due chiacchiere

In uno specchio, in un enigma

È la notte di Natale quando a Cecilie, una ragazzina costretta a letto da una grave malattia, appare, tra il sonno e la veglia, una creatura misteriosa, priva di capelli e in grado di volare e di attraversare le pareti della casa. Dice di chiamarsi Ariel e di essere… un angelo. Superato l’iniziale scetticismo di Cecilie, i due stringono un patto: Cecilie racconterà a all’angelo che cosa significa avere un corpo, la sensazione che si prova a toccare una palla di neve, il sapore di una pasta alle mandorle, il suono di una canzone natalizia. Mentre Ariel le svelerà i misteri celesti: la vera natura degli angeli, il loro rapporto con Dio, che cosa siano la coscienza, la memoria, l’anima.

Questa qui sopra è la trama del libro In uno specchio, in un enigma, di Jostein Gaarder. L’ho letto qualche anno fa, e adesso ho ben pensato di suggerirtelo come lettura in tema con il periodo. L’estate, senza quasi accorgercene, ha ceduto il posto all’autunno: pioggia, colonnina del mercurio che scende dai 35 gradi ai 18 di questi giorni. Allora cosa c’è di meglio che sorseggiare una tisana calda, seduti comodamente in poltrona a scorrere tra le righe di questo affascinante manualetto.

Semplicità: questa è la chiave con cui Gaarder ha saputo conquistare i lettori di tutto il mondo. Ed in questo libro è, almeno in apparenza, la semplice storia di un incontro straordinario. Eppure, come sempre avviene in Gaarder, attraverso di esso riusciamo a riscoprire lo stupore e la gioia di guardare il mondo con occhi diversi, più “infantili”, recuperando valori che la vita “adulta” tende ad occultare, o più semplicemente, a perdere. E arriviamo così, quasi per miracolo, a provare quell’indefinibile sensazione, nel contempo misteriosa ed esaltante, che nasce dal semplice fatto di essere vivi.

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