due chiacchiere

Un algoritmo per comprare criptovalute

Sebbene la mia educazione universitaria sia passata tra le classi del corso di laurea in Informatica, mi è sempre piaciuto curiosare tra le altre discipline, specialmente quelle di carattere economico-aziendale e finanziario. Con l’avvento delle criptovalute, di cui già parlavo in tempi non sospetti e delle piattaforme per l’acquisto e la vendita online di queste merci virtuali, ho deciso l’anno scorso di unire le due passioni, e con la scusa di voler imparare il linguaggio di programmazione Python, mi sono messo a scrivere un piccolo algoritmo che si collega ad uno dei mercati di criptovalute disponibili qui in America, analizza l’andamento del mercato, ed in base alle osservazioni della sua rudimentale analisi tecnica, decide di comprare o vendere predefinite quantità di monete virtuali. Certo, non è ai livelli dei sistemi di intelligenza artificiale che macinano milioni di transazioni al secondo, analizzando le notizie, i social e quant’altro per capire se è il caso di vendere o comprare, ma qualche spicciolo me l’ha fatto guadagnare.

Date le mie limitate competenze tecniche nell’ambito delle formule alla base dei mercati finanziari, ho semplicemente usato i metodi che immagino si studino a scuola, giusto per costruire un prototipo sperimentale. In breve, l’algoritmo analizza l’andamento storico di una criptovaluta e calcola delle medie ponderate che rappresentano i limiti al di sotto del quale è bene vendere, ed al sopra del quale è bene comprare: metriche che rappresentano un possibile andamento tendenziale di cui approfittare in un senso o in un altro. Il segreto di un buon algoritmo quindi diventa quello di individuare i parametri ideali per calibrare quei segnali. Ho chiesto in giro ad amici che lavorano in banca o che comunque hanno competenze nel settore molto più solide delle mie, ma non mi hanno saputo dare grossi spunti per migliorare il mio piccolo robottino. Se vuoi darmi una mano, il codice è aperto e gratuito: magari riusciamo a fare qualche milione di dollari insieme?

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Hai provato mai ad usarlo realmente? Che performance YoY/YTD ha segnato? Per esperienza credo che nel caso delle cryptovalute il metodo migliore per far soldi, per chi non lavora nella finanza, è quello di fare DCA e hodlare a manetta…
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Si, l’ho usato “dal vivo” per circa un mesetto, ma l’algoritmo tecnico sembra dare buoni risultati solo se ci sono oscillazioni non troppo ampie in tempi rapidi. Come ho scritto, non ho approfondite competenze per scrivere algoritmi più sofisticati… già ho dovuto cercare su Google quello che intendevi con la tua ultima frase. Ma se hai qualche idea e vuoi inviare una richiesta di push su Git, sarò ben lieto da fare da cavia 🙂 In Italia ci sono piattaforme per il trading di criptovalute che danno accesso all’API?

      1. Emanuele ha detto:

        Esiste TheRockTrading (sede a Malta) ma non so se dia accesso via API, comunque Kraken va più che bene, Coinbase è un po’ più caro. Tu cosa usi?
        Ciao,
        Emanuele

        1. camu ha detto:

          Qui abbiamo una piattaforma di trading che fa sia azioni che cripto, si chiama RobinHood e non ha commissioni. Ma di recente i fratelli Winklevoss hanno lanciato un nuovo servizio chiamato BlockFi, ed aspetto che aprano le loro API. Kraken lo uso nel mio bot per leggere i valori, la loro API è la più veloce, ma ho trovato molto macchinoso depositare soldi per acquistare cripto, quindi non lo uso per fare le transazioni.

        2. Emanuele ha detto:

          Si conosco TheRockTrading che però ti sconsiglio fortemente (è successo che in caso di crollo abbiano liquidato forzatamente migliaia di utenti senza dargli possibilità di operare sul proprio account, non ricordo se sia stata avviata una class action).
          Perché macchinoso Kraken? Depositi con c/c o bonifico e poi effettui l’acquisto sulla piattaforma. Forse il flusso non è lineare come Coinbase ma non ha nulla di particolare.
          Spero comunque tu stia tenendo al sicuro le tue crypto di lungo termine e non su exchange!
          Ciao,
          Emanuele
          PS: li conosco un po’ tutti: Binance, Bitfinex, Coinex, Crypto.com…

        3. camu ha detto:

          Boh, qui in America per collegare il mio conto corrente con Kraken mi hanno richiesto di seguire una procedura complicata che passa attraverso un intermediario a cui devi mandare una copia di due documenti d’identità e poi loro fanno un deposito di pochi centesimi ecc. E poi nello stato del New Jersey posso solo avere il loro account di base, se non ricordo male. L’equivalente del ministero dell’economia qui ha stretto le corde sui cripto, è una palla. Coinbase invece è molto più semplice, ma non ha un’API che posso usare per il mio bot. Per “al sicuro” intendi su Coinbase e soci?

          PS: scusa il ritardo, ma il tuo commento era finito in spam, probabilmente per via di tutti i nomi che hai citato.

  2. Emanuele ha detto:

    Altro dettaglio che stavo dimenticando: TheRockTrading non ti permette di “prelevare” bitcoin. C’è chi ipotizza che la sua esposizione sulle crypto non sia 1:1 con gli acquisti dei clienti. Insomma, non è un vero e proprio exchange quanto piuttosto una piattaforma di investimento.
    Non so se la procedura su Kraken sia cambiata nel tempo, anni fa il KYC veniva eseguito tutto internamente al sito.
    Riguardo al proteggere le proprie crypto si, intendo dire che lasciarli su exchange li espone al rischio che l’exchange venga bucato, che il tuo account venga attaccato, che il sito per qualche ragione chiuda e così via. Le crypto “long term” vanno conservate nei cosiddetti “cold wallet”.
    Ci rileggiamo tra una settimana, anche questo commento finirà nello spam! 😛
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Coinbase ha un cold wallet, io uso quello al momento. Ma a dirla tutta non ho molta roba rimasta, quando ho visto l’impennata all’epoca, ho deciso di liquidare la maggior parte delle mie posizioni, anche perché stavamo comprando casa, ed ogni spicciolo tornava comodo. Forse era anche “fear of missing out” o “paper hands” (non so se segui certi canali su Reddit).

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