiona sul breve periodo, quello relativo al “consenso politico” strettamente relativo che serve avere nel dato momento.

    Manca una prospettiva, un piano, una visione. Mangiamo oggi levando il pane alle prosime generazioni (e questo non accade solo in Italia, purtroppo). In un Paese come il nostro dove la maggior parte dell’energia viene da fonti fossili, la strategia di puntare sull’elettrico al 100% per la mobilità da tempo si è dimostrata farlocca.

    Bisognerebbe investire in carburanti “sintetici”, sfruttando la rete distributiva esistente e investendo in maniera tale che questi nella loro produzione e “combustione” siano il più green possibile. Ma la vedo come una utopia.

    Su altre cose mi taccio. Per mia ignoranza e perché abbiamo delle posizioni ideologiche diverse e non ho interesse o tempo per discuterne (in questo momento almeno).

    Risposte al commento di kOoLiNuS

    1. camu
      ha scritto:

      Interessante l’idea dei carburanti sintetici. In effetti penso fosse quello che ha provato a fare la Toyota che per anni ha spinto sull’idrogeno, che sperava poter distribuire alla pompa accanto alla benzina, sfruttando la rete attuale in un modo o in un altro. Peccato che l’instabilità di questo elemento abbia complicato l’intera logistica e reso di fatto impossibile la sua distribuzione.

      Comunque il concetto che volevo esprimere nel post (come al solito non ci sono riuscito) è che i governi occidentali da un lato incentivano le auto elettriche con sconti vari all’acquisto, e dall’altro le vogliono tassare pesantemente, e non c’è creatività nel riallocare le risorse: ho capito che si perdono i soldi delle accise man mano che la gente passa all’elettrico, ma non è mica detto che bisogna per forza andare a farseli dare dai “nuovi” automobilisti. Si possono fare tagli da altre parti, si possono ottimizzare altre risorse, e lasciare in pace coloro che scelgono un futuro più green comprando un’auto elettrica, no? Non è quello che i parrucconi hanno promesso alla COP, in fondo?

      Risposte al commento di camu

      1. Trap
        ha scritto:

        Non è tanto l’instabilità quanto l’enorme costo della produzione. Se hai seguito attentamente le lezioni di Fisica, l’elettrolisi è un sistema veramente dispendioso

        Risposte al commento di Trap
        1. camu
          ha scritto:

          Non si finisce mai d’imparare! Intanto in Cina stanno sperimentando le batterie al sodio, che potrebbero rivoluzionare il mercato, visto che questo elemento è migliaia di volte più comune del litio. Peccato che ancora la densità energetica delle batterie al sodio non riesca a competere con quella del litio, ma per situazioni di impianti di stoccaggio dell’energia, dove peso e dimensioni non contano, sarà sicuramente una rivoluzione.

          Risposte al commento di camu
          1. Trap
            ha scritto:

            Il prof “Funari” sarebbe fiero di te per le tue dissertazioni, ti piacerebbe ripetere Fisica 2 per prendere un voto più alto

            Risposte al commento di Trap
            1. camu
              ha scritto:

              Ancora la notte a volte sogno che mi manca qualche esame alla laurea, ma sono io di adesso ed ho dimenticato tutto e vado nel panico. Che incubi!

  3. ha scritto:

    Il fatto che USA ed EU stiano mettendo dei dazi nei confronti dell’import dall’oriente non è un modo per far cassa ma un modo per far sì che il mercato interno non venga letteralmente spazzato via dai competitor orientali (che possono usufruire di enormi sussidi di stato e scarsissime tutele – e relativi costi – nei confronti dei lavoratori).
    Ciao,
    Emanuele

    Risposte al commento di Emanuele

    1. camu
      ha scritto:

