due chiacchiere

Le prime impressioni dopo un mese

E così zitto zitto è già passato un mese e spicci da quando ho iniziato il mio nuovo capitolo lavorativo all’Università della California. Se dovessi riassumere i miei pensieri in una sola frase, al momento sarebbe di sicuro che mi pento soltanto di non aver fatto questa scelta prima. Ma d’altronde, fino a qualche tempo fa l’idea di lavorare in smart working, come lo chiamate voi in Italia, non era neppure concepibile in buona parte del panorama lavorativo americano. Quindi sono contento di vedere che, mettendo da parte per un attimo gli sconvolgimenti epocali che ha prodotto in ogni settore, la pandemia abbia creato le condizioni ideali perché quest’idea potesse diventare realtà. Chiaramente il fatto di lavorare da casa non è l’unico beneficio che sto imparando ad apprezzare: rispetto all’università di New York dov’ero prima, la cultura aziendale del mio nuovo datore di lavoro è molto più attenta al benessere dei dipendenti. Per esempio, qualche anno fa hanno implementato un programma chiamato STEP, che in sostanza incoraggia il capufficio a mantenere un dialogo costante con i suoi subordinati, ed affrontare eventuali situazioni di difficoltà e disagio in maniera aperta e collaborativa.

D’altronde la California è lo stato in cui hanno i quartier generali le aziende più popolari al mondo, quindi immagino che per essere competitivi in quel mercato, anche gli altri datori di lavoro debbano adeguarsi ed offrire un ambiente confortevole mirato a costruire un rapporto duraturo. Perché quando un dipendente se ne va dopo tanti anni, si perde non soltanto una risorsa umana, ma anche quella “conoscenza istituzionale”  accumulata nel tempo, fatta di relazioni con altri uffici, competenze specifiche e fiducia reciproca. Rimpiazzare una figura del genere non è solo un costo monetario, ma finisce per avere un impatto sulla produttività di quell’azienda nel lungo termine. Mentre a New York continuano ad ostinarsi a gestire l’università secondo ideologie antiquate basate sul concetto che la presenza fisica sia insostituibile e si traduca in maggior produttività da parte dei dipendenti, in California hanno capito che i tempi sono cambiati, si sono seduti intorno ad un tavolo ed hanno deciso di ridisegnare i vari processi aziendali. Dall’assicurazione sanitaria che copre in tutti gli stati, al calcolo delle tasse per coloro che non abitano in California.

Dell’ufficio sistema informatico in cui mi trovo mi piace il fatto che la gestione dei progetti sia organizzata come un orologio svizzero. Negli anni ho seguito vari corsi di gestione dei progetti, ho preso una certificazione per la cosiddetta tecnica agile, eppure non ero mai riuscito a mettere in pratica quei concetti nella vita lavorativa quotidiana. Anche semplici tentativi di introdurre una pianificazione settimanale del lavoro erano falliti miseramente nell’arco di poche settimane. Qui invece ho trovato un team che ogni mattina alle 9.05 si riunisce per qualche minuto per pianificare la giornata (daily stand-up meeting), ogni mercoledì pianifica la settimana successiva, ed ogni venerdì fa un resoconto di cos’è andato bene e di cosa si è riuscito a portare avanti. Per me che di natura tendo ad essere molto organizzato e precisino (sono del segno della Vergine dopo tutto), una vera e propria manna dal cielo. Forse per te sono cose normali, ma per me che ho praticamente sempre lavorato “nel pubblico”, anche quand’ero in Italia, è una novità a cui non ero abituato di sicuro.

Il mio capo, che abita a San Francisco e ama i fine settimana in mezzo alla natura, mi dice che ho già imparato circa il 20% di quello che dovrò sapere per far bene il mio lavoro, e sembra essere contento dei miei progressi fatti finora. Di sicuro devo scrostare un bel po’ di ruggine accumulata negli ultimi anni in cui all’Università di New York non avevo avuto l’occasione di far buon uso delle mie competenze tecniche. Ma la cosa non mi intimorisce affatto, anzi.

Commenti

  1. Trap ha detto:

    Ho capito che… il Picchi non potrebbe mai lavorare in California 😅

    Comunque un bel passo in avanti!

    1. camu ha detto:

      Eh direi proprio di no, certi amministratori hanno davvero tanto da imparare in questo campo!

  2. Emanuele ha detto:

    Congratulazioni Dino! Anch’io benedico il lavoro remoto (anche se ho idea che il 50/50 sia un buon compromesso). Facci sapere come va lavorare da casa nel lungo periodo!
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      Grazie! L’ibrido è un buon compromesso per alcune persone, non lo metto in dubbio. Per me era il tragitto quotidiano (un’ora e mezza di treno ad andare ed un’ora e mezza a tornare) che mi iniziava a stancare troppo. Vi terrò aggiornati nei prossimi mesi…

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