due chiacchiere

Il problema dei costi universitari in America

Quello che sto per scrivere è un post che diciotto anni fa, quando giunsi sul suolo americano, non avrei certo mai sognato di dire un giorno. Perché erano i tempi di Obama, delle riforme che promettevano di cominciare ad affrontare i problemi di un sistema sanitario costoso ed inefficiente, e tutto sommato si sentiva la speranza per un futuro migliore nell’aria. Per carità, Obama non è stato certo uno stinco di santo (Libia, anyone?) ma nulla al confronto della putrefazione sociale in cui viviamo adesso. Più mi guardo intorno, e più mi chiedo come la gente non voglia scapparsene a gambe levate da questo posto. No, non mi riferisco alle decisioni mercuriali dell’Arancione. Ma penso alla qualità della vita che questo sistema che s’illude di essere democratico offre ai suoi cittadini.

Un esempio per tutti? I costi universitari che negli ultimi decenni sono schizzati alle stelle. Qualche settimana fa, chiacchieravamo con un conoscente di Campanellino, un uomo sulla settantina che, insieme ai suoi fratelli, all’epoca ha frequentato guarda caso le aule dell’Università della California a Santa Cruz. E mi raccontava come ai suoi tempi la retta universitaria era completamente gratuita. Consentendo ai ragazzi di ottenere un’educazione di tutto rispetto senza spendere un centesimo. Quando nel 1960 venne approvato il famoso California Master Plan for Higher Education, uno dei principi fondamentali era semplice: l’istruzione universitaria pubblica doveva essere praticamente gratuita per i residenti. L’idea era che una società prospera investisse direttamente nella formazione delle nuove generazioni (ma va, che idea rivoluzionaria!).

Poi qualcosa è cambiato. A partire dagli anni ’70, con i tagli ai finanziamenti pubblici operati da un tizio di nome Ronald Reagan, governatore della California dal 1967, sono comparsi prima i “contributi”, poi convertiti in vere e proprie tasse universitarie. Reagan era convinto che il governo spendesse troppo e che molti servizi pubblici dovessero essere ridimensionati. Ma la verità è che i movimenti studenteschi che protestavano contro il Vietnam e l’assenza di diritti civili, per la maggior parte basati proprio in California, non gli stavano molto simpatici. In particolare, proprio L’Università of California a Berkeley era diventato il simbolo nazionale di quel movimento studentesco, e dei figli dei fiori. Reagan era convinto che le tasse pagate dai suoi cittadini non dovessero finanziare istituzioni che, a suo giudizio, incoraggiavano disordine e radicalismo politico.

Da lì, tutto è lentamente cominciato ad andare a rotoli in giro per la nazione. I giovani che negli anni Sessanta uscivano dall’università senza nessun debito sulle spalle, oggi si ritrovano a pagare cifre esorbitanti, dell’ordine di centinaia di migliaia di dollari. E poi mi chiedono come mai io ce l’abbia tanto con i cosiddetti boomer americani. Una generazione che inseguendo un desiderio di immensa ingordigia, ha lasciato alle spalle un mondo invivibile, dall’inquinamento da microplastiche (giusto per fare un esempio a casaccio), al cambiamento climatico, dall’insostenibilità dell’economia all’impoverimento della qualità dell’educazione. Oggi, in America, il costo medio in un’università privata è di circa 50.000 dollari all’anno. Considerando che qui la laurea breve dura quattro anni, sono 200 mila dollari sul groppone.

Si certo, ci sono le borse di studio e vari incentivi per ridurre quell’impatto, ma la realtà è che un’educazione di qualità ti caricherà di un debito che azzopperà i tuoi obiettivi per un periodo considerevolmente lungo. Ovviamente nei decenni si è sviluppato tutto un ecosistema di prestiti e banche che a confronto gli strozzini dietro casa sono meglio.

(da Lo Spiegone) Ci sono più di 44 milioni di debitori che collettivamente devono 1,6 trilioni di dollari di debito di prestito studentesco: un aumento del dato dovuto alla maggiore percentuale di iscrizioni fra gli studenti delle scuole superiori alle università negli ultimi 20 anni. Il debito del prestito studentesco è ora la seconda categoria di debito al consumo più alta, dietro solo al debito ipotecario, e superiore sia alle carte di credito sia ai prestiti auto. I mutuatari della classe del 2017, in media, devono 28.650 euro, secondo l’Institute for College Access and Success (TICAS).

Lentamente, si stanno sviluppando iniziative che tentano di arginare il problema. Alcune università private stanno proponendo l’idea di tasse universitarie posticipate. In pratica, non paghi nulla fino a quando non ottieni la laurea, e poi cedi una percentuale del tuo stipendio per un periodo stabilito di tempo. Ovviamente, questo vuol dire che l’istituzione dove stai studiando, ha tutto l’interesse a prepararti bene, e di consentirti di trovare un lavoro remunerativo. E lo studente non ha il patema d’animo di doversi accollare centinaia di migliaia di dollari di debiti a priori. Chiaro, anche questo sistema ha le sue pecche, non ci illudiamo. La verità è che in un mondo ideale, l’America dovrebbe semplicemente smettere di spendere fantastilioni in bombe da lanciare contro l’Iran. Sarebbe tutto più facile. Specialmente quando quelle azioni finiscono per influenzare quello che fa il resto del mondo occidentale.

 

Commenti

  1. quelli che sostengono che destra e sinistra, conservatori e progressisti, repubblicani e democratici, hanno ormai le medesime impostazioni e i medesimi programmi, non hanno presente le grandi differenze che hai segnalato tu in questo articilo.
    ml

    Risposte al commento di carlo calati (massimolegnani)

    1. camu ha scritto:

      In effetti è proprio così che lo spiego alle mie figlie, mostrandomi quanto più possibile imparziale: i democratici sostengono che sia meglio aiutare la gente, che poi compra, e fa girare l’economia, mentre i repubblicani dicono che è meglio aiutare le aziende, che daranno poi più soldi ai dipendenti, ecc.
       
      Il problema è che il partito democratico americano di oggi non è più quello di Obama. La dimostrazione la trovi in come hanno gestito la campagna della Harris durante l’ultima tornata elettorale. Hanno più paura, scelgono candidati pesci lessi, non si spingono più a “sinistra”. 
       
      Quindi sulla carta è tutto buono e giusto, riguardo ai programmi, agli obiettivi, alla tassazione delle aziende, e via dicendo. Peccato che in pratica oggi questi signori non abbiano più gli “attributi” per portare avanti quelle idee come succedeva 20 anni fa.

Dimmi la tua

Torna in cima alla pagina