      Forse se invece che pensare ad esportare democrazia a forza di guerre, l’America fosse stata lungimirante ed avesse investito in settori strategici come ha fatto la Cina, ora non ci troveremmo in questa situazione. Ora si trova a difendere le sue scelte scellerate degli ultimi 30-50 anni a colpi di dazi. Perché quand’erano loro i “competitor” dell’Europa, tutto andava bene e ci siamo fatti colonizzare senza battere ciglio, ma ora siccome i cinesi ci stanno antipatici, allora non va più bene. Il problema è che i dazi, secondo me, finiranno solo per aggravare il problema interno, perché la mancanza di competizione ed investimenti in questo settore non si risolve alzando il muro contro l’invasore, e soprattutto non si risolve dall’oggi al domani. Anzi, i dazi danno la scusa ai politici per schivare il problema e continuare a fare gli stessi errori di sempre. E comunque la potenza cinese non si può fermare, come concordano quelli che queste cose le hanno studiate. Forse ritardare, ma non fermare. I dazi sono la zappa sui piedi dell’occidente, il dialogo e gli investimenti sarebbero la soluzione giusta.

    2. camu
      ha scritto:

      Ed a quanto pare, non sono il solo a pensarla in questo modo:

      Penati ammette anche che «è stato un grave errore pensare che si potesse fare la transizione per decreto, senza tener conto dei costi della riorganizzazione della produzione e della difficoltà di creare una domanda cambiando le abitudini dei consumatori. I cittadini non si lasciano convincere dalla motivazione della riduzione delle emissioni, che considerano minima rispetto alle necessità dettate dal cambiamento climatico, a fronte di un aumento del costo di un bene indispensabile». Ha quindi avuto buon gioco chi ha dipinto i veicoli elettrici come «un totem ideologico di ambientalisti incuranti dei veri bisogni della gente».

      Sul discorso dei sussidi, mi pare che anche in America ed Europa si abbiano pesanti sconti sulle tasse, per chi acquista un veicolo elettrico. La differenza è che la Cina l’ha capito prima, ma nessuno avrebbe vietato all’occidente di fare lo stesso. Ed invece no, tutti quei soldi sono stati sperperati in altre priorità che alla fine si sono rivelate futili.

    3. Trap
      ha scritto:

      > …che possono usufruire di enormi sussidi di stato e scarsissime tutele – e relativi costi – nei confronti dei lavoratori…

      Non solo, anche per praticare il dumping, ovvero la vendita sottocosto di vari prodotti. Ad esempio le auto, in modo da distruggere gli altri concorrenti. Poi quando spariranno, i prezzi cresceranno.

      Risposte al commento di Trap

      1. camu
        ha scritto:

        Però la gente la maglietta da 2 euro fatta in Cina la vuole comprare senza farsi troppi scrupoli 🙂 E mentre ci si preoccupa per le condizioni dei lavoratori cinesi, in pochi si ricordano che anche Amazon, tra tante aziende occidentali, tratta i propri impiegati al limite dell’illegale.

        Risposte al commento di camu
        1. Trap
          ha scritto:

          A quanto mi risulta, Bangladesh è la capitale mondiale della produzione dell’abbigliamento. Questo video ne illustra i chiari effetti (vedasi il “fiume” ad esempio): https://www.youtube.com/watch?v=LWvOlZ4hPU0

          Risposte al commento di Trap
          1. camu
            ha scritto:

            Beh, la maglietta era un esempio per dire che la maggior parte delle persone cerca sempre di comprare le cose che costano di meno. Con questi dazi, il costo dell’elettrico si gonfierà all’inverosimile (alcune stime dicono di 10 mila euro in media) e questo scoraggerà la gente a fare la transizione ecologica. Poi nel 2035, quando l’Europa impone di passare all’elettrico, saranno pianti e stridori di denti.

            Risposte al commento di camu
            1. Trap
              ha scritto:

              Al 2035 mancano ancora 11 anni, nel mezzo ci saranno altre due elezioni europee… Vedremo

              Risposte al commento di Trap
              1. camu
                ha scritto:

                Dici che non se ne farà più nulla e si dimenticheranno comodamente di quella scadenza?

              2. Trap
                ha scritto:

                Come il famoso protocollo di Kyoto 😁

              3. camu
                ha scritto:

                Eh già, ne ho parlato all’epoca anche su queste pagine. Che tristezza…

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