due chiacchiere

Un angelo maledetto

Una cosa che mi piace dell’estate sono i cinema all’aperto: aria fresca sotto le stelle, per gustarmi a prezzo ridotto un film che mi ero perso durante l’inverno. Così l’altra sera sono andato a vedere Angel-a, prodotto l’anno scorso in Francia. Stando alle recenti dichiarazioni di Zidane sull’episodio calcistico “da corrida”, forse avrei fatto bene a non andare a guardare un film francese. E invece ci sono andato, almeno ora posso dire con cognizione di causa che si tratta di soldi spesi tutt’altro che bene. Secondo me, è ovvio.

La storia è presto spiegata: un ometto brutto e sfortunato è nei guai per dei debiti che non riesce ad onorare. Allora decide di buttarsi da un ponte, ma proprio in quel momento vede un’avvenente ragazza che, anche lei, vuole farla finita per sempre. Stravolgendo i suoi progetti suicidi, decide allora di salvarla. Man mano che la storia va avanti, si scopre però che lei non è una “normale” ragazza, ma un angelo mandato dal cielo per riportare l’ometto sulla retta via.

Forse ti starai chiedendo cosa non mi sia piaciuto di una trama così “tranquilla”. Prima di tutto il bianco e nero: sebbene il regista dica che serve a rendere meglio l’atmosfera da favola della storia, a me è sembrato un “appesantimento” dei toni già cupi che avvolgono le singole scene.

Le scelte registiche denotano una commistione di linguaggio classico con guizzi più innovativi, che tendono a sottolineare e accompagnare gli stati d’animo dei personaggi lungo tutto il film, un esempio fra i tanti è l’alternarsi di piani molto ravvicinati e campi lunghi (invece del consueto campo-controcampo) quando i due protagonisti parlano animatamente, l’uno di fronte all’altra, sul ponte.

E poi la storia in se: una moderna sirenetta che decide di rinunciare alle sue ali bianche perché si innamora di uno sfigato di Parigi. Forse sono io ad avere un animo poco sensibile di questi tempi, non so. Ma ho avuto l’impressione che lo svolgimento della vicenda, a parte le note sentimentali e di riflessione interiore, fosse un po’ forzato su una trama leggermente innaturale.

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