due chiacchiere

Duemilacinquecento articoli e… non m’annoio

Senza neppure accorgermene, qualche mese fa ho raggiunto il traguardo dei duemilacinquecento articoli pubblicati sul blog, parlandoti di intelligenza artificiale. Visto che correva l’estate del 2022 quando gli articoli erano duemila, direi che aver scritto cinquecento articoli in tre anni e mezzo non è poi così male. All’epoca riflettevo su possibili esperimenti da lanciare sul blog, tipo un podcast, ma dopo aver toccato con mano la quantità di lavoro necessaria per la post-produzione di quei frammenti audio, ho accantonato l’idea principalmente per mancanza di tempo. Comunque, di tanto in tanto ho pubblicato qualche audiopost, e conto di aggiungerne altri a breve, quindi questo progetto non è del tutto abbandonato, ha solo cambiato forma. Per il resto, questo blog rimane sempre un luogo dove sperimentare soluzioni tecniche, e dove condividere pensieri, anche quando a volte fanno storcere il naso a chi li legge.

Ma d’altro canto, un mio amico mi ha insegnato che ognuno di noi ha il controllo delle proprie azioni, ma non il controllo delle reazioni degli altri. Quindi, se da un lato io posso provare a “moderare il linguaggio” e soprattutto cercare di essere più chiaro quando mi esprimo (critica che mi fanno persino le figlie, vabbè), dall’altro mi si deve accettare per quello che sono. Ciò non vuol dire che io non sia pronto a cambiare idea ed affrontare una critica in maniera pacata e con la mente aperta. Il dibattito dovrebbe essere il sale di ogni società civile. Basti pensare a come il dibattito filosofico nell’antica Grecia, una discussione vivace che vide protagonisti personaggi del calibro di Socrate e Platone, abbia plasmato il pensiero occidentale nei secoli. Ma oggi non è più così, i social hanno inquinato quel dialogo, e non c’è modo di tornare indietro.

Nel post dei duemila articoli dicevo di sentirmi, in questa blogosfera oramai ridotta al lumicino, “come l’ultimo dei Viet Cong, che non sapeva che la guerra fosse finita.” Il sentimento di allora non è cambiato, anzi. Comunque, non mi lascio certo scoraggiare da questo silenzio generale. Per me, specialmente negli ultimi anni, con tutte le peripezie che ho attraversato, la scrittura sul blog è diventata un esercizio terapeutico, un appuntamento a cui provo a non rinunciare, se non quando il tempo tiranno e le faccende da sbrigare mi impediscono di dedicarmi alla mia casetta virtuale sperduta nella rete.

Alcuni mi hanno chiesto se a volte cedo alla tentazione di usare l’intelligenza artificiale per scrivere o migliorare i miei articoli. La risposta secca è no. Certo, ChatGPT mi aiuta a trovare risorse e confermare le cose che dico, perché il fact checking è e rimarrà sempre un pilastro fondamentale della qualità dell’informazione su queste pagine. Ma a parte quello, non voglio inquinare il mio stile ed i miei pensieri con un sistema fatto di microchip e tanti, tanti dischi SSD. Immagino che questo vorrà dire che io sarò uno dei primi ad essere catturato quando l’intelligenza artificiale prenderà controllo del mondo, e chissà a quali torture sarò sottoposto, ma pazienza.

Nel frattempo comincio ad incamminarmi verso la prossima meta, quella dei tremila articoli.

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