due chiacchiere

Gaspar incontra vincenzo

L’intervista del lunedì, a quanto vedo anche dalle statistiche d’accesso al sito, sta diventando un appuntamento piacevole per molti visitatori. Non ho ancora assunto le sembianze di Maurizio Costanzo e del suo indimenticabile salotto in seconda serata (anche se la pipa che Camu tiene in bocca qui sopra, può creare qualche somiglianza), ma se inizio ad avere ospiti del calibro di quelli di oggi, credo che potrò aspirare in alto. Lo confesso: sia Gaspar Torriero (nel seguito indicato dalla G) che Vincenzo Caico (evidenziato dalla lettera V) sono stati, sin dai miei primi passi nella blogosfera, due punti di riferimento. Mi spiace non avervi potuti incontrare di persona. Ma se vi capita di fare un salto sull’altra sponda dell’Atlantico, fatemi un fischio.

i due protagonisti alla blogfest

Foto di Andyimage

Blog in azienda: ancora troppo presto o già troppo tardi?

GI blog in azienda non esistono. Esistono i blogger che, per quanto mio figlio sostenga il contrario, hanno anche un lavoro. Quando questo lavoro li appassiona, ne parlano sul blog in toni appassionati, ed è molto bello leggerli. Invece i blog aziendali con un target e una strategy decisi in un meeting con il “public relascions consultant”, se mi è permesso il francesismo, fanno cagare. Per fortuna vengono chiusi precipitosamente appena ci si accorge che generano risultati opposti a quelli prefissati. Potrei fare nomi, ma sicuramente ognuno di noi conosce tre o quattro esempi a cui ripensare ridacchiando.

VCredo che sia il momento giusto, ma probabilmente verrà un momento in cui sarà troppo tardi perché il web continua ad offrirci sempre nuove sorprese, nuove tecnologie e nuovi strumenti. Oggi i blog aziendali vanno abbastanza di moda, ma affinché diventino un efficace strumento di comunicazione è necessario che offrano ai navigatori dei contenuti di per sé interessanti, che non siano concepiti allo scopo di “vendere qualcosa”, ma come luoghi dove instaurare un dialogo con i navigatori ed ascoltare con attenzione le loro opinioni e le loro idee. Un blog aziendale dovrebbe avere un volto “umano”, essere scritto “onestamente” ed aggiornato costantemente con nuovi post e risposte ai commenti dei lettori.

Barcamp: opportunità oppure esibizionismo?

GIl barcamp è un evento collaborativo. Il suo successo dipende dallo spirito di servizio di chi partecipa. In questo senso, non esistono barcamp brutti, ma solo barcamp in cui io non ho fatto del mio meglio. Recriminare cosa hanno fatto o non fatto gli altri è molto ingeneroso, oltre che contrario allo spirito del barcamp. Ad esempio, mettiamo che qualcuno vada al barcamp per esibizionismo. Che senso avrebbe se io me ne lamentassi dopo? Dov’ero quando è successo il fatto? Perché non ho dato il mio contributo spezzandogli le gambine sul momento? Ecco, se ognuno facesse la sua parte certe cose non succederebbero e il mondo sarebbe più buono.

VDipende dallo spirito con il quale si partecipa e con il quale vengono organizzati. Innanzi tutto un barcamp dovrebbe essere aperto a tutti coloro che vogliono partecipare, senza distinzioni di sorta e senza riservare degli eventi a poche persone elette pacchianamente a blog-star. L’ultima BlogFest, ad esempio, ha strizzato un po’ troppo l’occhio alla televisione cercando di imitarla malamente e cercando di creare degli inutili divismi. Secondo me la formula è ancora valida, ma non bisogna eccedere con i barcamp generalisti, altrimenti si finisce per essere troppo autoreferenziali e per parlare di aria fritta. Molto meglio i barcamp tematici, che consentano alla comunità dei blogger di aprirsi all’esterno e ai quali possano partecipare tutti coloro che, per passione, per studio o per lavoro, siano davvero interessati ai temi trattati. Altrimenti è molto meglio organizzare una cena, una gita fuoriporta, o una blogbeer.

