due chiacchiere

Non mettere da parte la tua identità

Ho appena notato che il mio ultimo audio post risale al mese di dicembre dell’anno scorso, quando celebravo il ventesimo compleanno del blog. E quindi ho pensato che fosse il momento di farne uno nuovo, no? In realtà avevo in programma di confezionare qualcosa per il mio compleanno, un paio di settimane fa, ma poi tra una cosa e l’altra i tempi non si sono incastrati come speravo. Vabbè, meglio tardi che mai, come si dice in questi casi. In realtà, superata la soglia dei 52 giri intorno al sole, volevo fare una riflessione su come io abbia imparato a reagire ed adattarmi alle varie sorprese che mi hanno cambiato la vita in questi ultimi anni. Dal divorzio alla vendita della casa, dalla sarcoidosi all’America in frantumi, ho visto i miei sogni ed i miei obiettivi svanire e cambiare direzione drasticamente uno dopo l’altro.

Il tugurio di appartamento dove abito adesso, giusto per dirne una, non è certo la soluzione abitativa che avrei sempre desiderato. La vita, d’altro canto, non va sempre come vogliamo, lo sanno tutti. Però proprio questi cambi di direzione mi hanno insegnato a non abbassare più i miei standard, come forse ho fatto per buona parte della mia vita. Come si dice, buon viso a cattivo gioco, ecco, quella è una cosa che ho notato cominciava a rosicchiarmi dall’interno. Perché con il tempo ha imparato ad accettare compromessi su cose che mi davano fastidio, ad ignorare, come dicono gli americani, le red flags, le bandierine rosse che in qualche modo ti segnalano qualcosa che non va. E si sa, quando impari ad accettare cose che non sono in linea con i tuoi principi, le cose piano piano arriveranno… i nodi piano piano arriveranno al pettine.

Ma sai com’è, spesso pur di mantenere la pace, pur di non avere discussioni con chi mi stava attorno, pensavo che questa fosse la soluzione migliore. D’altro canto si sa che noi della Vergine siamo, come direbbe Camilleri, una rottura di cabbasisi. Siamo precisini, siamo sempre a volere le cose ordinate, siamo sempre organizzati in anticipo per qualsiasi cosa. Però siamo anche quelli che secondo me danno molto di più di quanto ricevono. Perché in ogni piccolo gesto sentiamo il piacere di aver fatto qualcosa di buono per il prossimo. D’altro canto questa è la mia filosofia di vita. Il mio motto è lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’ho trovato. Non lo so, è una cosa che mi dà soddisfazione, che ci posso fare.

E a volte, pur di ottenere quell’obiettivo, ho notato che mettevo da parte i miei desideri, la mia personalità, la mia identità, il mio modo di concepire una vita felice, ecco. Fin quando non mi sono accorto poi che questa… che a forza di mettere le cose… queste cose da parte, a stento riuscivo a riconoscere chi fossi diventato. Ma si, proprio l’altro giorno infatti si chiacchierava con l’inquilino del piano di sotto. Ci siamo visti fuori mentre io pulivo la mia moto, e abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno, e siamo entrati un po’ sul filosofico. Lui mi ha chiesto “Ma tu lo sai chi sei? tu lo sai cosa vuoi?” e io l’ho guardato all’inizio, perché non mi aspettavo una domanda così profonda. Spesso si parla del più e del meno, del nostro padrone di casa che rompe sempre le scatole, ma vabbè. Quindi una domanda del genere mi ha preso un po’ alla sprovvista e devo dire la verità ho faticato a dare una risposta netta e diretta, lì su due piedi.

Mah, non lo so, gli ho detto una cosa che… ho detto “forse sai, io sono siciliano, quindi la mia mentalità che mi porto dentro da quando sono nato, è quella del parlare poco di evitare discussioni, di adattarsi. Perché spesso non ne vale la pena di avere problemi, ecco”. Però, non lo so, forse anche a prescindere dalla mentalità siciliana, forse anche semplicemente il mio carattere che è sempre stato un po’ mansueto, un po’ accomodante. Non lo so, resta il fatto che alla veneranda età di 52 anni ho imparato che avevo bisogno di riscoprirmi, ho sentito il desiderio di dire no alle persone qualche volta, invece di essere sempre, come dicono gli americani, un yes man, una persona che dice sempre di sì.

Ho imparato ad essere un po’ più egoista, ecco, un po’ meno tollerante delle cose che non mi piacciono, e del fatto di dovermi adattare io, abbassare i miei standard in un modo che non mi piaceva più. Ho imparato ad andare via. Quindi quando c’è una cosa che non mi piace, invece che chiudere un occhio e guardare dall’altra parte, ho detto “No, questa non è una cosa che fa per me, grazie avanti il prossimo”.

E quindi, insomma, per concludere questa lunga… questo lungo monologo, voglio incoraggiarti a fare lo stesso: a non nascondere, a non mettere da parte i tuoi standard, la tua identità e il tuo modo di essere. Perché altrimenti arriverà il momento in cui ti guarderai allo specchio e non ti riconoscerai più. Questo è, in un certo senso, quello che è successo a me. E allora, nel concludere appunto, ti auguro di essere sempre la persona che desideri essere, senza compromessi e senza piegarti alla volontà degli altri. Un abbraccio. Ciao a tutti.

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