due chiacchiere

I dispersi dell’isola parallela

E così ieri i fan americani di Lost, da New York a Los Angeles, hanno finalmente trovato pace dopo praticamente un anno d’attesa: è iniziata la stagione finale di questo telefilm che negli anni ha riscosso le reazioni più disparate della critica. Lodato all’inizio, caduto nella polvere negli ultimi anni, sembra aver trovato adesso una nuova giovinezza. Giusto in tempo, prima di calare il sipario. La moglie, il cui volto s’illumina semplicemente pronunciando il nome di Josh Hallway, alle otto era già in posizione sul divano, pronta per tre ore filate della sua droga preferita. Certo, considerando le pubblicità ogni circa 7 minuti, la “ciccia” si sarà ridotta si e no ad un’oretta e mezza, ma devo dire che ne è valsa la pena. Io avevo il portatile sulle gambe, “sintonizzato” sul canale Twitter #Lost, a seguire in tempo reale i commenti della gente che guardava lo spettacolo.

Già in questo si vede quanto siano distanti le percezioni di internet e degli strumenti sociali, tra America ed Italia: non me li immagino proprio i telespettatori del Belpaese a twittare in diretta per condividere, in quella gigantesca chat che può diventare Twitter all’occorrenza, su un qualsiasi show ti venga in mente. Ma era divertente, sembrava di essere al bar con un gruppo di amici che chiacchierano mentre tutti insieme si guarda la tv. Chissà che un giorno il flusso di coscienza di questi spettatori “due punto zero” non venga portato direttamente in tv, come adesso accade per gli sms che scorrono in basso durante Quelli che il calcio (così mi pare di ricordare).

Multimedialità a parte, due parole sulla serata Lost in sé. T’avviso che nel seguito parlerò della trama, quindi se non vuoi rovinarti la sorpresa, puoi fermarti qui. Disperso avvisato, mezzo salvato. Come è consuetudine qui per gli spettacoli più importanti, quando inizia la nuova stagione c’è sempre un’ora in cui si fa il riassunto delle puntate precedenti. Così nella prima ora abbiamo visto cadere l’Oceanic 815, i dispersi tornare sulla terra ferma, i viaggi nel tempo, gli altri, e tutto il resto. Fino alla conclusione della stagione precedente, che svela finalmente la trama “più ampia” degli autori di Lost: il Bene ed il Male, gli originari abitanti dell’isola, che chiacchierano amabilmente sulla spiaggia. Con l’uomo in nero che minaccia Jacob (il Bene): “prima o poi troverò un loophole e ti ucciderò” (mi chiedo come tradurranno loophole in italiano).

La sesta (ed ultima) stagione, passa dall’alternanza tra due flussi temporali, all’alternanza tra due realtà parallele. Il buon J.J. Abrams, si sa, è fissato con questa cosa dei viaggi nel tempo (vedi Fringe o FlashForward). Il gatto di Schrodinger, riassunto per eccellenza della fisica quantistica, è contemporaneamente vivo e morto. In una realtà Juliet ha fatto esplodere la bomba, dando ragione a Jack: il suo piano di resettare tutto ha funzionato, in effetti. Ed ecco che la prima ora si apre proprio con i protagonisti a bordo dell’Oceanic 815, che attraversata una turbolenza a molti “familiare”, atterra indenne a Los Angeles. Mentre i passeggeri “ballano” per la turbolenza, la telecamera “precipita” sotto l’aereo, si tuffa in mare e… inquadra l’isola e tutte le abitazioni degli Altri completamente sommerse e semidistrutte. C’è però qualcosa che non torna: Desmond appare per un  po’ sull’aereo, chiacchiera con Jack (che in questa realtà non conosce) e poi sparisce nel nulla.

Tutto sembra diverso in quest’universo parallelo: Hurley non è per nulla sfigato, Rose dice a Jack che la turbolenza è “una cosa normale” e non viceversa come s’era visto in precedenza, Boone non è riuscito a portare indietro Shannon. Ma anche per chi atterra sano e salvo le cose sembrano andare male: Charlie per poco non s’ammazza soffocandosi con un sacchetto d’eroina in gola, la bara del padre di Jack risulta non imbarcata sull’aereo, Locke è sempre sulla sedia a rotelle, Jin viene fermato alla dogana, e Kate riesce a scappare dall’agente federale che la tiene in custodia. Quasi quasi era meglio stare sull’isola 🙂 John l’ha sempre ripetuto in fondo, e l’uomo in nero, assunte le sembianze proprio di John, lo sottolinea a Ben: lui era l’unico che non voleva lasciare l’isola (e ci credo, avendo riacquistato l’uso delle gambe), per questo è diventato l’eletto. Insomma, questa sesta stagione promette proprio bene.

Commenti

  1. Caigo ha detto:

    Lost e’ una serie che non e’ riuscita a “conquistarmi”.
    Mi piace il mistero ma qui si raggiunge un minestrone mentale che propiro non riesco a mandar giu’.
    A peggiorare la cosa nell’ediozione italiana e’ il pessimo (a parer mio) doppiaggio.
    In italia abbiamo una tradzione di doppiatori eccellente ma in questo caso….hanno toppato. Spero non capiti troppo spesso in futuro, sarebbe un peccato.

  2. camu ha detto:

    @Caigo: beh, non sei il solo a cui Lost non piace, te l’assicuro. Io stesso ho avuto “alti e bassi” nel mio livello di entusiasmo nei confronti della trama. Riguardo al doppiaggio, credo che la qualità si abbassi in seguito ai tempi sempre più ristretti a disposizione dei traduttori e dei doppiatori. Le serie americane oramai arrivano in Italia doppiate nel giro di pochi mesi, il che è assolutamente strabiliante. D’altro canto, l’Italia non è al livello di altri Paesi europei (penso al Belgio o all’Olanda) dove tutti i film sono trasmessi in lingua originale con sottotitoli 🙂 Da noi una cosa del genere sarebbe improponibile…

  3. Mirtilla ha detto:

    Twittare mentre si vede Lost? Giammai! Io non ci riuscirei mai, nè con Lost nè con qualsiasi altro film/telefilm. Quello è un momento sacro di riflessione e di attenzione, alcune cose che passano sul piccolo e grande schermo sono arte e l’arte si gusta e basta. Al massimo si commenta dopo.
    Comunque bellissima premier!

  4. camu ha detto:

    @Mirtilla: ma infatti la gente twittava durante la pausa pubblicitaria, ce n’era una ogni circa 7 minuti, lunga circa 5 minuti. Dopo c’era magicamente un silenzio assoluto sul canale 🙂 O quasi, visto che i californiani ancora stavano aspettando e facevano domande ai newyorkesi…

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