due chiacchiere

La legge del biscotto, dieci anni dopo

Qualche settimana fa mi è capitato di rileggere un mio vecchio post del 2012 in cui parlavo della neonata legge del biscotto, ovvero la Cookie Law, come era stata ribattezzata all’epoca. Così mi è venuta in mente di andare a vedere come siamo combinati a dieci anni di distanza da quel fatidico evento. I bene informati si ricorderanno che qualche anno dopo fu il turno della famigerata GDPR, una normativa che sulla carta mira a tutelare i dati personali dei cittadini europei, ma che in pratica ha finito per aggiungere, a mio modesto parere, solo tanta burocrazia per coloro che sono obbligati a seguire i dettami di questa legge, e noiosissimi avvisi per i naviganti che per istinto, diciamoci la verità, accettiamo automaticamente. Sfortunatamente, alla faccia della normativa, tutti sappiamo cosa succede quando chiacchieriamo con i nostri amici dell’ultimo SUV uscito sul mercato mentre Alexa ci ascolta taciturna: non appena apriamo un browser, vediamo le varie réclame che cercano di venderci un’automobile. Alla faccia della privacy.

Alcuni biscotti a forma di fondoschiena femminile con slip colorati di glassa

Ho letto anche ricerche universitarie che si sono occupate dell’efficacia dei paletti introdotti da queste leggi europee, secondo le quali la maggior parte dei bannerini che ci invitano ad accettare i famigerati biscottini virtuali, non sono neppure a norma, perché non spiegano chi è il responsabile del trattamento dei dati oppure si dimenticano convenientemente di fornire altre informazioni obbligatorie per legge. Alcuni siti non offrono neppure la possibilità di declinare il suadente invito a mangiarsi il biscottino, pensa un po’. Insomma, un fallimento completo. Ed è per questa ipocrisia di massa, dove tutti si sentono con la coscienza apposto ma solo all’apparenza, che ho deciso di non implementare tale funzione su questo sito, quando l’ho ricostruito da zero qualche mese fa. Ma in realtà sono andato oltre, prendendo la (drastica?) decisione di non usare nessun cookie per tracciare i visitatori che passano da qui, a parte quelli che lasciano un commento, giusto per precompilare i campi e render loro la vita più facile.

La cosa ha avuto talmente poca efficacia nella vita quotidiana dei poveri cittadini europei, che l’Inghilterra sta meditando l’idea di ribaltare il consenso (cosa buona e giusta, secondo me):

Proposals to scrap pop-up cookie consent boxes on websites will make it easier to spy on web users, a privacy campaign group has warned. “In the future, the government intends to move to an opt-out model of consent for cookies placed by websites,” said the Department for Digital, Culture, Media and Sport (DCMS). “This would mean cookies could be set without seeking consent, but the website must give the web user clear information about how to opt out.”

Una goccia nel mare dello scontro tra burocrazia, leggi nazionali, leggi internazionali, internet e protezione dei dati personali. Tanto alla fine ogni compagnia fa come gli pare, ed Amazon continuerà a sapere tutto di noi, ora grazie anche al Roomba che ci pulisce il pavimento.

Commenti

  1. kOoLiNuS ha detto:

    La situazione è bizzarra, e mentre si discute di come rinforzare il cancello, tutte le altre aperture della stalla sono state sfondate ed i buoi scappano cmq …

    1. camu ha detto:

      Ancora una volta mi trovi perfettamente d’accordo con la tua efficace sintesi della situazione 🙂

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