In Cina esiste una materia scolastica chiamata Lao-dong Ke, che si affianca a letteratura, matematica, scienze e quant’altro. Per almeno un’ora alla settimana, i bambini imparano a far cose pratiche, utili nella quotidianità: cucinare, pulire, coltivare la terra, usare strumenti, lavare i vestiti, fare volontariato. La domanda inevitabile è come mai per noi occidentali queste cose sembrano quasi secondarie? Conoscere la formula per calcolare il limite di una funzione oppure tradurre noiosissimi testi dal latino, o ancora disegnare un capitello corinzio a tratto penna senza neppure una sbavatura (ancora ho gli incubi della prof al liceo), può darci una cultura, ma serve anche la componente sociale per entrare a far parte della comunità in cui vivremo.
Alcuni diranno “eh, ma questo è un compito che spetta alla famiglia”. Ma siamo sinceri, quanti papà e quante mamme hanno davvero il tempo, l’energia e la voglia di insegnare queste attività ai propri figli. E poi, come scrivevo quattro anni fa, la verità è che in occidente siamo spesso più concentrati nel favorire l’autostima e cose meno pratiche, nella speranza che un giorno quegli insegnamenti possano portare i frutti sperati. Ma di che frutti vogliamo parlare, quando il mondo che stiamo lasciando nelle mani della generazione che ci seguirà è completamente fuori controllo? E poi, non è tutta autostima quella che luccica:
(da The Atlantic) Per decenni, gli americani sono stati ossessionati dal concetto di autostima, una misura di quanta fiducia e valore le persone sentono di avere. Nel 1986, il governatore della California ha persino firmato una legge che creava una commissione per promuovere l’autostima e la responsabilità personale e sociale. [..] Lodare i bambini in modo specifico per le loro capacità o intelligenza, cosa che fanno i genitori quando dicono cose come “Sei così intelligente!” o “Sei un grande artista!”, possono anche porre problemi. Una ricerca della psicologa Carol Dweck ha dimostrato che questo tipo di elogio, rispetto all’elogio dei bambini per il loro impegno, aumenta le possibilità che i bambini crollino di fronte ad un ostacolo e finiscano per avere un senso di autostima sgonfiato. Cominciano a mettere in discussione le qualità che gli adulti intorno a loro sembrano apprezzare così tanto
In altre parole, stiamo mentendo spudoratamente a quei bambini, dicendo loro che hanno fatto un ottimo lavoro anche quando non è vero. E se la famiglia è il punto di partenza, la scuola non è da meno. Qui in America, non esiste la bocciatura ad esempio. Tutti i ragazzi, a prescindere dall’impegno che hanno dimostrato durante l’anno accademico, continuano a salire la scala verso l’agognato diploma, senza perdere un colpo. Ecco spiegati quei video in cui ragazzi americani non sanno dove sia l’Austria sulla mappa disegnata accanto a loro.
Per anni abbiamo costruito un’idea di scuola concentrata quasi esclusivamente sulla performance accademica. Voti, test, nozioni, competizione. Tutto importante, certo. Ma nel frattempo abbiamo spesso dimenticato una domanda fondamentale: stiamo preparando i ragazzi alla vita? Sapere risolvere un’equazione è utile. Ma lo è anche sapere cucinare un pasto, prendersi cura di uno spazio, collaborare con gli altri, riparare qualcosa invece di buttarla via. Sono competenze che insegnano autonomia, responsabilità, pazienza e dignità del lavoro. In Cina (ed altri Paesi asiatici) queste lezioni sono diventate parte ufficiale del curriculum scolastico, perché la loro filosofia di vita è “se gli altri intorno a me stanno bene, anch’io starò bene”. Un cambio a 180 gradi rispetto all’individualismo occidentale.
Viviamo in una società in cui i ragazzi crescono sapendo usare perfettamente uno smartphone, ma senza aver mai cucinato qualcosa da soli, cucito un bottone o coltivato una pianta. Sempre più connessi, ma spesso meno autonomi. Forse dovremmo smettere di considerare queste attività come “perdite di tempo” o semplici faccende domestiche. Forse una scuola davvero moderna non è quella che prepara solo lavoratori efficienti, ma persone capaci di vivere.
Commenti
Piero_TM_R ha scritto:
Camu, la cosa mi spaventa. Siamo per caso stati separati alla nascita? Uno dei due è clone dell’altro?
Scherzi a parte, ho sempre sostenuto (forse ne avevamo già “discusso”?) che ad esempio la così detta educazione civica (credo venga ancoa insegnata con altro nome) non dovrebbe essere spiegare ad esempio come funiona lo Stato, l’ordine gerachico delle norme e via discorrendo, se sono interessato mi faccio scienze politiche, va bene una infarinatura (tanto poi crescendo che ci inchiappettano sempre, preparati o meno). A mio avviso dovrebbe essere insegnato primo soccorso partendo da piccoli, vedi un compagno che sta male, chi devo chiamare? Come devo comportarmi? Crescendo spiego il primo soccorso avanzando di difficoltà in base all’età. Spiego come devo comportarmi in caso di incendio o catastrofe, cosa fare in caso di un incidente e via discorrendo. Sono convinto che si genererenno adulti più coscienti e che possono intervenire in caso di necessità.
