due chiacchiere

Ground zero, undici anni dopo

Da qualche anno è diventata mia consuetudine ricordare l’attacco alle Torri Gemelle con alcune considerazioni su morti di serie A e quelli di serie B. Già in passato ho avuto modo di ripercorrere quei momenti e ciò che stavo facendo intorno alle 3 di pomeriggio, ora italiana.  Osama Bin Laden ce lo saremo pur tolti di mezzo, ma lo scontro tra civiltà è ancora in atto, e sembra non essersi mai interrotto dai tempi delle Crociate cristiane. Ed i Talebani, che prima dell’11 settembre erano noti soltanto per aver deturpato le statue di Buddha da qualche parte nel mondo e per aver combattuto al fianco di Rambo (già, incredibile come la storia cambi le alleanze), sono diventati il nostro peggior nemico. Peccato che mentre la collettività piange le vittime delle Torri Gemelle, nessuno si sia ricordato un paio di settimane fa della Strage di Beslan, ad opera dei terroristi ceceni.

Controllo della mente

Alla luce di queste considerazioni mi rendo conto di quanto sia vera la teoria dell’agenda setting. Sfortunatamente sono pochi coloro che, a prescindere da questi trucchi, usano il proprio cervello per discriminare ciò che veramente è buono da ciò che buono non è. Forse aveva ragione il buon Aldus Huxley, che nel suo libro dipinge un Governo del Mondo che riesce a rendere schiavi i propri cittadini non per la mancanza di informazioni, ma al contrario per l’eccesso da cui siamo inondati ogni giorno. Non è colpa nostra se non abbiamo più tempo per fermarci a riflettere, il circo delle notizie è così frenetico che ci si limita a prendere per buono quello che ci propinano, e sempre più di rado si verifica l’attendibilità di una notizia. La macchina della gogna mediatica ringrazia.

Commenti

  1. Caigo ha detto:

    Morti di serie A, morti di serie B… non ne verremo mai a capo purtroppo.
    È come la storia delle guerre dimenticate (Africa in particolare, se ne parla solo se qualche “cittadino di un paese moderno” ci finisce invischiato).

    1. camu ha detto:

      Hai pienamente ragione. Un po’ come la pena di morte: tutti a strapparsi i capelli quando succede in America, ma nessuno alza neppure un sopracciglio quando lo fanno in Cina.

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