due chiacchiere

L’inflazione? altro che 2%

Sono appena stato a tagliare i capelli dal mio barbiere di fiducia. L’ultima volta c’ero andato giusto prima della fine dell’anno, e avevo pagato il solito prezzo di 15 euro. Anno nuovo, prezzi nuovi, si potrebbe affermare parafrasando il noto modo di dire: con un bell’aumento del 10% tondo tondo, il taglio con shampoo è passato a 16,50 euro. Tempo di esecuzione: 35 minuti. Chissà come mai, allo stesso modo, non è aumentato il mio stipendio mensile: un dieci per cento in più non sarebbe da buttar via.

Guardando al calendario, alcuni potrebbero pensare “via, oramai le elezioni sono vicine, vedrai che dopo cambierà tutto!”. Ma ne siamo convinti veramente? Chiunque vinca, penso che il mio barbiere continuerà ad applicare il nuovo prezzo, così come al supermercato e alle poste. Dove, stando alle ricevute che conservo scrupolosamente, solo pochi anni fa si pagavano circa 4000 lire per una raccomandata, che oggi costa non meno di 3 euro, con la ricevuta di ritorno. E dire che l’avvento dell’era informatica dovrebbe al contrario ridurre i costi di produzione e dei servizi.

Il mio timore? Che la soglia di sopportazione possa essere definitivamente oltrepassata: le ribellioni della periferia parigina dell’anno scorso (chi se le ricorda ancora?) forse sono state un primo segnale. Forse il regista Joel Shumacher, quando nel lontano 1993 ha girato Un giorno di ordinaria follia, è stato semplicemente in grado di prevedere il futuro con estrema lucidità. Quando ho rivisto quel film, qualche mese fa, ametto di aver tifato per Micheal Douglas: peccato che il finale non si può cambiare, ma io avrei fatto uccidere il poliziotto! Perché la repressione della rabbia che stiamo accumulando, prima o poi darà ragione al protagonista del film: si, ma nella vita reale!

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