Correva il lontano febbraio 2008 quando, sorprendendo un po’ tutti, scrissi un post per annunciare urbi et orbi l’inizio della mia avventura da questa parte dell’oceano Atlantico. Dopo un lungo percorso burocratico, avevo finalmente ricevuto il permesso di soggiorno (altrimenti noto come green card) per venire ad abitare in America non più come turista, ma come residente vero e proprio. Con Sunshine andammo ad abitare a casa di suo papà (la mamma era venuta a mancare anni prima), che una quarantina d’anni prima aveva fatto la stessa cosa, scegliendo il New Jersey come lo stato in cui metter su famiglia. Ovviamente tantissime cose sono cambiate in questi 18 anni, ma finora il New Jersey era sempre rimasto il punto fermo in tutto ciò. Ma ora anche quest’ultimo baluardo è caduto, avendo io deciso di spostare la mia residenza di pochi chilometri, al di là del confine con la Pennsylvania, un paio di settimane fa.
Tra i motivi principali di questa scelta, quello economico: nel paesello dove abitavo l’anno scorso gli affitti, incluso il mio, continuano a salire, ed un monolocale decente non si riesce a trovare a meno di 1.300 dollari al mese (manco fossimo a Milano). Ma la camera da letto singola iniziava ad essere un problema per le figlie oramai adolescenti che vengono a stare con me durante il fine settimana, come da accordi con Sunshine per l’affidamento condiviso. Nella casa che abbiamo venduto l’anno scorso ognuno aveva la propria cameretta, ma trovare un appartamento con tre camere da letto a prezzi ragionevoli era impossibile, volendo rimanere in zona. Allora ho iniziato ad espandere il mio raggio di ricerca, ed ho notato come gli affitti fossero molto più abbordabili a pochi chilometri di distanza.
Il nuovo paesino dove mi sono trasferito è forse un po’ meno benestante di dove abitavo prima, ma tutto sommato tranquillo. Il fatto che si senta il profumo di un po’ di maria camminando per i quartieri della periferia non mi disturba più di tanto, anzi. L’appartamento ha tre camere da letto, così quando le ragazze sono con me, possono avere la loro tanto agognata privacy, e chiacchierare con le loro amiche sui social senza essere disturbate. Ed il fatto che sia in città, consente loro di andare a fare due passi senza la necessità di avere un mezzo di locomozione come accadeva nei suburbs dove abitavamo prima. Una cosa che dovrò reimparare è di mettermi la benzina da solo: non soltanto perché erano tre anni che non andavo dal benzinaio, ma perché nel New Jersey è addirittura illegale servirsi da soli, grazie una legge degli anni ’50 voluta dalle lobby dei benzinai.
Il trasloco in Pennsylvania non è stato quindi un atto rivoluzionario come quello di 18 anni fa, ma più semplicemente un aggiustamento di rotta. D’altro canto, chi come me non ha radici profonde in un posto specifico, considera questi spostamenti non un evento puntuale, ma una serie di piccole svolte successive, geografiche e mentali. Cambia il CAP, cambia la patente e la targa dell’auto, cambiano le aliquote fiscali (in meglio, dato che qui l’IRPEF è la metà che nel New Jersey) e le leggi sui benzinai, ma il senso di fondo resta lo stesso: cercare un equilibrio sostenibile tra lavoro (Dio benedica lo smart working), affetti e qualità della vita. Però c’è anche una sensazione inattesa di leggerezza: quella di non essere più ancorato a un luogo solo per inerzia, ma di aver scelto consapevolmente dove stare in questa fase della vita.
Commenti
Trap ha scritto:
Appena ho letto il titolo del post l’ho subito collegato a quell’altro del 2008 e anche a quando ti eri trasferito da via Cattaneo a via Emilia! Ogni volta è stato un gran bel trasloco!
Mi raccomando, comunica il tuo nuovo indirizzo al consolato che tra poco si voterà per un referendum 🤭
Risposte al commento di Trap
camu ha scritto:
Grazie per il promemoria, avevo completamente dimenticato di segnalare la cosa al consolato! Ora il mio consolato di riferimento è quello di Filadelfia. Li chiamo la prossima settimana, vediamo se mi risponde qualcuno 😅