Quale sarebbe il segreto del tuo successo?

GIl segreto del mio successo è molto semplice: non ho mai cercato il successo. Anzi, lo sto ancora cercando. Se per caso lo vedi in giro, mi avvisi per favore?

VNon credo di avere un grande successo, ho moltissimi amici e conoscenti online, ma se avessi più tempo a mia disposizione potrei fare di più: realizzare nuovi progetti e nuovi servizi web, ad esempio. Chi mi apprezza penso che lo faccia perché sono una persona dotata di intelligenza, buon senso e creatività.

Come definisci il tuo blog rispetto alla tua vita privata?

GSono una persona riservata che, nel dubbio, preferisce sempre tacere. La mia vita privata rimane, appunto, privata e non finisce sul blog, se non nei rari casi in cui un qualche fatto privato mi spinge a considerazioni di interesse più generale. Quindi non racconterò mai di una certa fuga per la grondaia in pigiama, per dire. E poi già troppi parenti e amici leggono il mio blog e me lo commentano a voce il giorno dopo. Potrebbe essere molto imbarazzante.

VSi tratta di una finestra sul mio mondo che apro all’esterno ogni volta che voglio comunicare un pensiero, un’opinione o un’esperienza. Grazie al mio blog sono nati anche dei rapporti professionali e ho conosciuto molte persone interessanti, alcune delle quali le considero molto amiche.

Rivelare la propria identità sulla blogosfera, conviene?

GIo l’ho fatto, credo aiuti a stabilire un rapporto di rispetto e fiducia con il lettore. Se guardi il mio blogroll, noterai che quasi tutti i blog collegati hanno un nome e cognome, anche quando il blogger usa uno pseudonimo. Poi capita spesso che l’anonimato venga usato per essere sgradevoli senza pagarne le conseguenze sociali, e ciò non è bello.

VDipende da ciò che si vuole ottenere attraverso il proprio blog e la propria presenza online. C’è chi vuol creare attorno alla propria identità un alone di mistero, c’è chi vuole esprimere dei contennuti attraverso una falsa identità, e c’è chi intende il blog come uno strumento per instaurare e intrattenere delle relazioni sociali trasparenti. Ognuna di queste scelte è lecita, ma nell’ultimo caso è meglio dare il benvenuto sul proprio blog con una bella foto e una breve presentazione.

 

Commenti

  1. Activemax ha detto:

    “La loro banca è differente..”
    😉

  2. FulviaLeopardi ha detto:

    io c’ho un nome falso che però è più noto di quello vero 😉

  3. Pingback: Kronomark
  4. mfp ha detto:

    “il mondo sarebbe piu’ buono” assolutamente no. Te lo dico perche’ io sono famoso per spezzare le gambine lì per lì… e per quanto non intenda rinunciarci, non e’ una cosa piacevole… te l’assicuro. Personalmente non e’ piacevole perche’ sei conscio di rompere le uova nel paniere a qualcun altro. Sistemicamente perche’ spezzare le gambine lì per lì significa infognarsi in discussioni divergenti (perche’ dall’altra parte hai gente che cerca di eludere ad oltranza la questione) che, per altro, ammesso e non concesso che ci sia il tempo per produrre una conclusione utile, richiede un intervento terzo (l’alieno autorevole) oppure non c’e’ soluzione (ie: la discussione e’ improduttiva).

    Piu’ in generale invece sono d’accordo con te, Gaspar, l’autoregolazione e’ di fondamentale importanza.

