due chiacchiere

Il migliore dei mondi

Ogni tanto, quando davvero non c’è nulla da guardare sui canali americani, e voglio distrarmi dal logorio della vita moderna, apro RaiPlay per vedere cosa si dice da quelle parti. L’altro giorno, mentre mi accingevo ad affrontare la pila di camicie, pantaloni e magliette da stirare, un film che parla di assenza di tecnologia ha attirato la mia attenzione: Il migliore dei mondi. Ovvero come sarebbe il mondo oggi se il Millenium Bug (roba da vecchi bacucchi informatici) avesse causato un disastro, e di conseguenza il mondo avesse deciso di vietare il progresso tecnologico. Un’idea curiosa, una realtà in cui forse non mi dispiacerebbe vivere, visti i danni diretti ed indiretti che smartphone e soci hanno causato ad un’intera generazione. Prima di proseguire, il solito avviso ai naviganti: nel seguito svelerò dettagli della trama, quindi se non vuoi rovinarti la sorpresa, per oggi puoi fermarti qui.

Partiamo dai fatti. Il protagonista, Ennio, è un tecnico informatico che vive immerso nella tecnologia. Per lui, l’intelligenza artificiale, le app e i dispositivi digitali non sono semplici strumenti, ma una parte integrante della quotidianità. Dal caffè alle luci, dai sensori di parcheggio al navigatore, tutto è coordinato da una tecnologia trasparente di cui Ennio non riesce a fare a meno. Quando un incidente causato da un vecchio modem lo catapulta in una Roma alternativa rimasta ferma agli anni Novanta, il suo mondo va completamente in frantumi.

In questa realtà parallela non esistono smartphone, social network e gran parte delle innovazioni che oggi diamo per scontate. Per Ennio è un vero incubo: improvvisamente si ritrova senza punti di riferimento, incapace di orientarsi sia nella vita professionale che in quella personale. Ma questo sembra essere il punto di forza del film: invitare lo spettatore a riflettere sulle proprie abitudini e sulla crescente dipendenza dalla tecnologia. Non ti nascondo che anch’io mi sento un po Ennio a volte, con il mio assistente digitale che accende le lampade in salotto la sera e controlla la temperatura dell’aria condizionata.

Nel dramma digitale di Ennio si inserisce poi la delicata e contrastata storia d’amore con Viola. Una ragazza con un’energia tutta particolare, che riesce a spingere il protagonista fuori dal suo piccolo guscio digitale. Una cosa che non mi è piaciuta, è il cambio di ritmo e le esagerazioni nella seconda parte del film, a dirla tutta. Gli inseguimenti, le sparatorie all’americana, persino Steve Jobs che abita in Italia. Forse qui avrebbero potuto usare un approccio diverso, più verosimile, ma tant’è. Considerando che certe scene sono riuscite a strapparmi un sorriso sincero, mi porta a chiudere un occhio su quelle scelte di copione.

In conclusione, un film piacevole, che porta lo spettatore a riflettere sui temi quanto mai attuali (intelligenza artificiale, anyone?).

Commenti

  1. Trap ha scritto:

    Sembra il film di Bova “Torno indietro e cambio vita”. Grazie lo guarderò sicuramente. Come saprai già i film dei viaggi del tempo sono il mio debole.

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    1. camu ha scritto:

      Ed allora questo non puoi perderlo. Gli autori cinematografici italiani sembrano quasi ossessionati dai viaggi nel tempo. Come dimenticare il capolavoro con Marco Giallini ed Edoardo Leo, Non ci resta che il crimine. Quando fatti bene, questi film valgono davvero.

      Risposte al commento di camu

      1. Trap ha scritto:

        Visto quello e anche il sequel “Ritorno al crimine”, entrambi degni di nota!

        Risposte al commento di Trap
        1. camu ha scritto:

          Marco Giallini ed Edoardo Leo sono, nella maggior parte dei casi, una garanzia 🙂

  2. Trap ha scritto:

    Visto e mi sono molto immedesimato. Per molti non è granché (vedendo il giudizio su MyMovies) eppure questo film racconta molte cose sulla nostra epoca. Mi è piaciuto tutto, anche la seconda parte, forse fatta un po’ in fretta per via dei tempi di rilascio. Grazie per il consiglio

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    1. camu ha scritto:

      Sono contento che ti sia piaciuto. Si, l’accoglienza è stata a dir poco tiepida, però pur nel suo modo a volte pasticciato di raccontare la storia, anch’io penso che sia un modo per riflettere dove l’ossessione sfrenata per le tecnologie, specialmente i social, ci ha portati come società. Anche in questo caso, sono convinto che si stava meglio quando si stava peggio.

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