due chiacchiere

Ho un blog ecologico, e tu?

In tanti ci proclamiamo ecologisti e propugnatori di un futuro più sostenibile, ma in quanti pensiamo seriamente all’impatto quotidiano che le nostre azioni hanno sull’ambiente? Non mi riferisco soltanto alle azioni nel mondo reale, ma principalmente a quelle del mondo digitale in cui siamo immersi 24 ore su 24. Spesso dimentichiamo che ogni post che scriviamo, ogni sito web che apriamo, ogni video che guardiamo, ogni telefonata che facciamo, consumano un po’ di energia. E non voglio neppure pensare alle criptovalute, per le quali alcune stime dicono che per “estrarre” un nuovo Bitcoin serve l’equivalente energetico consumato da una famiglia media in 6 settimane. Persino questo post è fisicamente memorizzato su un disco che ha bisogno di elettricità per funzionare, un disco che è collegato ad un server all’interno di una sala a temperatura controllata da grandi condizionatori d’aria. Tutta roba per la quale è stata spesa energia per essere prodotta, spedita ed installata, tutta roba che non viene facilmente riciclata a fine vita.

La cosa che dovrebbe farci davvero riflettere, comunque, è che la stragrande maggioranza dei contenuti tenuti in vita da quest’ingente impiego di risorse, è completamente irrilevante già dopo un paio di giorni. Una massa sterminata ed effimera di tweet, foto su Instagram, video su TikTok e YouTube, che brucia (oserei dire letteralmente) risorse preziose che potrebbero essere usate per scopi ben più importanti. Questo, in fondo, è il motivo per cui sto rimuovendo ad esempio quei pochi video che avevo su YouTube, trasferendoli all’interno delle mie mura domestiche virtuali.

Ed è questo senso di ecologia digitale che mi spinge a strizzare ogni possibile byte dalle pagine di questo sito ed a fare pulizia di contenuti che non ha più senso tenere. Il buon Luca Conti, a tal proposito, suggerisce i suoi criteri per purgare l’archivio del blog:

  • Se è una immagine e poco testo, senza approfondimento, cestino
  • Se è un ragionamento intorno a un link che non c’è più, cestino
  • Se è una segnalazione di un evento, senza altri contenuti, casso
  • Se c’è almeno un testo breve che introduce un concetto, un link, una considerazione che ha un valore storico, di prospettiva, lascio

Io ammetto di non essere così draconiano al momento, ma già sento che lo diventerò. Poi a volte, rileggendo i post del passato, ritrovo note dei miei esperimenti da scienziato pazzo per aggiungere questa o quella funzione al mio blog, e mi chiedo se valga la pena introdurle nuovamente, in questa nuova versione del tema. Ed è qui che arriva l’omino talebano che siede sulla mia spalla a ricordarmi che less is more, come direbbero in inglese, e che tutte quelle cianfrusaglie erano divertenti all’epoca, ma non hanno più senso nel web di oggi. Ad esempio, l’altro giorno mi ha suggerito un servizio che, usando ben precisi parametri, misura quale sia l’impatto ambientale di un sito. Il verdetto sulla mia piccola casa virtuale mi ha lasciato piacevolmente sorpreso. Forse posso farmi dare i contributi dal governo, dato che ho una casa (virtuale) così efficiente dal punto di vista energetico?

Questo sito è più verde del 94% delle pagine web analizzate fino ad oggi, dice il servizio che ho usato

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Ciao Dino, comprendo la necessità di fornire pagine snelle (e soprattutto template snelli) ma il risparmio in kb dato dall’eliminazione dei testi è così piccolo che il suo impatto sull’universo è praticamente trascurabile. Insomma: suggerisco a tutti di concentrarsi sul primo aspetto piuttosto che pensare di inquinare meno eliminando qualche post.
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Si, hai ragione, un post non fa certo la differenza. Ma pensa se milioni di blog facessero la stessa cosa, e se gli utenti delle piattaforme social pulissero il ciarpame che hanno pubblicato in questi anni. Il mio intervento qui sopra è un piccolo gesto per spronare altre persone a riflettere sulla spazzatura digitale e sulle sue conseguenze.

  2. Aldo ha detto:

    Pensa, ad esempio, quando un sito di notizie deve parlare di un argomento di attualità e invece di pubblicare in un unico articolo tutti gli aggiornamenti scrive 10mila articoli iniziando con “Vi avevamo parlato di… bla bla bla…” e poi le due nuove righe di aggiornamento. Lì pure c’è tanto inquinamento.

    1. camu ha detto:

      Sono i siti che mi stanno sui nervi più di tutti, click bait credo si chiamino. Spezzano la notizia in tanti piccoli pezzi e poi devi andare avanti con le freccine a leggere. Lo fa anche il Corriere, che in genere uso come fonte per le notizie dall’Italia. Altro che spreco di risorse in quei casi 🙁

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