due chiacchiere

ShopRite, il rito della spesa nell’America dell’est

Dopo più di 16 anni di onorato servizio, la popolarità di questo blog è legata principalmente ad alcuni articoli “per viaggiatori”, come ad esempio le medicine americane per i turisti e la serie su cosa serve per venire a lavorare nel Paese a stelle e strisce. Così, nell’ottica di fornire un servizio a questa comunità di potenziali visitatori, ho pensato di inaugurare una nuova rubrica per parlare delle catene di negozi più amate dagli Americani. In modo che, quando vieni qui e ti serve acquistare qualcosa, saprai esattamente dove andare e non sembrerai un turista sprovveduto dell’ultima ora. Ho pensato che la prima necessità di un visitatore in terra straniera sia il cibo, quindi oggi ti porterò a scoprire una catena di supermercati molto popolari in alcuni stati della costa orientale americana: ShopRite. Un po’ come l’Esselunga o la Coop in Italia, i vari negozi hanno più o meno tutti la stessa configurazione e vendono la maggior parte dei beni di prima necessità di cui potresti aver bisogno appena arrivato: dai cerotti alla pasta Barilla, dalle verdure ai marshmallow.

Panoramica del supermercato, con scaffali e banconi pieni di frutta, marmellata e biscotti

Alcuni punti vendita sono convenzionati con servizi per ordinare le groceries (la spesa) online, e noi spesso ne facciamo uso per risparmiare quelle due orette che altrimenti impiegheremmo a gironzolare tra gli scaffali del negozio. Altri hanno un banco di cibi caldi già cucinati, per quelle serate in cui non hai voglia (da turista) di spendere soldi al ristorante, ma non hai un fornello a portata di mano per una bella pastasciutta. Nel nostro supermercato, ad esempio, hanno vari banconi organizzati per regioni del mondo: cibi asiatici, sudamericani, europei e via dicendo. Queste pietanze sono vendute a peso, quindi puoi mettere in vaschetta quello che ti pare, non fa differenza alla cassa. A proposito, qui neppure le verdure vanno pesate a priori: metti gli asparagi direttamente nella bustina e portali alla cassa, dove grazie ad una bilancia incorporata, il prezzo giusto viene calcolato in base al codice prodotto inserito dalla cassiera. Non cercare il guanto per frutta e verdura come spesso lo danno in Italia: qui è stato tolto per ridurre il consumo di plastica. E visto che parliamo di pesi, ricorda che in America si usa il sistema metrico imperiale, dove chili e litri sono sostituiti da libbre e galloni. Quindi tieni a portata di mano un’app o qualcosa per fare le conversioni al volo.

Una cosa che non trovi tra gli scaffali sono gli alcolici, almeno nel New Jersey. Qui l’età minima per bere (anche un’innocua birretta) è 21 anni, e per evitare tentazioni, tutti gli alcolici sono venduti da negozi a parte (i cosiddetti liquor store). In alcuni casi i due edifici sono adiacenti, spesso con una porta comunicante all’interno. Non devi essere maggiorenne per entrarvi, ma la cassiera potrebbe chiederti un documento d’identità se non è sicura della tua età. Io che ho superato la soglia degli ‘anta da un pezzo, non ho questo problema, ma se raramente capita che mi chiedono la carta d’identità, apprezzo sempre il complimento che mi stanno facendo. Arrivato alla cassa, potrai pagare in contanti, con carte di credito o bancomat (qui chiamate carte di debito) o se sei fortunato, con il tuo cellulare, sebbene qui sia una tecnologia ancora non molto diffusa. E non dimenticare la busta di plastica: a partire da Maggio 2022 i supermercati non le danno più, quindi devi portarne una tua da casa o acquistarne una riutilizzabile.

E tu, cos’hai notato di diverso visitando un supermercato all’estero?

Commenti

  1. kOoLiNuS ha detto:

    Ricordo ancora con sgomento la spesa che facevo al “minimarket” a Madrid, in pieno centro storico, dove l’abbinamento di colori e di posizioni completamente diverse rispetto a quelle italiano produceva un forte shock cognitivo.

    Non ti dico trovare poi le cozze sottovuoto conservate non so come FUORI dal banco frigo, vicino ai vasetti di maionese? no, guardo meglio, carbonara già pronta all’uso assieme ad altri sughi :-O

    In merito alle unità di misura ricordo ancora lo stato di spaesamento di un amico che non riusciva a trovare confezioni minori di 12 uova, o latte in formati diversi da 1 gallone in Texas (ti parlo di almeno venti anni fa) dove viveva DA SOLO… Più divertente era per lui pagare una mela (una) con la carte di credito o il libretto d’assegni personalizzato con topolino (da qualche parte ho conservato quello con 1 milione di dollari che mi aveva intestato)

    😀

    1. camu ha detto:

      Certo, le cozze sottovuoto non le ho mai viste neppure qua, deve essere una specialità madrilena. Però concordo con la dissonanza cognitiva: ricordo quando andammo in Giappone per il nostro viaggio di nozze, ed entrammo in un supermercato a Tokyo… era tutto così diverso e per molti prodotti non capivamo neppure cosa fossero, complice l’impossibilità di leggerne l’etichetta.

      Confermo la questione delle porzioni: non esiste la confezione da 6 uova, ma anzi in alcuni supermercati (di cui parlerò nelle prossime settimane) ne trovi una da 48 uova. Chissà perché sempre a multipli di 12 (dozen, come direbbero qui). Però ho letto che in città stanno nascendo piccoli negozi che si rivolgono ai single, ma costano una cifra!

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