  5. Pingback: Alphakappa
  6. camu ha detto:

    Alphakappa e Mfp, non era mia intenzione scatenare (o rispolverare) la polemica delle scorse settimane su quanto è stato detto in merito agli ultimi Barcamp: era solo una domanda per avere una riflessione generale, senza secondi fini. Mi sembra di vedere che ancora gli animi non siano calmi, a quanto pare.
    Fulvia, in effetti il tuo nome è molto famoso in rete 🙂

  7. mfp ha detto:

    Brutta storia i commenti moderati ex-ante… addiooooooo

  8. mfp ha detto:

    Camu, non sapevo nemmeno ci fosse stata una qualche discussione recente… l’esistenza dell’rfc1855 dovrebbe farti realizzare che le dinamiche da me descritte non si riferiscono di certo all’incontro con Bernabe’. E’ storia ben piu’ vecchia di 4 blogger che vanno a mangiarsi le tartine offerte da Telemamma… storia precedente alle tecnologie digitali…

    L’anno scorso ho sfrugugliato “un po’” Giovy (cerca sul suo blog: tornaconto barcamp); e il mio taglia&incolla di 10-righe-10 di un manuale psichiatrico e’ stato censurato da Suzukimaruti nel suo post in cui si chiedeva perche’ la blogosfera era così litigarella (domanda: “perche’ censuri?”, risposta: “perche’ non ho capito cosa hai scritto”)… ho gia’ dato… lungi da me voler alimentare un’altra polemica sulla stessa cosa. Sarebbe ridondanza inutile. Sarebbe ennesima discussione divergente. Pero’ “un mondo piu’ buono” mi fa tremare… hai idea di quanta gente parla in funzione di “un mondo migliore”? Insomma, e’ un’espressione che non amo.

  9. camu ha detto:

    Mfp, se avessi avuto più pazienza, ti saresti accorto che su questo blog i commenti non sono moderati ex-ante (ma sei sicuro che si dica così in latino? 🙂 ) ma passa qualche secondo prima che vadano online perché il sistema antispam ultimamente non è proprio istantaneo. Quindi se avessi ricaricato la pagina, ti saresti accorto che il tuo commento era già lì bello e pubblicato. Riguardo al tuo commento di analisi della blogosfera, sono ben disposto ad intervistare anche te, così ne parliamo!

  10. mfp ha detto:

    Me ne sono accorto dopo aver postato… ripensando al fatto che con il primo commento non c’era stata moderazione ex-ante (e no: non sono certo che in latino si dica così… se lo verifichi fammelo sapere per favore). Tuttavia mi sembrava controproducente aggiungere un ulteriore commento per rettificare… anche perche’ i commenti moderati ex-ante SONO effettivamente una brutta storia, quantomeno indice di opacita’. (specifico) Tu lo sai, io lo so, gli altri commentatori lo sanno, (generico) la frase non e’ falsa, l’errata corrige disturba il flow: a che pro da parte mia correggere?
    Quanto alla pazienza invece… si… decisamente troppo poca: quando aumentano gli interlocutori diminuisce il tempo che hai a disposizione per ognuno di essi, aumenta il numero di cose incomunicabili, si alza il livello di incomunicabilita’, quindi o aumenta parallelamente la fiducia gratuita distribuita agli interlocutori casuali (ie: non ti dico cosa faccio perche’ ti fidi di qualsiasi cosa faccio) o aumentano “gli errori relazionali” (cfr. The Greater Internet Fuckwad Theory, espressa in termini piu’ utili qui: http://www.youtube.com/watch?v=TPAO-lZ4_hU non ricordo a quale minuto del video, ma guartarlo tutto non guasta). Ti ci ritrovi? In breve: “scusa per non averti dedicato abbastanza pazienza… ma sono un paranoico: chi cazzo sei tu?” 🙂

    Quanto alla tua proposta di intervista: cui prodest? Io non ho granche’ da dire. E ti assicuro che sono un pessimo oratore… e anche solo a voce e’ un disastro… e’ che sono lento… ho bisogno di tempo per riflettere… però se ti serve una mano tecnica, ben venga (pagato se commerciale, di cuore se e’ no-profit). Scappo.. auf wiedersehen! (no, non sono certo si scriva così ma controllarlo e correggere costa circa 5 click)

  11. mfp ha detto:

    Ma non si puo’ disattivare l’alert email per ogni commento aggiunto… da un Mario Rossi qualsiasi?

