due chiacchiere

A face i will remember for a long time

Enrico era salito su quel treno da non più di 10 minuti quindi una voce gracchiante annunciò dagli altoparlanti che a causa di un guasto tecnico, la prossima sarebbe stata l’ultima fermata. “Non si può proprio far affidamento sui treni, in questo Paese” disse sorridendo, come pensando ad alta voce, la ragazza seduta di fronte a lui. All’inizio non l’aveva neppure notata, intento a giocherellare con il suo telefonino. Quando alzò gli occhi, vide la ragazza che s’era presentata al posto di Lorenza qualche giorno prima per pulire l’ufficio e svuotare i cestini. “L’unica nota positiva è che in genere ti puoi godere il paesaggio mentre viaggi” le rispose, con una lieve nota di rassegnazione. Lei non sembrava averlo riconosciuto, ma d’altronde era normale: la fisionomia di Enrico era assolutamente normale, nella media. Persino al lavoro, qualche settimana prima, una nuova impiegata dopo due o tre volte che s’erano parlati, aveva stentato a riconoscerlo e gli aveva chiesto se fosse mandato dalla ditta per una riparazione.

Matilde, questo il nome della ragazza del treno, gli aveva raccontato che in Russia, il Paese da dove era venuta quand’aveva 10 anni, i trasporti pubblici erano sempre puntuali ed affidabili, e molti ne andavano fieri quasi più della Vodka. Poi tra una parole e l’altra, s’era ricordata di lui e gli raccontò di com’era finita a lavorare per quella ditta. Il suo atteggiamento sembrava rassicurarla al punto da indurla a confidargli qualche pettegolezzo di corridoio sui suoi colleghi. Quando il treno arrivò in stazione, chiesero informazioni ad un controllore su come arrivare alle rispettive destinazioni. A Matilde sarebbe convenuto prendere un autobus predisposto dalle Ferrovie fuori dalla stazione, mentre per Enrico era meglio attendere il regionale delle 15.23. Si salutarono sapendo che si sarebbero comunque visti in ufficio il giorno dopo: Lorenza s’era messa in malattia per qualche mese, per un intervento al polso per curare una brutta infiammazione carpale. Pochi minuti dopo, sulla bacheca Facebook di Matilde apparve un nuovo messaggio: “questa è la volta buona, lo sento”.

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