due chiacchiere

Come mai tutto sembra così normale?

L’altro giorno leggevo un articolo su un blog che ti avevo suggerito circa un anno e mezzo fa, Collasso 2050, un sito indipendente dedicato a temi di rischio sistemico e collasso globale, gestito da un’autrice anonima che si firma, ovviamente in tema con il blog, Sarah Connor. Ho chiesto all’intelligenza artificiale di tradurlo ed adattarlo in italiano, così da poter condividere quelle riflessioni con i lettori del mio blog. Perché a differenza della crisi del 2008 o più recentemente della pandemia (“ne usciremo tutti migliori”, si diceva all’epoca, eh già), stavolta si tratta di una crisi costruita a tavolino, in un mondo che si scopre fin troppo fragile, in cui il sistema finanziario non può nulla di fronte alla crisi delle infrastrutture internazionali, che l’occidente per decenni ha trascurato, visto che tanto c’era mamma USA a pensare a tutto.

Negli ultimi giorni il mondo sta osservando qualcosa di molto raro: una crisi economica che nasce direttamente dalla realtà fisica delle risorse, non dalla finanza. Secondo l’analisi proposta su Collapse2050, la chiusura dello Stretto di Hormuz nel marzo 2026, che ha tolto dal mercato una quota significativa di petrolio e gas, rappresenta un vero e proprio test su come potrebbe apparire un collasso sistemico globale. In altre parole: stiamo vedendo cosa succede quando una parte fondamentale dell’economia mondiale smette improvvisamente di funzionare.

Durante i lockdown del 2020, abbiamo assistito ad una crisi senza precedenti, ma in quel caso l’infrastruttura fisica del mondo esisteva ancora. Semplicemente, consumatori e imprese avevano smesso di spendere o produrre temporaneamente. Le banche centrali potevano intervenire abbassando i tassi e immettendo liquidità nel sistema. Questa volta la situazione è diversa. Qui il problema è uno shock dal lato dell’offerta: mancano proprio le risorse fisiche, energia, gas, fertilizzanti, che fanno funzionare l’economia globale. Quando queste risorse spariscono dal mercato, non c’è politica monetaria che possa sostituirle. Un sistema logistico non può funzionare con denaro creato dal nulla: ha bisogno di carburante reale.

Il limite fisico dell’economia globale

Uno dei punti centrali dell’analisi è che l’economia moderna tende a confondere due livelli diversi:

  • la realtà finanziaria (denaro, mercati, credito),
  • la realtà fisica (energia, materie prime, produzione).

Ma quando viene meno la seconda, la prima perde rapidamente significato. Se dal mercato sparisce tra il 10% e il 20% delle forniture globali di energia e fertilizzanti, quelle risorse semplicemente non esistono più per chi ne ha bisogno. Il capitale o la finanza non possono sostituire l’energia necessaria per produrre beni e far funzionare industrie e trasporti. Questo tipo di shock può generare una cascata di problemi:

  • rallentamento o fermo della produzione industriale,
  • aumento dei prezzi,
  • scarsità di beni essenziali,
  • tensioni geopolitiche per l’accesso alle risorse.

L’illusione di stabilità dei mercati

Un aspetto interessante è che, almeno in superficie, i mercati finanziari sembrano relativamente tranquilli. I prezzi ufficiali del petrolio non mostrano ancora il panico che ci si aspetterebbe da una crisi globale. Secondo questa interpretazione, però, potrebbe trattarsi solo di un’illusione temporanea. I mercati stanno scommettendo su una rapida risoluzione del conflitto e sulla riapertura delle rotte energetiche. Ma se ciò non dovesse accadere, i rischi economici diventerebbero molto più gravi. D’altro canto, ricordiamo ciò che accadde all’inizio del 2020: mentre arrivavano le prime notizie sul COVID, i mercati continuarono a salire ancora per settimane, prima di crollare improvvisamente. In altre parole: i mercati non sempre anticipano la realtà, anzi spesso reagiscono in ritardo.

Un precedente storico: la crisi petrolifera degli anni ’70

Il parallelo storico più vicino potrebbe essere la crisi energetica del 1973, quando i paesi arabi ridussero le esportazioni di petrolio. Il risultato fu:

  • aumento massiccio dei prezzi dell’energia,
  • forte rallentamento economico globale,
  • inflazione elevata,
  • crolli nei mercati azionari.

Tuttavia, secondo questa analisi, la situazione attuale potrebbe essere persino più complessa, perché oggi l’economia globale è molto più dipendente dall’energia e dalle catene di approvvigionamento internazionali.

L’impatto sulle persone comuni

Quando l’energia diventa scarsa, il problema non riguarda solo le grandi aziende o i mercati finanziari. L’impatto arriva rapidamente alla vita quotidiana, con l’aumento dei prezzi dei beni essenziali, la difficoltà nella produzione alimentare, e soprattutto il rischio di carenze di cibo. Storicamente, quando le risorse diventano insufficienti, la cooperazione tra paesi tende a diminuire e i governi cercano di assicurarsi le forniture con qualsiasi mezzo, economico o geopolitico. Ed è proprio questo il motivo per cui alcuni osservatori considerano questa crisi come una possibile anteprima di problemi molto più grandi nel futuro.

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