  12. camu ha detto:

    Mfp, in accordo con le mie regole di moderazione, ho rimosso il commento di “mario rossi”, e questo ti fa capire che qui non c’è nulla di moderato ex-ante (ho controllato, si dice così, in effetti) proprio perché è nello spirito di questo sito dare parola a tutti, almeno a tutti quelli che non spargono attacchi anonimi e gratuiti 🙂

  13. fiaba ha detto:

    camu, perché devi sapere chi sono per giudicare quello che penso?

    torriero, perché ti auguri che i tuoi follower spezzino le gambe (metaforicamente parlando) a quelli che non ti piacciono?

    e lungi da me impelagarmi nella distinzione fra opportunisti ed esibizionisti

  14. mfp ha detto:

    Vedi Camu… qui dentro le cose funzionano in un modo solo… l’alternativa a quel modo e’ che: o smettono di avere senso o le soluzioni alternative producono piu’ danni di quelli che intendono sanare.
    Questo e’ vero per i barcamp (Golden Rule Barcamp.org Version: evento full collaborativo) che per la censura (Golden Rule Dante Remix: non ti curar di loro ma guarda e passa). Idem per il business. E per gli aspetti sociali. E altro, molto altro.

  15. camu ha detto:

    Fiaba, perché così ho deciso di fare a casa mia. Come puoi ben leggere nella pagina sulle regole di moderazione che vigono in questo spazio, non si tratta di censura: non ti impedisco infatti di esprimere le tue idee da qualche altra parte. Semplicemente qui è casa mia, e decido io. Cercando di dare la massima libertà, ma senza sfociare negli attacchi gratuiti ed anonimi. Se hai da dire qualcosa di “forte” almeno abbi il coraggio di dare un’identità alle tue affermazioni. Questo vale anche come risposta al commento di mfp.

  16. mfp ha detto:

    Camu,

    1) “Come puoi ben leggere nella pagina sulle regole di moderazione che vigono in questo spazio, non si tratta di censura: non ti impedisco infatti di esprimere le tue idee da qualche altra parte. Semplicemente qui è casa mia, e decido io.”

    Purtroppo, ahime’, qui in questo mondo di bit potrebbe funzionare così SE E SOLO SE “tutti i partecipanti al sistema di comunicazione (ie: i circa 10,2 milioni di italiani proprietari di adsl e loro leechers) avessero lo stesso livello di perfezione logica (e non e’ così)” AND la normativa sulla liberta’ di espressione fosse adeguata ai tempi moderni (e non e’ così).
    La prima condizione e’ piu’ lunga da spiegare; mi limito a rimandarti alla Teoria dei Giochi, se ti va approfondisci.
    La seconda invece e’ esplicabile in relativamente poche righe perche’ tu non sei libero di censurare chi ti pare a tua discrezione; ci sono delle regole.

    – art. 21 Costituzione

    – eccezioni alla liberta’ di espressione: a tutela dei segni distintivi e dei principi di concorrenza (legge sui marchi, art. 2598 c.c.); a tutela del segreto di stato (legge 801/77); a tutela del segreto professionale (art. 622 c.p.); a tutela del diritto d’autore (legge 633/41); contro la pubblicazione di spettacoli osceni (artt. 528, 529, 725 c.p.); in campagna elettorale per la comunicazione politica (legge 28/00); contro la diffusione di idee di discriminazione razziale ed etnica (leggi 654/75, 205/93); a tutela dei minori (art. 114 c.p.p comma 6 art. 600 ter c.p.); contro l’istigazione a disobbedire alle leggi (art. 415 c.p., art. 266 c.p.); a tutela dell’onore e della reputazione (art. 595 c.p.); a tutela della privacy (decr. leg. 196/03).

