due chiacchiere

Chocolat e la brezza del vento del cambiamento

Se per la Quaresima hai deciso di fare il fioretto di non mangiare dolci, ti consiglio di non continuare la lettura di questo post, e tanto meno la visione della pellicola che sto per recensire: Chocolat. Sunshine ed io l’avevamo visto all’epoca quando uscì nelle sale cinematografiche, ventidue anni fa. Ci eravamo appena conosciuti, e sapendo della sua golosità per i derivati del cacao, la invitai una sera al cinema a guardare questo promettente capolavoro con Juliette Binoche e Johnny Depp. L’altra sera, mentre sfogliavo svogliatamente le proposte che appaiono quando si accende la tv intelligente, ho visto il banner che suggeriva proprio la visione di questo film su Amazon Prime. E così, approfittando del fatto che il giorno dopo le scuole sarebbero state chiuse per una tormenta di neve in arrivo dall’est, l’abbiamo rivisto tutti insieme con piacere. Nel seguito parlerò della trama, quindi non te la prendere con me se ti ho rovinato la sorpresa.

I due protagonisti si guardano negli occhi mentre stanno per addentare un cioccolatino

Chocolat narra la storia di un villaggio francese abitato da una tranquilla comunità che, almeno all’apparenza, si presenta molto religiosa e sempre attenta a mantenere le apparenze. Una voce fuori campo ci fornisce il contesto giusto sin dall’apertura:

C’era una volta un piccolo e silenzioso villaggio nella campagna francese; gli abitanti credevano nella Tranquilité, la tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, sapevi ciò che ci si aspettava da te. Conoscevi il tuo posto nello schema delle cose. E se ti capitava di dimenticarlo, qualcuno ti avrebbe aiutato a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto vedere, imparavi a guardare dall’altra parte. E se per caso i tuoi desideri non erano stati soddisfatti, imparavi a non chiedere mai di più. E cosi, nel buono e nel cattivo tempo, nella fame e nelle feste, gli abitanti del villaggio si mantenevano saldi alle loro tradizioni. Finché, un giorno d’inverno, non soffiò uno irrequieto vento del Nord…

A rompere questo impeccabile equilibrio di superficie arrivano Vianne e la figlia, che proprio nel bel mezzo della Quaresima decidono di aprire una pasticceria di fronte alla chiesa del villaggio. Il sindaco, che si sente investito dell’autorità dei suoi avi di vigilare sulla comunità, diventa sin da subito il loro acerrimo nemico. Il resto è una felice combinazione di immagini di cioccolata in tutte le forme e tutti i gusti (sembra quasi di sentirne l’odore attraverso lo schermo), e di sentimenti appassionati come solo i francesi sanno raccontare.

Da un punto di vista concettuale è evidente che il regista vuole criticare l’esasperazione del culto, ahimè ad oggi molto attuale anche nelle profonde realtà del Belpaese, un culto forzato e meccanico del cattolicesimo, fatto di ottemperanze e riti, che mette in secondo piano, o spesso trascura completamente il vero lato spirituale dell’uomo. Il digiuno completo e quotidiano del sindaco come gesto per lavare le proprie colpe e mostrarsi puro agli occhi di Dio si scontra in maniera stridente con i suoi continui tentativi di boicottare la straniera coinvolgendo i suoi concittadini a rinnegare il suo negozio. A questo personaggio burbero, si contrappone l’apertura spirituale di Vianne, che attraverso la cioccolata preparata secondo l’antica tradizione dei Maya, intuisce lo stato d’animo e le necessità del prossimo e ne conquista la simpatia con la sua semplicità e allegria. A volte mi fa venire in mente Mary Poppins, con la sua tradizione nomade tramandata dalla madre e dal suo popolo.

Insomma, una pellicola che dovrebbe farci riflettere sul vero significato della Quaresima e della spiritualità che oggi si perde tra i mille rivoli dei social e delle distrazioni del mondo frenetico in cui viviamo.

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