Porto un esempio pratico, ho fatto il corso anni addietro (100 ore) in materia antincendio come tecnico (sono iscritto nell’elenco del Ministero dell’Interno per questo) e l’allora comandante provinciale ha portato alcune nozioni pratiche e generali. Si va in un albergo, solitamente capita si venga accompagnati dal personale oppure si è concentrati a cercare la camera con la chiave o tessera in mano, si entra e siamo in una stanza, dietro la porta solitamente c’è una piantina stampata su un A4 con indicato il numero d’emergenza da fare e la strada per arrivare alla prima uscita di sicurezza. L’hai mai guardata? E’ un francobollo e se non si ha dimestichezza con quelle cose non è detto sia comprensibile. Bene, il consiglio del comandante? Uscire dalla camera e fare un giro nel corridoio dell’albergo per individuare l’uscita di sicurezza più vicina e memorizzare il percorso. A lui era capitato di essere svegliato nel bel mezzo della notte dall’allarme antincendio e disorientato ma abituato a questa prassi è andato fuori senza problemi. Solitamente i più sono presi dal panico.
Sul discorso dei complimenti eccessivi sono in parte d’accordo, trovo che fino a quando i bambini sono molto piccoli la critica potrebbe essere poco utile, crescendo invece la critica costruttiva la trovo utile alla crescita dell’individuo, ci aggiungerei anche far capire che si può fallire, nel mondo attuale fallire non è contemplato e se succede è sempre colpa degli altri. Ci risparmieremmo molta musica, film e libri discutibili, non siamo tutti bravi a fare qualcsiasi cosa.
La scuola cinese probabilmente è più “pratica” o comunque l’individuo viene “coltivato” in un certo modo e non trovo sia sbagliato. Ricordo che in giappone non esistono i bidelli e i bambini puliscono la classe e servono a turno il pranzo ai compagni, non so se sia ancora così ma anni addietro i bambini pari alle nostre elementari andavano e tornavano da scuola senza essere accompagnati. Invece noi vediamo genitori con bambini grandicelli che li tengono per mano o devono farli spostare tirandoli perchè magari in mezzo ai piedi senza che se ne rendano conto (io spesso dico a mio figlio di spostarsi quando siamo al supermercato per fargli capire che ci sono altre persone che potrebbero trovarlo d’intralcio).
Trovo che la nostra società in parte si basi troppo sul sapere l’anno esatto della morte di Giulio Cesare a memoria mentre la scuola dovrebbe fornirci gli stumenti per dirci dove trovare quell’informazione nel momento in cui ci servirà. Ad esempio mio padre ha sempre ritenuto sbagliato che negli istituti per geometri non venisse insegnato ad usare il manuale del geometra che contiene praticamente ogni cosa che ci si possa trovare a dover fare durante il lavoro. Nozioni, numeri, dati inutili che affollano la mente e poca pratica.
Comunque tornando all’apertura, dobbiamo approfondire questa cosa, il filo che ci collega è inquietante! 😀
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camu ha scritto:
Direi che dovremmo sottoporci a qualche test del DNA. Io in realtà l’ho già fatto con un’azienda americana, tanti anni fa. Mi dice che le mie origini sono per il 13% mediorientali, pensa un po’. Rimane comunque il fatto che il livello di sintonia che continuiamo a trovare è preoccupante. In genere si dice che gli opposti si attraggono, ma si vede che nella blogosfera vale l’opposto.
Verissimo, quante persone, incluso il sottoscritto, non hanno neppure le basi per aiutare una persona in difficoltà, tipo fare la manovra per far sputare un oggetto bloccato nella trachea, e via dicendo. E poi, da piccoli c’è meno timore di sbagliare, quindi si insegna anche a non aver paura in una situazione d’emergenza.
Non ci avevo mai pensato, lo farò la prossima volta che vado in vacanza, fra qualche giorno. Una volta mi capitò in ufficio, quando lavoravo a New York, che ci fecero evacuare il palazzo per un presunto incendio. Ti dico solo che pur facendo le esercitazioni ogni sei mesi, alcuni impiegati non sapevano proprio cosa fare. Immagina in un albergo a guardare la piantina francobollo.
Si, ma infatti deve essere costruttiva. I nostri genitori e nonni ci hanno insegnato a risolvere il problema con punizioni, senza spiegarci in cosa abbiamo sbagliato. Sebbene l’abbia capito in tarda età, sono convinto che bisogna comunque offrire un ambiente in cui il bambino si sente sicuro di condividere queste cose, e non di instillare soltanto la paura. Ma ambiente sicuro non vuol dire necessariamente “bambagia” per isolarlo da tutti i sentimenti negativi. Perché poi da grande non avrà gli strumenti per gestirli.
Io mi facevo quasi due chilometri ad andare e due a tornare, quando perdevo l’autobus la mattina per andare al liceo, altro che accompagnato. Oggi invece basta che la temperatura fuori sia di un grado più calda, che subito bisogna aiutare questi poveri giovani a disagio.
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Piero_TM_R ha scritto:
Sta all’occhio che se lo scopre l’Umpalumpa che ci governa ti manda l’ICE!
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camu ha scritto:
Immagino tu ti riferisca al 13% mediorientale. Forse è per questo che ho sulla mia lista dei posti da visitare proprio l’Iran? Umpalumpa mi ha fatto ridere davvero, mi sa che comincerò a chiamarlo così anch’io. L’ICE? Beh, non è che mi dispiacerebbe se mi rispedissero in Italia tutto sommato 😀 Certo, non potrei portare con me la mia moto ecc, ma se fossi “costretto” a lavorare da casa da una località balneare in giro per il Belpaese, non sarebbe male.
Comunque è triste che a due passi da uno degli stadi nel New Jersey dove si giocano i mondiali, c’è proprio uno dei centri più grandi di detenzione dell’ICE. La gente protesta, ma la stampa continua a far finta di nulla.
PS: in Sicilia si dice “uocciu vivo”, letteralmente “occhio vivo”, ovvero stai all’erta 🙂