Le montagne russe a cui è stato sottoposto il mio ritmo quotidiano in questi ultimi mesi, mi hanno allontanato un po’ dalla lettura di quello che raccontano i miei vicini di casa virtuali sui propri blog. Così, quando l’altro giorno ho riaperto Feedly dopo una lunga assenza, ho trovato la bellezza di 170 post ad aspettarmi. Che in un’epoca in cui la blogosfera è oramai poco prolissa, sono davvero tanti. Così inizio a scorrere l’elenco, e l’occhio mi cade subito su Il momento della verità di Luca Conti. Ho cominciato a leggere i primi paragrafi, e già intuivo che c’era qualcosa che non andava. Iniziando a spulciare tra gli altri suoi post recenti, per recuperare il terreno perduto, faccio difficoltà ad accettare ed assimilare quello che Luca ci racconta tra quelle righe: non solo la comparsa di una malattia, ma la dolorosa introspezione che ne consegue. Ho avuto difficoltà a proseguire la lettura: sebbene non abbia mai incontrato Luca di persona, dopo 20 anni che frequento la blogosfera, è come se lo conoscessi da sempre.
Mi ha colpito in maniera particolare un passaggio di quel post:
Nei ragionamenti che si fanno sul godersi la vita si ragiona sul tempo e sul denaro, poco sull’energia. Stupido accumulare denaro per spenderlo nella vecchiaia, perché l’energia sarà sicuramente più limitata e non è detto poi che si arrivi alla vecchiaia. Eppure l’orizzonte dei più è l’età della pensione. Come se solo in quel momento cominciasse la vita vera. Compatisco chi lo pensa. Fantasmi che sopravvivono, più di quanto possa esserlo io in questa fase. Triste ancor di più se è una scelta volontaria, causata da paura o inerzia. Non li invidio per nulla.
Non potendo commentare sul tuo blog, Luca, volevo prima di tutto condividere la mia vicinanza spirituale in questo momento difficile. Perché la cosa più brutta in queste situazioni, e parlo per esperienza personale, è sentirsi soli nei momenti difficili, provare quella paura che non vi sia nessuno fisicamente vicino su cui si possa contare veramente in caso di bisogno. Detto questo, condivido al cento per cento quello che hai scritto, in merito all’energia. Un’energia non solo prettamente fisica, che almeno nel mio caso, continua a diminuire con l’età che avanza, ma anche un’energia mentale, un entusiasmo di fare le cose che lentamente lascia il posto alla staticità.
Alla fine, come ho già avuto modo di dire più volte su queste pagine, siamo e saremo quello che gli altri ricorderanno di noi. Non i risultati perfetti, non i voti presi a scuola, non le corse quotidiane, non gli impegni accumulati. Siamo i gesti che lasciamo, le parole che scalzano un sorriso, le attenzioni che sembrano piccole ma che, nella memoria di chi ci vuole bene, diventano immense. La vita è fragile. Si spezza in un attimo, si trasforma senza avvisare, ci sorprende quando pensiamo di averla capita. Proprio per questo vale la pena viverla senza rimandare, senza mettere in pausa ciò che ci fa stare bene, senza aspettare il momento perfetto che spesso non arriva mai.
Ti svelerò un dettaglio che non avevo mai condiviso prima: quando ricominciai le trasmissioni sul blog quasi quattro anni fa, quella sera in realtà mi trovavo in una camera d’albergo a piangere da solo dopo l’ennesima litigata con Sunshine. Non ne potevo più: avevo messo un paio di panni a caso in una valigia e per la prima volta da quando c’eravamo sposati, avevo deciso di non dormire a casa quella sera. Avevo deciso di non continuare a mentire a me stesso sul fatto che il nostro rapporto potesse essere ancora salvato. Era il cosiddetto inizio della fine. Da lì abbiamo provato a fare terapia di coppia, a rinfrescare il nostro rapporto, ma non funzionò.
Poi arrivò la notizia della sarcoidosi, e quello fu il momento in cui, a cinquant’anni, decisi che era finalmente arrivata l’ora di vivere con più leggerezza, con più gratitudine, con più coraggio. Coraggio di fare anche scelte difficili, come il divorzio. Perché un giorno, quando qualcuno penserà a me, volevo che ricordasse la mia voglia di andare avanti, e non la mia rassegnazione a rimanere incastrato in una vita che mi non mi rappresentava più.
Luca, so che combatterai senza arrenderti. Aver condiviso questa parte così intima e personale della tua vita ti fa onore, mostra tutto il tuo coraggio nel voler andare avanti.
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Commenti
Katrina Uragano ha scritto:
Queste parole dovrebbero essere un monito per tutti.
“Perché un giorno, quando qualcuno penserà a me, volevo che ricordasse la mia voglia di andare avanti, e non la mia rassegnazione a rimanere incastrato in una vita che mi non mi rappresentava più.”
Risposte al commento di Katrina Uragano
camu ha scritto:
Conosco tante persone che hanno quello che la mia compagna giustamente chiama “conflict avoidance”, ovvero che preferiscono evitare qualsiasi conflitto e rimanere in una situazione di tristezza e rassegnazione, piuttosto che prendere di petto la realtà e far accettare agli altri i propri ideali.