    Queste sono le regole imperative; poi se io o te ci vogliamo fare un regolamentino per il nostro blog e’ tutt’altro discorso e comunque non possono limitare un diritto inviolabile. E l’art.21 non e’ norma orientata alla legge o destinata alla PA piuttosto che ad altro; e’ un diritto involabile. E MarioRossi/Fiaba non rientra in nessuno di quelle eccezioni. E, tra l’altro, tu non hai il potere discrezionale tale da accertare e autorizzare una censura. Al massimo hai la disponibilita’ degli strumenti di censura; e cio’ e’ male (la potenza e’ nulla senza il controllo). Insomma: se vuoi fare come ti pare, l’accesso al tuo domicilio informatico deve essere privato (ie: metti login e password, e la distribuisci agli amici/colleghi/parenti/simpatici sconosciuti)… il che sarebbe un abominio digitale… oppure pubblico, ma non censuri (ie: risparmi tempo, e non sei comunque responsabile per cose scritte da altri; io vengo qui, leggo Mario Rossi che sproloquia per chissa’ quale idiozia gli frulla in testa… penso “povero Camu alle prese co’ sto coglione”… e lo ignoro).

    Poi se vogliamo giocare al Piccolo Legislatore, allora io lancio un disegno di legge: abolire i reati di opinione + obbligo di notifica della replica in calce alla comunicazione originale qualora qualcuno si ritenesse offeso dalla prima comunicazione (e obbligo che comunque non e’ automatico ma deve passare per le mani di un giudice). Tu come cambieresti la legge?

    2) io che centro con Fiaba?

  17. camu ha detto:

    Ed il tanto citato “insindacabile giudizio della redazione” dove lo mettiamo? 🙂 Come sono liberi i miei lettori di dire quello che vogliono in altra sede, devo poter essere libero io di proteggere la qualità del mio blog. Non trovi? Io ripeto, non censuro nessuno per il semplice fatto (vedi mie note sulla moderazione) che chiunque è libero di esprimersi come vuole in rete. La censura, dice il vocabolario, è la “vigilanza esercitata da speciali organi dello Stato o della Chiesa su opere destinate alla pubblicazione o alla rappresentazione, al fine di garantirne il carattere non offensivo nei confronti delle istituzioni e della morale” concordi? Ora io non impedisco mica a Fiaba di scrivere quello che vuole, in generale. Allora il fatto che non si possano imbrattare i muri delle case private, è censura anche quella? Suvvia Mfp, ti stai arrampicando sugli specchi 🙂

  18. mfp ha detto:

    Tsk…tsk… non mi sto arrampicando. Dura lex sed lex, ti direbbe il Minotti (il quale alla mia richiesta di parere giuridico ha cianfrugliato qualcosa di poco giuridico, e infine ha taciuto). Controlla per favore… e’ come con “ex-ante”… io non posso oggettivamente controllare qualcosa che dal mio punto di vista e’ corretto… ma se tu controlli, cioe’ se tu fai da controllo di ridondanza ciclico, ci guadagnamo in due 🙂

    Ma soprattutto hai frainteso le mie parole… io sono – stralciando qualsiasi riferimento reale tipo la brutale trasposizione del “domicilio” in “domicilio informatico” – solipsisticamente d’accordo con te: voglio essere discriminante unico su tutto ciò che mi compete. E credo che su questo potremmo concordare senza troppa fatica (un po’ ci vuole, ma non troppa) tutti e 9 miliardi di esseri umani.
    Il problema e’ l’altra faccia della medaglia: siamo in grado? Io sono in grado? E tu? E l’Altro? E possibilmente senza inventarsi l’ennesima entita’ terza di fantasia (es: Dio, Stato, Psicologo, Alieno) che automagically dovrebbe regolarci? E’ quello che – per tornare in topic – diceva Gaspar (“se ognuno facesse la sua parte…”) e tanti altri prima di lui (mitologicamente Gesu’ Cristo, letteralmente Tolstoj, storicamente Gandhi, filosoficamente Karl “soluzione finale” Schmitt, tutto l’underground informatico, etc). Controlla… (idem come sopra)

    La domanda di MarioRossiFlavia e’ sensata… magari posta in modo brutale… ma e’ sensata. E la risposta e’ – per quanto mi riguarda – che bisogna spezzare le gambine (e anche le braccine e qualunque altro osso spezzabile) ogni qual volta ci si trova davanti ad un progetto inutile, perche’ quel progetto attinge da un pool comune di risorse limitate, e talvolta scarse, chiamato pianeta. Se un manager-bocconi-luis-uk-buffone pretende di spendere i soldi miei e l’eredita’ che mio padre e mio nonno hanno investito nelle decadi precedenti (cfr. i recenti pesanti interventi statali nel cuore del sistema economico capitalistico: 300 anni di liberismo gettati alle ortiche), e lasciare ai miei eventuali figli solo la miseria, e il tutto per fare l’ennesimo progetto inutile “o la va e mi si comprano i giganti, o la spacca e ho bruciato 2 milioni di qualcun altro”… beh… io gli spezzo le braccine, punto. Perche’ e’ uno spreco incalcolabile di valore ad opera di personaggi malati in preda a paranoia velleitaria.
    La riprova ce l’hai quando Stiglitz (nobel economia 2001) ti dice (cfr. intervista rilaziata circa 1 settimana fa alla redazione di Beppe Grillo): questa crisi finanziaria e’ legata sia ad una componente finanziaria (55.000bln di valore reale esistente, 700.000bln di moneta circolante; questi dati li ha dati un tizio del governo da Vespa) sia ad una economica (liberismo doesn’t work), e poi specifica che le rendite (in valore reale) sono finite al 40% agli attori finanziari secondo una sorta di sfumatura del patto sociale per cui loro investivano in tecnologia e noi gli davamo quel valore… ma “guarda caso” il capitale sociale che hanno prodotto e’ di gran lunga inferiore alla quantita’ di valore reale che hanno prelevato. Anche qui: controlla…

    Io non avrei risposto al primo messaggio; pero’ qualcun altro magari si! Ma se tu lo censuri, come fa qualcun altro a rispondergli a dovere come ho cercato – mio malgrado – di fare ora?

    La regola d’oro e’ di ridurre costantemente ad epsilon la gestione del continuum informativo… meno tocchi… meglio e’ per tutti… fidati! Poi se vuoi continuare a spararmi in faccia una tua policy di cui – con tutto il rispetto – me ne strasbatto… vai… continua a contorcerti nel liberum vetum come i polacchi di 5 secoli fa… affari tuoi. Cioe’, non e’ cattiveria la mia: hai mai pensato a quanto tempo ti servirebbe per cercare, leggere, interpretare, capire tutte le singole policy esistenti su ogni singolo sito che usi? E mica una sola per sito! Policy privacy, policy opera d’ingegno, policy censura. Proprio recentemente hanno calcolato che se dovessimo leggere tutte le policy privacy per navigare ci vorrebbe in media il 20% del tempo in piu’. Fatti due conti… e cerca di capirmi… me ne frego della tua policy semplicemente perche’ non posso farne a meno. Mero pragmatismo, utilitarismo, fai un po’ tu…

  19. camu ha detto:

    Mfp, per fortuna qualche commento fa hai scritto “Io non ho granché da dire” 🙂

  20. fiaba, non flavia ha detto:

    camu: massimo rispetto per non avermi censurato, scusami se dico la mia a casa tua ma torriero censura a pezzi e bocconi quello che dico da lui, così rimane un mio commento staccato dal mio commento seguente, e non da la possibilità neanche ai suoi lettori di farsi un’idea

    a te potrà stare simpatico uno così ma per me è un pessimo esempio di persona

  21. mfp ha detto:

    Camu, dipende dalla codifica usata… se te l’avessi scritto in Perl sarebbe bastata una sola regexp, ma non ti sarebbe stato utile. Invece adesso clicko su quel link di opt-out nell’ennesima email, con la speranza che la prossima volta che torno qui trovo l’opt-in per le mail e tu che te ne infischi dei commenti formalmente scorretti (secondo il tuo insindacabile, ma ignorabile, giudizio). Ad maiora

  22. camu ha detto:

    Sarà l’orario, ma inizio a non capirci più nulla dei tuoi commenti, mea culpa! 🙂

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